La canzone

DI MARGARITON

bella ed honestissima,

da dire in ogni honorato

commercio

Stando in piazza l'altra sera

Per sentir mastro Martino,

Perché vado volontiera

A udir lui e Bagolino,

E ancor quel dal ciuffolino

Con Catullo sì eccellente,

Ed a lor ponendo mente

Udì dir quella canzon:

T'ha rason Margariton”.


E perché mi piacque assai

Perché il novo piace a tutti,

Ben' innanzi mi ficcai,

Presso al banco u' stanno i putti,

E per trar qualche construtti

De sta nuova barcelletta,

Se ben ero in quella stretta

Mi piaceva udir quel ton:

T'ha rason Margariton.


Ma, vedendo un po' schivosa

Tal canzone in qualche parte,

Acciò sia più gratiosa

E si possi con ogni arte

Gir cantando in queste carte,

Poi che a tutti si diletta

La distendo più corretta,

Con più honesto e grato son,

T'ha rason Margariton.


Ed acciò ch'ogn'uno intenda

Dove vien simil novella,

Forza è ancor che qui distenda,

Poi ch'io sciolgo la favella,

Ch'inventor fu già di quella

Che 'l soggetto a ciò m'incita,

Ch'ogn'un poi alla spedita

Cantar possa pe' i canton

T'ha rason Margariton.


Margarita fu da Como,

O da Lodi salvo il vero,

Ed havendo assai più d'huomo

Che di donna il viso austero,

Questo nome così altiero

Gli fu posto da le genti,

Che non huomo era altrimenti,

Ma una donna, in conclusion,

T'ha rason Margariton.


Costei dunque havea un marito

Ch'era pazzo da legare,

Qual l'havea a tal partito

Già ridotta, col suo fare

Tante baie, che in gridare

Di continuo la tenea,

E lui altro non facea

Che gridar d'ogni stagion:

T'ha rason Margariton!”.


Ella un dì lo manda in piazza,

A comprar delle scodelle,

E lui va, da bestia pazza,

A comprar due campanelle;

Margarita, viste quelle,

Lo comincia a minacciare,

Lui, che mal si sa scusare,

Grida forte come un ton:

T'ha rason Margariton!”


Margarita gli comanda

Che del vin vada a comprare,

Ei non va dove lo manda,

Ma i denar corre a giocare,

La meschina può aspettare

Ch'egli a casa porti il pane,

Ma sue voglie restar vane

Ch'ei giocò fin al giuppon.

T'ha rason Margariton.


L'altro dì gli dà un carlino,

Per comprar tante fassine,

Costui compra un passerino,

E del resto due puine:

Una mangia, e a le vicine

Dona l'altra, il meschinello,

Poi va a casa con l'uccello

E si ride e fa il buffon,

T'ha rason Margariton.


Andò un giorno in beccaria

Per comprar della vitella,

E il beccar per cortesia

Gliela diè ben grassa e bella;

Ma costui non volse quella,

Anzi volse della vacca

Trista, magra e mezza stracca

Ch'ella ruppe un pignatton.

T'ha rason Margariton.


Andò un giorno a tor del fuoco,

E lo mise nel vestito,

Margarita vede il gioco

Piglia un legno, ed egli ardito

Quando vede quell' invito

Viene innanzi allegramente.

Quando poi batter si sente,

Grida forte in ginocchion:

T'ha rason Margariton!”


Gionse un giorno su la festa

Là, nel fin di carnevale,

E gli fu sopra la testa

Roversato un orinale,

E costui, com'havesse ale,

Corse a casa fi tirata,

Con la testa ben lavata

E diceva. “Oh, il bel sapon!”.

T'ha rason Margariton.


A comprare una pignatta

Sendo andato una mattina,

Comprò trippe per la gatta,

E un zuccon per la farina.

Margarita con ruina

Lo comincia a recamare,

E lui grida: “Non mi dare

Ch'io son stato un babbion!”

T'ha rason Margariton.


Margarita un giorno in fretta

Lo mandò a comprar del sale,

E lui tolse una civetta

E la messe in un boccale,

Poi con simil animale

Tornò a casa tutto lieto,

E la moglie da discreto

Disse: “Prendi sto falcon!”.

