CANZONE SOPRA

LA PORCELLINA

Che si tra’ giù del Palazzo dell’Illu-

strissima città di Bologna, per

la festa di S. Bartolomeo.


Con tutti gli trattenimenti di

detta festa.

Alla bona porcellina

Su, su, tutti a chi ne vuole,

Venga via senza parole

Che l’è cotta in la cucina

Alla bona porcellina.


U, grandi e piccolini,

Presto presto, fuora fuora,

Non vedete voi, facchini,

Che l’è cotta, a quant’odora?

Più non state a far dimora,

Ma veloce ogn’un cammina.

Alla bona porcellina.


Io non credo che si faccia

Festa in loco alcuno intorno

Che più aggrada, e che più piaccia,

Quanto questa de sto giorno:

Tutto ‘l popol del contorno

Per vederla s’avvicina,

Alla bona porcellina.


Si tra’ giù questa porchetta

In tal giorno, per memoria

Che Bologna, per la detta,

Conseguì una gran vittoria,

E veder si può l’historia

Dalla sera alla mattina.

Alla bona porcellina.


E non sol se ne cuoce una,

Ma molt’altre, nel Palazzo

Dove il popol si raduna

Per pigliarne e per sollazzo,

E non v’è nissun sì pazzo

Ch’a mangiarne non declina,

Alla bona porcellina.


Se ne manda a presentare

Donne gravide e signori,

E felice esser gli pare

Chi può haver simil favori,

E si fan di gran rumori

Per haverne in la cucina,

Alla bona porcellina.


E la concian di maniera

Che ne mangiarebbe un morto,

E la cuocon tutta intiera

Per non fargli oltraggio o torto,

E per dare anco conforto

A chi aspetta la meschina,

Alla bona porcellina.


Dentro, poi, è tutta piena

Di perfetta spetiaria,

Ch’un odore attorno mena

Per la Piazza e in ogni via,

Tal ch’ogn’huomo ne desìa

E assai apron la bocchina

Alla bona porcellina.


Tanta gente attorno corre

Per veder la festa amena,

Né finestra, tetto o torre

V’è che tutta non sia piena,

E si vede a tutta brena

Ch’a ognun tira la golina

Alla bona porcellina.


Ed innanti che si getti

La porchetta bella e cotta,

Sonar s’odono trombetti

Tutti quanti, a tutta botta,

Per ridur la gente in frotta

A veder quella tapina.

Alla bona porcellina.


Poi si tran giù da i balconi

Del Palazzo primamente

Galline, anatre e piccioni,

Quai, pelati destramente,

Volan giuso tra la gente

E con mani ogn’un rapina,

Alla bona porcellina.


Qua si vede un’anitrella

Volar ratta a un cocchio dentro,

E pigliar da una dongella

E riporla in un momento,

Là un cocchier al gioco in tento

Prende in aria una gallina,

Alla bona porcellina.


Poi volar vedi un piccione

Per salvarsi a una finestra.

E cader tra le persone;

Per averlo ogn’un s’addestra

Chi lo prende si sequestra

Per non star in tal ruina,

Alla bona porcellina.


E và dietro una gross’hora

Il gettar di tali uccelli,

E un gridar si sente fuora:

“Piglia! Dagli! A questi e quelli!”

E tirando i meschinelli

Fan restarli a testa china.

Alla bona porcellina.


Qua si vede una berretta

Gittar alto, là un cappello,

Quindi un gioca a la civetta,

E burlando hor questo hor quello

Par che ‘l spasso più s’affina.

Alla bona porcellina.


Mentre tal piacer è offerto

Per tener desta la gente

Un soave e bel concerto

D’una musica si sente,

Tanto rara ed eccellente

Ch’ella par quasi divina.

Alla bona porcellina.


In sto mezzo si corre anco

Un cavallo e un can levriero,

E se ‘l barbar non vien manco,

Guadagn’anco uno sparviero,

Quai dimostran lo mistero

De sta festa pellegrina,

Alla bona porcellina.


E si corre una berretta

A tirare il collo a l’oca,

Ch’i monar tutti a staffetta

Corron quivi, e non è poca

Festa questa, anci si gioca

E ogn’un mostra sua dottrina,

Alla bona porcellina.


Poi, al suon degli oricalchi

Comparir si vede a un tratto

I dongelli, i cuochi, i scalchi,

Mentre ogn’un sta stupefatto,

E portar fan ditto e fatto

La porchetta garbatina.

Alla bona porcellina.


Sopra un’asse ella si vede,
Cotta bene e custodita,

Ch’ogn’un brama esserne herede

E v’andrìa gente infinita;

Ma per dirlo alla spedita

La modestia gli assassina.

Alla bona porcellina.


Sotto stanvi, a boccha aperta,

E villani ed altra gente,

Per pigliar alla scoperta

La porchetta prestamente,

Per poter dar mancia al dente

Con vivanda così fina,

Alla bona porcellina.


Chi ha stracciato la traversa

Alla moglie, e quest’è il bello,

Chi ha voltato alla roversa,

per pigliarla, il suo mantello,

Chi sta sotto col cappello

Aspettar ch’ella declina,

Alla bona porcellina.


E così, mentre a quel modo

Tutti stan guardando in suso,

Un paiolo pien di brodo

Gli vien giù a lavargli il muso,

Ma ciascun, sapendo l’uso,

Non gli par gran disciplina.

Alla bona porcellina.


Dopo poi tanti atti e gesti,

Che si fan per trattenire,

Ecco in fatti manifesti

La porchetta giù venire,

Onde allora per carpire

Se gli gettan con ruina,

Alla bona porcellina.


Chi gli schianta via un ciampetto,

Chi gli tira via la testa,

Chi gli straccia il busto e ‘l petto,

Chi alla pancia fa la festa,

Chi con nulla a dietro resta,

Chi per terra la strascina

Alla bona porcellina.


Chi s’attacca a un po’ di grugno

E via fugge in un baleno,

Chi con l’urto o con un pugno

Leva a l’altro tutto il pieno,

Chi ne piglia un pezzo in seno

E con fretta via cammina,

Alla bona porcellina.

E così, con questo spasso,

Si tra’ giù questa porcella,

Che, chi mira quel fracasso,

Gli par cosa tanto bella,

Che vorrìano dopo quella

Veder trarne una ventina.

Alla bona porcellina.


Poi, finito il bel piacere

Via si parte il popol tutto,

E ciascun, com’è il dovere,

Se ne torna al suo ridutto,

E quei c’hanno il becco asciutto

Se lo bagnan giù in cantina,

Alla bona porcellina.


Onde, havendo assai pensato

All’infamia ch’io coglieva

Se con stile honesto e grato

Questa festa non scriveva,

Qui la pongo, ma mi greva

Ch ela vena non è fina.

Alla bona porcellina.


E per fin ch’io sarò vivo,

Vorrò bene alle porchette,

Né giammai havrolle a schivo

Pur che sian ben cotte e nette,

E vorrei vederle in fette

Per mangiarne ogni mattina.

Alla bona porcellina.


Hor ciascun voglio pregare

Ch’udit’ha quest’operetta,

Che si voglia radunare

In tal dì, ch’ella si getta

E con mente assai perfetta

Facci honore a testa china

Alla bona porcellina.


Oh, porchetta mia gentile,

Resta in pace, ch’io ti lasso,

Oh, porchetta signorile,

Se ben volgo altrove il passo

Non sarò mai stanco e lasso

Di gridar sera e mattina

Alla bona porcellina.


IL FINE