BARZELLETTA

PIACEVOLE,

Sopra la fiera che si fa in Bologna

alli quindici d'agosto

Hor che mi trovo allegro e ben disposto,

Almi signori, mi son nel capo posto

Cantar la bella fiera, di gran spasso e poco costo

La qual si fa in Bologna alli quindici d'agosto.


Dolce mia musa, lascia Parnaso un poco,

Che per un'hora ti bramo in questo loco,

Che, senza il tuo favor, non ardirei entrar in gioco,

Però che da me stesso son augel palustre e roco.


La bella fiera, che non ha parangone,

Per spender poco e aver ricreatione,

Principia la vigilia della santa Assontione,

E dura tutt' il mese e vi concorre assai persone.


E perché ogn'uno ella gli sia palese,

Ci vien la gente per fin dal ferrarese,

Da Carpi, da Correggio, dal reggian, dal modonese,

Ancora di Romagna, fin di là dal forlivese.


Menghe, Francesche, Filipp' e Sabadine,

Togne, Silvestre, Battiste ed Orsoline,

Petronie, Anastasie, Iacome, Checche e Pellegrine,

Ma la più parte insieme poi si chiaman Cataline.


Ed altri nomi diversi, e stravaganti,

In questo tempo corrono tutti quanti,

Homin, donne, fanciulli, e ciascun porta de' contanti

Per comprar su la fiera, e visitar i lochi santi.


Quivi la piazza è piena d'ogn' intorno

Di gran botteghe, con le sue strade attorno,

Che da tutte le bande si po' andar e far ritorno,

La mattina, la sera, vespro, nona e tutt' il giorno.


La mercantia è poi d'alta eccellenza,

Vasi di vetro e piatti di Faenza,

Catin, bacili e bronzi da fornir una credenza,

Pentole ed orinali che nissun po' viver senza.


Velami, drappi e rete e vollicelle,

Specchi, quadretti, corone e botticelle,

Fiocchi, frange, bottoni, agocchie, pettini e cordelle,

Tele d'Olanda e rense da fornir donne e donzelle,


Bambin di stucco, di seta mazzi e fiori

D'oro, di smalto e variati colori,

Gioie, anelle, gollane con bellissimi lavori,

Con mille cose belle che fan gola a' compratori.


Sopra i banchetti si vendon poi forcine

Caca pensieri, e ciuffoli e forcine,

Stuzzetti, pontiroli, temprarin e forbicine,

Specchi di vetro tondi da fornir le contadine.


Vi è poi chi crida: “Paniere e paniroli”,

Chi vol occhiali?”, “Chi compra fusaroli?”

E “Biei cucchiar di legno da mangiar funghi e fagioli”,

Chi vol una salinaola?”, “Chi compra agucchiaroli?”


Un altro crida: “Bicchieri da Murano”,

Perin di busso, agochie da Lanzano,

Didali di più sorte per cucir, fatti a Milano”,

Chi vol bussole belle per le spetie o zafferano?”


Grida quel altro: “Chi vol un bon cortello,

Chi un bel pennin da metter nel cappello?

E stringe di più sorte, d'allacciar il giubbarello?”

L'è qui la bona lesca, chi vol gabbie per l'uccello?”


Mescole belle, chi ne vien a comprare?

Frulli da zucche, cannelle da svinare,

Rocche, fusi e ombrelle, gnaccarette da sonare”,

Naspe, basie, conchette, zoni balle da giocare”,


Fiaschi di terra”, “Chi vol teie e scodelle?

Olle, buttazzi, catini e catinelle,

Pentole, pentolini, pentolette bone e belle,

Abbiam orzi da l'oglio per far cocer le frittelle!”.


Così, di qui, di qua e di là per ogni lato

S'ode gridar la gente al modo usato

E ciascun proferise la sua roba a bon mercato,

Chi compra, chi non compra, e nissun non è sforzato.


A mezzo giorno ci van le donnicciole

Con le cugine, le madri e le figliole,

Per fornir le lor case d'ogni sorte bagaiole,

Con aghi per la testa, scuffie, reti e spazzarole.


Tal hor si vede, e questo poi è il bello,

Simil donnette unite in un drappello,

E par che comprar volian non la fiera, ma un castello

E poi tutta la spesa si risolve in un piattello.


Vien poi la sera le dame e cavaglieri,

Sopra carrozze pompose e bei destrieri,

Qual è cosa stupenda da veder da' forestieri,

Di tanta nobiltade radunata in quei sentieri.


E quivi insieme, con gaudio e con dolcezza,

Un paga a l'altro qualche gentilezza:

Coppe, tazze, bicchieri, tutta roba che si spezza,

Ma molti ancora vanno a quel metal che più si prezza.


Si fan comprar, chi anelle, e chi gollane,

Chi doi pendenti, ch'il collar per il cane

Co' sonagli d'argento, ch' han son come campane,

Chi guanti, chi profumi, chi capricci e cose strane,


Tutto il piacer è poi presso la sera,

Che tutto il popol concor a schiera a schiera,

E s'empion le botteghe: quivi ognun paga la fiera

E molti vanno a casa con la borsa assai leggiera.


E da ogni banda si sente adimandare:

Signor, la fiera, chi me la vuol pagare!”

Chi finge d'esser sord' chi la vista sol mutare,

Poi, finita la fiera, si ritornano a sanare.


Ma chi è cortese, gentil e liberale

La paga a tutti, e mena ognun uguale

Dove qui si conosce chi tien l'animo reale,

E ogn'un l'ama e l'onora, e sol di lui fan capitale.


Dura il bel spasso la sera e la mattina,

Chi va, chi corre, chi trotta e chi cammina,

Chi fornise la casa, chi fornise la cucina,

Poi si finis' il gioco e tran giù la porcellina,


Dunque, chi brama haver spasso e diletto,

Venghi a Bologna al termine suddetto,

Che vi troverà gusto molto più che non ode,

Horsù, mi raccomando, e do fin al mio suggetto.


IL FINE