T'ha rason Margariton.


Margarita il manda al forno

Per veder se 'l pan è cotto,

Ei se n'va fin a Livorno

A comprar tanto biscotto.

Com'ei torna, ella di botto

Lo comincia a rifrustare,

Lui, per farla rachetare

Gli presenta un macharon.

T'ha rason Margariton.


Vammi, appizza sta lucerna”,

Disse un dì la Margarita,

Egli andò in una taverna

A menar allegra vita,

E per dirlo alla spedita

Toccò tanto nel bicchiero

Ch'ei cascava sul sentiero

Tanto andava in balordon.

T'ha rason Margariton.


Il meschino un giorno addosso

Si cacava, in fede mia,

E calò dentro d'un fosso.

Ecco un serpe fuor uscìa,

Ei, fuggendo su la via

Di lontan gridava forte

Dove sei, cara consorte?

Viemmi tira su ibragon”.

T'ha rason Margariton.


Margarita era malata,

E per lui mandò l'orina

Il suo medico, che guata

Che mal ha la poverina,

Ei rompè la boccalina

In un canto di muraglia,

Poi si messe alla sbaraglia

E ste un giorno in un macchion.

T'ha rason Margariton.


Margarita disse: “Spazza

Un pochetto sto camino”,

Ei di trotto corse in piazza

A comprare un tamburino,

Poi lo vende un bolognino,

E comprosse un borselletto,

Qual poi diede a un cappelletto

A baratto d'un melon.

T'ha rason Margariton.


Ritrovandosi un reale,

Ovver giulio, in la scarsella,

Comprò un numer di cicale

E le frisse in la padella.

Margarita gionse in quella;

S'hebbe collera pensate,

E gli diè tante legnate

Ch'ei gridava: Ohimè i gallon!”

T'ha rason Margariton.


Andò un giorno giù in cantina,

pur non so se fu di notte,

So ben questo: che la spina

Tirò via a tutte le botte,

Onde il vin fe' buona notte,

Ed andò tutto per terra,

Ei gridava: Serra! Serra!”.

E in man tenea il dozzon.

T'ha rason Margariton.


Ancho un giorno andò in cucina

E pissò nella padella,

E sfondò la calderina

E spezzò una catinella,

E lo spiedo e la gratella

Gettò giù de la finestra,

Poi comprossi una palestra

E ammazzò quattro rondon.

T'ha rason Margariton.


Alla fin, questo merlotto,

Questo stolto e questo pazzo

Havea preso questo trotto,

E n'haveva un gran sollazzo,

E ogni dì qualche schiamazzo

Si sentìa per il contorno,

Ed haveva, notte e giorno

Sempre in bocca sto sermon:

T'ha rason Margariton!”


Onde un dì la Margarita

Risoluta di volere

A la schietta e a la spedita

A tal fatto provvedere,

Non potendo sostenere

Più tal baien, prese un legno

E con ira e con disdegno

Corse addosso a quel menchion.

T'ha rason Margariton.


E così, tocca e ritocca,

Hor sul capo, hor su la schiena

Il meschin apre la bocca,

Ma parlar si sente a pena,

Pur gli dice: “Moglie, affrena

Per alquanto il tuo furore,

Che già m'hai tratto l'humore

De la testa e del groppon,

T'ha rason Margariton.


E ti giuro, per mia vita,

Non ti dir mai più quel nome,

Ma chiamarti Margarita,

Che le voglie già son dome,

E di più vo' farti nome

D'una buona sopra dote,

Che sto legno che mi scuote

M'ha il cervel tornato in ton”.

T'ha rason Margariton.


Margarita, che già vede

Ch'ei la prega in cortesia,

E che in tutto già s'avvede

Che del capo la pazzia

Gli ha già in tutto tratto via,

Frena in tutto l'odio e l'ira,

E da banda si ritira,

E n'ha gran compassion.

T'ha rason Margariton.


Così insieme feron pace,

E tra lor feron sto patto,

Ch'ei non fosse tanto audace

Di voler più fare il matto,

E l'un l'altro soddisfatto

Restò insieme lungamente,

Ond'io, vista la presente,

Posi fine alla canzon.

T'ha rason Margariton.


IL FINE