CRONICHETTA


BREVE


Delle cose più notabili, che sono

Nella basilica Chiesa di

S.STEFANO


DETTA ANTICAMENTE

GERUSALEMME


E si vedono la seconda festa di

Pasqua di resurrezione.


Con una lode sopra

LA SANTA BENDA

DI MARIA VERGINE

CRONICA BREVE

Delle cose più notabili

Che sono nella chiesa

DI S.STEFANO


La Chiesa di S.Stefano, che in sette

Chiese formate fur dal buon pastore

Petronio, ch’ora è nel Ciel tra l’alme elette;


Esso l’edificò con gran fervore

E vi pose i Misteri tutti quanti

Dell’aspra Passion del Redentore.


E di sotto e di sopra in ogni canto

In colonne, in cassette e in varj lati

L’empì di cose sacre e corpi Santi,


Di molti altari in essa numerati,

Pien di Divozioni ed Indulgenze,

A più Martiri e Santi dedicati.


Quivi è quel bel Sepolcro d’eccellenza

Di finissimo marmo lavorato,

Con rara e maestrevol diligenza,


Il qual a simiglianza fu formato

Di quel nel quale il Re del sommo regno

Tre giorni alla sua morte ste’ serrato.


Una colonna fatta a quel disegno,

Dove tutta la notte fu battuto

‘Nanti ch’ei fosse posto al duro legno.


Molte crocette ancora qui veduto

Le qual dinotan tutti quei misteri,

Quando fu preso, legato e venduto.


Qui vi son da cinquanta corpi intieri

De’ Santi de’ Beati, che il profano

Viver lasciar, seguendo il buon sentiero:


Prima il glorioso martir Floriano,

Con quaranta compagni, qui si posa,

Quali morir per il viver cristiano.


V’è la divota vedova pietosa

De’ Banzi bolognese Giuliana,

Che di servir’ a Dio mai fu ritrosa.


Cinque delli Innocenti, che sì strana

Morte patir pel Re del sommo coro,

Dalla gente d’Erode empia e villana.


Il corpo del Santissimo Isidoro,

Duoi altri corpi Santi, che trovato

Non si è fin’a quest’ora i nomi loro.


Il corpo del dignissimo prelato

Petronio Santo, nostro protettore

E di questa città degno avvocato.


Questo fu della chiesa il fondatore,

Di nobil sangue e di patria famoso,

Cognato a Teodosio imperatore.


Quivi è la sacra BENDA preziosa

Che cinse già quella divina fronte

Della Vergine santa e gloriosa.


Vi è della terra del sacrato monte

Dove tagliate fur le sante frondi,

Cantando “Osanna” con le voglie pronte.


Vi è ancor del Palio o Pavicello, donde

Fu involto fanciulletto il buon Gesù,

E del presepio stesso qui s’asconde


Di quelle fune con la quale tristo

Popolo strinse, e di quel santo legno

Che lo sostenne, in tanta pena misto,


Vi è il suo vestimento santo e degno,

Un poco della mensa e della terra

Dov’egli ascese al trionfante Regno,


Della corona, che gli fe’ tal guerra

Al sacro capo, e ancor del vestimento

Della sua Santa Madre qui si serra.


Vi è qui un pezzo del suo monumento

Di quel dove la somma Reina

Dopo la morte fu sepolta drento.


Un piede vi è di Santa Caterina,

Di S. Maurizio, di S. Giuliano,

Con le reliquie di Santa Cristina.


De’ duoi Santi Tiburtio e Valeriano,

E de’ buon’ Santi Giacomo e Matteo,

E di Santa Cecilia e S. Urbano.


Di S.Ilario e S. Bartolomeo,

Di S. Pietro e S.Paolo, S. Quintino,

Di S. Nazaro, Celso ed Archileo,


Di S. Giovanni, S.Luca e S.Martino,

S.Bendetto e Santa Anastasia,

S.Farulto, S.Giusto e S.Macrino.


Del latte della Vergine Maria,

Delle reliquie di S.Sinforino,

Di S.Sulpizio e di Santa Sofia.


