CANZONE

NUOVA

SOPRA LE MASCHERE

Avvisandole, che devon gridare

Topa a la Signora,

E non quella di Castagnone, perché è

Goffa e brutta inventione.

Opera del già Giulio Cesare Croce,

nuovamente stampata

Son sforzato di cantare

Mascherine in dolc’effetti

Questi pochi di versetti

E mandare in luce fuora

Sopra “Topa la Signora”.


Che mi vien da rider tanto

Quando vo considerando

A color, quai gridando

Sopra il corso van d’ogn’hora

“Topa lì la mia Signora”.


Io non so dove si venga

Questa debile inventione

Che sì tosto ch’un arriva

Senza far altra dimora

Gridi “Topa a la Signora”.


Non si sente altro sul corso,

Che cantar qualche novella

O gridar: “To to dridella”,

Perché questo serve ancora

Per dir “Topa a la Signora”.


Se riscontra per le strade

Qualche bella mascherina

Attillata e garbatina,

a gridar ciascun si sbora

col dir “Topa a la Signora”.


Questo Topa che si crida

Io non posso immaginare

Che si voglia dinotare

Né so quel che vol dir hora

Tanto “Topa a la Signora”.


Topa e massa è un certo gioco

Che colui che chiama un punto

Se chi tra’ lo scontra appunto

Questo tira, e quel va fora,

Così è “Topa la Signora”.


Perché credo voglian dire

Quanto il senso mi dichiara,

Che ben spesso scontra in zara

Chi tal donne segue ogn’hora

E fa Topa la Signora.


L’huom talhor si crede dare

In buon punto, e far incontro

Che fortuna gli da contro

E lo manda in la mal hora

Col far Topa a la Signora.


E fu già, per quanto intendo,

Un ch’a Topa havea giocato

Ed essendo disperato,

Disse: “Ahi, sorte traditora!

Topa lì a la mia Signora!”


E così giocossi a Topa

La Signora il poverello,

E per ciò da questo e quello

Sto proverbio s’uda anchora

De dir “Topa a la Signora”.


O fors’anche voglion dire

Che la topa di natura

Quando più la notte è scura

Quel d’altrui rode e divora.

Topa, topa a la Signora.


Così fan tal femminette

Che son prive del buon lume

Di tirar sol han costume

E stracciar chi l’ama ogn’hora

Questo è “Topa la Signora”.


Che s’han qualche buon piccione

Te gli dan di mano addosso

E lo pelan fin su l’osso

Tal ch’al fin si lagna e plora

Chi fa “Topa la Signora”.


Ma nel bello arriva il gatto

Mentre lei la roba agaffa,

E la prende con la graffa

E la mangia all’hora all’hora

Poi fa “Topa la Signora”.


Così a queste anco interviene

Ch’alhor quando credon stare

Più sul guanto a pettegiare

Vien qualch’un poi che l’accora.

Topa dunque a la Signora.


Perché danno in qualche humore

Che le tiene accarezzate

E gli fa le ricercate

Con il legno d’hora in hora

E fa “Topa a la Signora”.


Orsù, sia come si voglia,

A me piace simil detto,

E vi sento gran diletto

Anzi, par che m’innamora

Sto dir “Topa a la Signora”.


Per le strade e in ogni loco

Sento dir, sera e mattina,

“Topà lì la Signorina”,

Che ‘l mio cor strugge d’ogn’hora

Topa, e massa, a la Signora.


Fin a i putti van cridando

“Topa, topa”, ciascun crida

Tal ch’al fin convien ch’io rida

E ancor me dir voglio ancora

“Topa topa a la Signora”.


Mascharine, che farete

Se ciascun vi vol topare

Né potete più schivare

Perché il grido và già fuora

De sto “Topa a la Signora”.


E secondo che portate

I vostri habiti sì lente

“Topa lì”, gridar la gente

Topa a quella che m’accora,

Topa, e massa, a la Signora.


Ma voi altri, che gridate

Topa, topa, sempre mai,

Deh, lasciate andar homai

Questa topa a la mal’hora

Né topate a la Signora.


E seguite, io vi prego,

Qualche bella inventione

Che dà gusto a le persone,

Perché troppo non v’honora

Il dir “Topa a la Signora”.


E perché già carnevale

Si ritrova al punto estremo,

Pria ch’ei parta cercaremo

Dir cantando insieme ancora

Ma non “Topa a la Signora”.


Posaransi le carrozze,

E le ruote coi timoni,

Finiransi i canti e i suoni,

Converrà ch’ogn’un lavora,

Non far “Topa a la Signora”.


Hor fo fine, e prego tutti

In quest’ultimo commiato

Che ciascun stia preparato

Perché presto saren fuora

De dir “Topa a la Signora”.


La Quaresima vi chiama,

A le sante orazioni,

E lasciar tante canzoni

Che del viver brave è l’hora

Non più “Topa a la Signora”.


IL FINE


Testo trascritto da: Canzone nuova sopra le maschere, avisandole, che devono gridare Topa à la Signora, E non quella di Castagnone, perchè è goffa, e brutta inventione. In Bologna, per Nicolò Tebaldini. Nella Simia, 1627, BAB