CANTILENA GRATIOSA

SOPRA IL PRIMO DI

AGOSTO

E LETITIA DI QUELLO,

Con gli accidenti piacevoli, che corrono in

tal giornata, fatti ad instanza di chi li

piace il buon vino.

Di Giulio Cesare Croce.

Cantilena gratiosa


Su, su, feriamo Agosto

Con vitella e buon arrosto,

E buon vino e buon meloni,

Buon castrato e buon piccioni,


Buon pasticci e tomacelle,

Fegatelli ed animelle,

Buon pavon, quaglie e pernici,

Rondon grassi e coturnici,


Stiamo allegri attorno al desco,

E teniamo i fiaschi al fresco,

Ma si lassi il ghiaccio stare

Che ben spesso fa crepare.


Questo è quel solenne giorno,

Che più i brindis van d’intorno,

Che non fanno in tempo alcuno

E avviluppano più d’uno.


Questo è ‘l dì ch’a le cantine

Porge grave discipline,

E le botti hanno per uso

Di voltar il cul in suso.


Questo dì non se’ obbligato

Pagar debit, né citato

Vien alcun per tal effetto,

Perché a i fiaschi s’ha rispetto.


S’in tal dì sei bastonato,

Tieni haverne buon mercato,

Né far rissa, né tenzone,

Perché il vin mena il bastone.


S’un ti dice villanìa,

Va’ pur tu per la tua via,

Né dar fede a ogn’un che chiarla,

Perché il vino è quel che parla.


S’un ti dà per forte impaccio,

O tra’ un rutto nel mostaccio,

Ti bisogna haver costanza,

Ch’in tal dì quest’è creanza.


S’un per forte si fermasse,

E nel grembo t’orinasse,

Non gli far onta, né oltraggio,

Ch’egli è il vin che fa passaggio.

S’un si ferma a gomitare,

Non lo star a disturbare,

Né gli dar noia nissuna,

Ch’egli è il vin che fa fortuna.


S’un ti guarda per traverso,

O fa dietro un brutto verso,

Non gli star a dar molestia,

Ch’egli è il vin che fa da bestia.


S’un per forte s’addormenta

Ch’annasato habbi la brenta,

Va’ di longo, e lassal stare,

Ch’egli è il vin che vuol posare.


S’un cascasse per la strada,

E che guarda, e non abada,

Tu cammina di tirato,

Ch’egli è il vin che l’ha alloiato.


Se tu vedi alcun che balla,

E che salti e che tramballa,

Non turbar il suo pensiero,

Ch’egli è il vin che fa’ ruggiero.


Se tu senti alcun che grida,

Com’un pazzo senza guida,

E tu tosto via cammina,

Ch’egli è il vin che fa marina.


Se tu senti alcun cantare

Per le strade e poetare

No’l turbar in simil caso,

Ch’egli è il vin che va in Parnaso.


S’un si veste alla divisa,

O si cava la camisa,

Non notar tal atione,

Ch’egli è il vin che fa il buffone.


S’un ragiona con fatica,

E non sa quel che si dica,

No’l tassar se s’avviluppa,

Ch’egli è il vin c’ha fatto zuppa.


S’un ti tira una sassata,

Sta’ patiente in quella fiata,

Né gridar, né far fracasso,

Ch’egli è il vin che tira il sasso.


Se question vedesti fare,

Non andare ad amezzare,

Ma sta’ lungi a quel furore,

Ch’egli è il vin che fa rumore.


Hor s’in somma alcun t’ingiuria

Non gridar né andare in furia,

Ch’ogn’un ha dentro il cervello

Un po’ d’ombra di vassello.


Cerca dunque di godere,

Ma gir destro con il bere,

Ché chi passa la misura,

Fa gran danno a la natura.


Dico a voi, ch’andate attorno,

Con i fiaschi in fin il giorno,

Ed a dar delle zuccate

Fin a sera a le brigate:


Non levate tanto l’orza

Che l’ingegno vi si smorza,

E poi far là per la via

Di porchetti mercantia.


Che vi son certi bambozzi

Che si tran giù ne’ gargozzi

Gli orci pieni ed i boccali,

Come il tresser ne i stivali.


Poi quand’han ben pien la testa

Dan a ognun sollazzo e festa,

Con chiarlar come i gazzotti,

E saltar da simmiotti.


Però ogn’un stia su l’avviso,

Di non far cose da riso,

Ma ber quanto gli bisogna,

Che ‘l ber troppo è gran vergogna.


Mangiam dunque allegramente,

E beviamo honestamente,

Che ‘l mangiar il corpo aita,

E ‘l ber troppo tol la vita.


E s’alcun non sa l’istoria,

Questo dì si fa memoria

Del natal del grand’Augusto,

Tanto saggio e tanto giusto.


Ch’in tal giorno ei venne al mondo

E però si sta giocondo

Con buon vin, poponi e fichi,

Come già facean gli antichi.


Vadi dunque il fiasco a torno,

Per memoria di quel giorno,

E cantiam la Franceschina,

La Simona e la Violina.


Non si parli, in tai contenti,

Di contratti o d’instrumenti,

Né di liti o d’altri fatti

Che dal ber si tenghi astratti.


Ma godiamo il buon liquore,

E cantiam con lieto core,

Col boccale al muso accosto,

Viva Bacco e ‘l dì d’agosto!


E raccordo agli bevanti,

Che non sian tanto ignoranti,

Di lassarselo adacquare,

Ch’in tal dì non si può fare.


Qui vi lasso, e vado a mensa,

Perché il vin già si dispensa,

E gli amici son ridutti,

Io vi fo brindis a tutti.


IL FINE


Testo trascritto da: Cantilena graziosa sopra il primo dí d’Agosto e letitia di quello con gli accidenti piacevoli che corrono in tal giornata fatti ad istanza di chi li piace il buon vino di Giulio Cesare Croce, Bologna, Heredi del Cochi, 1622, (10x14), pp. 8 n. num., BAB