A FELSINA

NELLA FLORIDA LEGATIONE

DELL'ILLUSTRISS. ET REVERENDISS.

MONSIGNOR

PIETRO DONATO

CARDINALE CESI

AMPLISSIMO


Cessino i pianti tuoi, i tuoi sospiri,

E le querele tue, FELSINA homai,

Ch'in tutto estinti siano i tuoi martiri,

E le tue pene, e i dolorosi guai,

Poiché di sopra a i più superni giri

Il gran Motor' ha udito i mesti lai,

E manda, per cavarti d'ogni lutto,

Un degno heroe, che provveda al tutto.


Sì come da le man di Faraone

Il gran Legislator trasse gli hebrei,

Così questi, con opre eccelse e buone

Il popol tuo trarrà di tanti homei.

Già lo sai tu, ch'a più d'un parangone

Il cor t'ha mostro, e ricordar ti dei

Quanto per util tuo per il passato

Oprato egli habbia, e quanto t'ha giovato.


Et hora più che mai d'affetto ardente

Pieno di vivo amor, e di giustitia

Torna, mandato da la man potente

Di chi può il tutto, acciocch' ogni malitia

Purgata sia, e te prudentemente

Governi, discacciando ogni necquitia,

E ti mantenghi in pace e in abbondanza,

Malgrado de la tua corrotta usanza.


Ma se chiarir ti vuoi, se sarai lieta

E in tutto scarca di sì grandi some,

E se pacifica hai da star, e quieta,

prendi l'augurio sol dal suo bel nome,

PIETRO DONATO CESI, che per pieta

Da Roma il piede ha mosso, e viene, e come

PIETRA percoterà chi havrà fallito,

Che questo nella mente ha stabilito.


DONATO altro non vuol significare

Che don, mandato dal superno IDDIO,

Acciocché t'habbia la pace a donare,

L'union, la concordia, e l'amor pio.

CESI vuol dir ch'egli farà cessare

Ogni tua pena, ogni tuo danno rio,

Tal che correr potrà giocondo a pieno,

Al par d'ogni altro fiume, il picciol Rheno.


E quanta è stata in te maggior tristezza,

Maggior tribulation, maggior fastidio,

Tanto maggiore fia il gaudio e l'allegrezza,

Venendo a te sì altissimo sussidio:

Quivi havrà fine ogni scelleratezza,

Spenta sarà la fraude, e l'homicidio,

Che sol di sua venuta udendo il suono,

Il tristo fugge, e si rallegra il buono.


L'iniqua Babilonia assai migliore

Era di te, se questi non veniva,

Tu albergo eri già fatta d'ogni errore,

In te ogni scellerataggine fioriva,

Tal che 'l lezzo n'è andato al Creatore

Della tua infamia, e profession cattiva,

Ond'egli a te questo gran messo invia,

Qual Raffaele a risanar Thobia.


Vedi ch'adesso DIO mostra un signale,

Che come a i primogeniti in Egitto

Ti <lacuna> quel crudo et aspro male,

Il <lacuna> -omo afflitto,

Che con la morte è quasi fatto uguale,

E voglia il ciel ch'ogni nostro delitto

Qui sia purgato, e sia placata l'ira

Di chi ogni cosa a un cenno move e gira.


Ma perché sempre al ben sperar si deve,

Bisogna haver speranza nel Signore,

Che per sua gran misericordia in breve

Di questo e ogn' altro mal ci trarrà fuore,

E dopo tante tenebre e sì greve

Ci aprirà un giorno pieno di splendore,

E questo sia, quando sarà arrivato

A liberarci il gran PIETRO DONATO:


Vieni dunque, Signor alto e potente,

A poner fine a i nostri gravi affanni,

Vieni prencipe invitto ed eccellente,

A provveder' alle ruine e ai danni

Vieni CESI magnanimo e clemente,

A scacciar le discordie e i molti inganni,

Vieni legato saggio e valoroso,

A trarci fuor d'un speco tenebroso.


A così larga e infettata piaga,

Altro medico già non ci volea,

Al mar di crudeltà che attorno allaga.

Miglior ripar trovar non si potea,

Tu solo hai di ben far la mente vaga,

Per te tornar' a noi vuol Amalthea,

E con il corno suo pien di thesoro

Rinnovarà tra noi un secol d'oro.


Per la venuta tua di gaudio piena,

La gran madre de' studi sarà lieta,

L'aria già scura si farà serena,

E vedrassi ogni cosa humile e quieta,

Cantaran liete Progne, e Philomena,

E darà maggior lume il gran pianeta,

E a te cinto sarà con sommi honori

Di mille palme il capo, e mille allori.