PER

LE CORTEGIANE

che vanno in maschera il

CERNEVALE.


Opera non più veduta dell'Humorista

Accademico secreto.


Dedicata all'Archipotentissimo Monarca

del mare Nettuno, ed Honorabilissimo decoro

della Piazza di Bologna in Gigante.

Cortegiane, v'accorgete

Ch'è finito il Carnevale?

Poverine, non sapete

Che v'aspetta l'hospitale?


Ripigliate (poverelle)

La conocchia tosto e 'l fuso,

Retornate (cattivelle)

A filar (com'è vostr' uso),


Per havere la licenza,

Paghereste un ducatone?

Io vi parlo schietto e senza

O lusinghe o adulatione,


Meritate (a mio parere),

Pria dal boia esser frustate

E di poi per tal piacere

Star' in letto tutta estate.


Su, rendete i vestimenti,

Non son' vostri (meschinelle),

Le collane e gli pendenti

Deponete (pazzarelle)


Il cappotto e la sottana,

Il cappel' col pennacchino,

(Che vi venga la quartana),

Carognazze da un carlino,


Io vi parlo con affetto,

MI scusate, non ho sdegno

Contro voi, ciò che v'ho detto

Di verace amor è segno.


Su (vi dico) rimandate

Gli altrui panni via da casa,

Prestamente vi spogliate

Che non val cotesta rasa,


Si conosce il vostro viso

Sotto il finto, quel' ei sia,

Quel d'Adone o di Narciso,

Non rassembra, in fede mia.


Ben si sa che vi sforbite

E di lacca di vergino

(Acciò siate più gradite)

Sbellettate il mostaccino


Per levar le crespe e gli anni

Ricoprire, altro ci vuole

Ch'adoperar simili inganni

Non son mica queste fole.


Poco dura tal vernice,

Che ritorna quel pallore,

E (se dire anco mi lice)

D'ogni parte esce puzzore.


Quante son di voi (meschine),

C'han bisogno (io ve lo dico),

Di barbier, di medicine,

Per uscir (ahimè) d'intrico?


Di voi certo ho compassione,

(Donne mie), però v'insegno

Non adduco altra ragione

Priego il ciel che vi dia ingegno.


Accettate il mio consiglio,

(Che ve 'l dico buonamente),

Serenate liete il ciglio

Senz' haver per mal niente.


Riserbate il ducatone

Vi do avviso che vien maggio

(Intendete il mio sermone)

C'haverete gran vantaggio,


C'ha da far' il San Michele,

E portare i stracci altrove,

Per fuggir liti e querele

Si ricordi il quando e dove.


Tal di voi che non lo crede

Voltarà de' Ludovisi

Al canton, dove si vede

Ben fiorir rose e narcisi.


Sparagnate la moneta

Per comprar qualche cerotto,

Non biasmate del poeta

Sì leggiadro e sì bel motto,


Deh, pensate al legno

(Sì si dice al mio paese)

E a la falsa, che val tanto

A guarire il mal francese.


Rinonciate a boccalino,

Le sue maschere, e pensate

Che spendendo un bolognino

La metà quasi cenate.


La pigion del caminetto

Di pagarla al fin conviene:

Se sta vuoto il borselletto,

Ahi che doglie, ahi quante pene!


Ecco i stracci per le strade,

Perché vien qualche mazziero,

Che fa correr le contrade

E i vicin di quel quartiero,


Non trovate allor bertone

Che vi faccia sicurtade

Di pagar quella pigione

Perch' è troppo caritade.


Ride allora ogn'uno e dice:

Che scanfarda, che carogna!

Vedi com' hor è infelice

Fin su i denti ha della rogna”.


Fate conto del danaro,

Vien' il tempo (m'intendete),

Poiché il pesce è tanto caro,

Mele e noci comprarete;


Di castagne e di lupini

Potrete anco satollare

L'appetito, doi quattrini

Per scudella si suol dare.


E tal volta anco un'arenga

Con doi granchi (a luna piena),

Poiché par che vi convenga

Simil pasto a pranso e a cena.


Poiché siete astute e scaltre,

Deh, pensate anco al futuro,

(Oh, di Venere idolatre!)

Che per voi sia più sicuro:


De' vostr' anni il più bel fiore

Passa in guisa d'un baleno,

La bellezza langue e more

Del bel volto e del bel seno.


Di matrone poi vi fate

Messaggiere di Cupido,

Ruffianazze diventate

D'ogni mal ricetto e nido.


Finalmente su la paglia

(per non dire sul letame)

Morte tronca (oh, vil canaglia)

De la vita egra lo strame.


Gran favor, se l'hospitale

Di mandarvi il cataletto

Può haver tempo, spesso il male

Vostr' oprar vi nega il letto.


Siate accorte all'avvenire,

Non mandate i documenti

Che io vi do (perché finire

Mi par hora) all'aria, a i venti,


Ché un altr'anno (Che il ciel voglia

Siate vive), attenderete

A filar, e senza doglia

D'ire in maschera starete.


IL FINE