CANTO

D'ALLEGREZZA


SOPRA

L'ingrossamento del pane in Bologna,

il giorno della Santissima Assontione,

della Madonna,

Il dì 15 di Agosto

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza,

Sia con voi, oh poverelli,

Che quei giorni iniqui e felli

Che v'han fatto tanto oltraggio

Pur si son posti in viaggio

Per tornare a la sua stanza,

E tornata è l'abbondanza,

Per trar voi di tanta asprezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Tutta lieta e giubilante,

Gloriosa e trionfante,

Hoggi fa solenne entrata

Da le Gratie accompagnata,

E col corno della Copia

Qual di ben non pate inopia,

E col suo giocondo aspetto,

Seco adduce ogni diletto,

Ogni gioia, ogni dolcezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Ecco già per ogni lato

Il pan grosso ritornato,

E l'horrenda carestia

Che con pena acerba e ria

Già di noi tenea il domino,

Hor si parte a capo chino,

Che l'iniqua si credea

A noi dar, come solea,

Sempre mai pena e gravezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Hor si tira a le sue grotte,

Con sue forze fiacche e rotte,

E per strada va piangendo,

E ogni mal la va seguendo,

Ogni pena, ogni dolore,

Ogni affanno, ogni clamore,

Ogni danno ed ogni stento,

Ogni noia, ogni tormento,

Ogni doglia, ogni tristezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Pur tornato, a Dio mercede,

L'abbondanza a la sua sede,

Tutta piena di letitia,

Ed ha seco ogni divitia,

Ogni gaudio, ogni contento,

E da noi ha in tutto spento

L'empia fame, ahimè che tanto

N'ha tenuti in doglia e 'n pianto,

E con tanta scontentezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Torneran que' giorni allegri,

Che tant' anni oscuri ed egri

Stati son per questa ria

E spietata Carestia,

E potransi homai gli amici

In tai giorni almi e felici

Ritornar' a rigodersi

Che parean smarriti e persi,

In quest'aspra e gran strettezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


I fratelli ed i cugini,

I parenti ed i vicini,

Potran gire a ritrovarsi,

L'un da l'altro a recrearsi,

Perché essendo l'abbondanza,

Tornerà la buona usanza

E potrassi spesso andare

Col compagno a desinare,

Senza dar tanta gravezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Si potrà far buona ciera

E servicio volontiera,

E tener allegro il core

Qual tant'anni in gran dolore

E' vissuto, e in tanta pena,

Poi che Cerere rimena

Il suo carro ornato d'oro,

Per scoprirci il suo tesoro

A cui cede ogni ricchezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Hor potran far de le spoglie

Gli artigiani a le lor voglie,

E lasagne e maccheroni,

Paste, nevole e cialdoni,

Bracciatelle e zuccherini,

Per i putti picciolini,

E ciambelle e colombine

Schicciatelle e crescentine

Com' havean la mente avezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


E se già solea la gente

Malenconica e dolente

Gire mesta per le strade

Per la gran calamitade,

Qual è stata pel passato,

Ripigliar un po' di fiato

Potrà alquanto, e respirare,

Che se 'l pan torna a ingrossare

Tornarà la sua fermezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Quanti sposi a i dì passati

Si son fatti, e parentati

Che non v'è stato che dare,

Né da ber, né da mangiare,

A i parenti, né a gli amici,

Tanto miseri e infelici

Si trovavano, ed a pena

Quella sera che si mena

Havean pane, oh che dolcezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Ma in sì florida stagione

S'avverrà che le persone

Faccin feste, ovver conviti,

O che figlia si mariti,

Si potran co i lor parenti

Far honor, non altrimenti

Che soleano i nostri antichi,

Che non eran sì mendichi

E vivean con più larghezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Ma ben temo, e n'ho l'indicio,

Così falsoil mio giudicio

Fusse, e vano il mio pensiero,

Come troppo serà vero

Che 'l pan grosso non cagioni

Che si faccin de' poltroni,

Perché molti han per usanza,

Quando han bien piena la panza,

Scoprirsi asin da cavezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


E a servir un galant'omo

Voglion ben veder il como,

E poi esser ben pregati,

Ripregati e strapregati,

Poi anchor, se non gli pare,

Non si voglion scomodare,

E più tosto su i cantoni

Stanno a dar delle canzoni

Per la troppo morbidezza,

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


E però voglio pregare

Ciaschedun, che voglia usare

Gentilezza e cortesia,

Che, se ben la carestia

E' partita, non per questo

Sian sicuri che a noi presto

Non ritorni a visitarci,

E di nuovo a castigarci,

Che v'è poca sicurezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


E pregar sopra ogni cosa

Il Signore, che con pietosa

Man ci voglia liberare

Ed in tutto fuor cavare

Di quest'aspre e grave pene,

E tornar belle e serene

Hoggi mai queste giornate,

Che son tanto stemperate

E ridurle a più chiarezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Ed a lui render honore,

Laude e gloria a tutte l'hore,

E temer sua Maestade,

Né far giochi per le strade,

Né bagordi né pazzie,

Ma con voglie humili e pie

Inchinarsi al suo gran trono,

Ch'egli un cor contrito e buono

Sempre mai ama ed apprezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


Honorar i superiori,

I padroni ed i maggiori,

Ed usar in ogni lato

La modestia, ed esser grato

A ogni sorte di persone,

Che, con simil atione,

Dal ciel sempre havran favore,

E la terra con amore

Ci darà la sua grassezza.

Festa, giubilo e allegrezza,

Gioia, gaudio e contentezza.


LAUS DEO

IN BOLOGNA