Di S.Vito, Modesto e Cassiano,

Di S.Stefano papa e S.Andrea,

E di S.Cornelio e di S.Cipriano,


Del luoco ove patì la morte rea

Il Sig. Nostro, nomato il Calvario,

E della santa manna, che piovea.


Vi è del santo lenzuolo, o ver sudario,

Dove fu involto il nostro Redentore,

Ancor del sangue di S.Leodegario,


Reliquia di S.Giacomo minore,

E delle pietre del fiume Giordano,

Del monte Sinai, e del Tabore,


Reliquie di S.Cosmo e Damiano,

S.Avidio, e Paladio e Marcellino,

E di S.Fabiano e Sebastiano,


De’ S.Grifante, Massimo e Frontino,

E de’ tre putti che dal fuoco ardente

Restaro illesi per favor divino.


Del baston che Moisè cangiò in serpente,

E trasse acqua dal sasso, aperse il mare,

E Faraon sommerse e la sua gente.


Qui di S.Anna una reliquia appare,

Di S.Eustachio e di S.Simeone,

E de l’orto ove Cristo stette a orare.


Del luoco della sua circoncisione,

Del scabel dove la Madre serena

Stava divotamente in ginocchione.


Dell’oratorio dove “grazia plena”

Gabriel disse con gioia ammiranda,

E del sepolcro della Maddalena


Della spelonca santa e veneranda

Dov’ella orava alla Bontà divina.

E le reliquie di S.Redeganda,


Del sepolcro di S.Caterina,

Di quel di S.Girolamo e dell’acque

Tolte dalla probatica piscina.


Vi è di quel loco dove Cristo nacque,

Di quel dove esso orava nel deserto,

E di quel dove morse, e dove giacque.


Reliquie d’altri santi in suo concerto,

Come quelle d’Agricola e Vitale,

Martiri bolognesi di gran merto.


Del cilicio di Santo Marciale,

Reliquie di S.Meno e S.Lorenzo,

Che per Gesù patì tanto male.


Di S.Ginesio, Erminio e S.Massentio,

Di S.Agata, e Ufemia, e Bibbiana,

Di S.Tommaso, Didimo e Vincentio.


Di S.Petronilla alta e soprana,

E di Santa Giustina che in ciel sede,

perché qua giù sprezzo la vita vana.


Del Protomartir Stefano si vede

Della carne, del sangue, un dente e molte

Pietre con quai quel stuol morte li diede.


Altre reliquie pur quivi raccolte

Sono, che le dirò di mano in mano,

Che in cose di gran pregio stanno involte.


E vi è una croce pur del santo legno

Nella qual’il Signor volse morire,

Per dar’ alli cristiani suo Santo Regno.


Vi è il capo glorioso, almo e soprano

Del nostro buon pastor Petronio Santo,

Con quel del protettor S.Floriano.


Del vescovo di Siviglia il suo capo anco

Portasi in procession le sue pianelle,

Quali ammirate son in ogni canto.


Di S.Gioseffo, fido guardiano

Di Cristo dall’Eterno Padre (Il testo reca la lezione “Padere”) eletto,

Di S.Armando primo e Feliciano,


Vi son reliquie di S.Benedetto,

E di Santa Felicita e Diodora,

Di S.Cristofar, Candido e Bonetto.


Vi son i chiodi con i quali foro

Passato mani e piedi a S.Vitale,

Che crocefisso fu con gran martoro.


Un suo dente, un suo dito e un altro il quale

Fu di S.Luca, un chiodo pur di quelli

Che dieder morte al Re celestiale.


Vi son reliquie di sette fratelli,

E di S.Nicolò vescovo degno.

E vi son di S.Pietro assai capelli.


Vi è del monte Sion e di quel legno

Dove co’ Santi Apostoli la cena

Fece il Signore del sempiterno regno.


Del luoco ancor deve Sant’Elena

Trovò la croce, che nascosta avea

Quell’empia gente di malizia piena.


Quivi si trova de la Porta Aurea

Nella qual Cristo entrò con tanto onore

E tanto applauso della gente ebrea.


Vi è dell’istessa palma che il Signore

Fu accompagnato dentro la cittade

Su l’asinella con tanto fervore.


Reliquie di S.Sisto riservate,

E del sepolcro di S.Paolo, e tante

Altre cose santissime e sacre,


Che a volerle narrar tutte quante

Una giornata non mi basterìa,

Che le muraglie sue son tutte sante,


Oh chiesa degna, benedetta e pia!

Felice te, che d’ossa de’ beati

Il fondamento tuo fu fatto prìa.


Oh chiesa santa, oh casa alta di Dio,

Dove si riveriscon tanti santi

Dal popolo fedel, umile e pio.


Quivi il Sepolcro Santo a chi, divoto

Con cor contrito e confesso v’entra,

M’esce di colpa, e di peccati vuoto.


Poi possi ricercar per tutti i canti

Di questo sacro e venerando tempio

Che s’acquista indulgenze e grazie tanti.


E già correan da tutti i lati

Le persone divote in sti paesi,

A visitar i luochi raccontati.


Francesi, spagnuoli, polacchi e inglesi

Svizzer, fiamminghi e popolo boemo,

Italiani, todeschi e portughesi.


Qui, sprezzando il cammin, l’oro e le gemme,

Correan bramosi a prender l’indulgenze,

Che ben pareva il ver Gerusalemme.


E che questo sia il vero in apparenza

Vi è ancora il segno di quel popol giusto,

Che veniva al perdon in riverenza:


Che il grosso marmo tutto roso e frusto

Si vede da i ginocchi e dalle piante

Di quei ch’avevan d’orar quivi gusto.


Ma chi queste reliquie sacre e sante

Brama veder, di Pasqua il dì secondo

Venghi a Bologna, perché tutte quante


Si mostrano su un pulpito rotondo

Che su la piazza de’ signori Bianchini

Guarda, ivi dunque col cor pur e mondo

Corran le genti, e a quelle ogn’un s’inchini


IL FINE



LODE

SOPRA

LA BENDA

DI

MARIA VERGINE



Ecco, popol divoto, il sacro velo

Che cinse di Maria la diva fronte,

Mentre in croce fu morto il Re del Cielo.


Ecco la BENDA, che nell’aspro monte

Calvario a lei coprì le luci sante,

Mentre GESU’ pativa oltraggi ed onte.


Ecco il lugubre indizio che di tante

Pene e strazi di Cristo mostrò segno,

Ch’era suo Dio, suo Padre e Figlio amante.


Questo cadendo, Lei sotto il gran legno

D’amaro pianto asperse e di sudore

Allor che ‘l Verbo a Dio placò lo sdegno.


Questo poi gli anni, i mesi i giorni, l’ore

Portò con modo onesto e vedovile,

Qual degna madre di Nostro Signore.


Questo, ben che rassembri abietto e vile,

Più fu all’eccelsa imperatrice grato

Che qualsisia tesor, gioja o monile.


Che più di lei può dirsi? Egli bendato

A quella invita e gloriosa testa,

Che sol d’orare a’ Cherubini è dato.


Quella di cui “Gloria”, a vicenda e festa,

Fanno nel ciel l’eterne Gerarchie,

“Ave” intonando in quella parte e in questa.


Quella a cui sempre in ogni modo e vie

Servon l’alme beate, ogn’or lodando

Il frutto del suo ventre in voce pie.


Quella la cui gran Maestà mirando

Rallegra il Cielo, e fa tremar l’Inferno,

E l’Universo in Lei vive sperando.


Quella ch’a noi, col suo favor’eterno,

Cangiò la morte in vita, e ‘l pianto in riso,

E vinse del Nemico ogn’onta e scherno.


Allor questa adornava e ‘l chiaro viso

Cinse, e toccolla, oh fortunato lino,

Oh tesor dato a noi dal Paradiso.


A questa dunque ogn’un devoto e chino

Pieghi i ginocchi in terra e faccia onore,

A MARIA, di cui cinse il santo crine.


La qual in questo vel, grazie e favore

Infuse sì, che fra mill’anni e mille

Intatto sempre, e di sommo valore.


Ma perché a onor di campane e squille

Sonano, e voci e musici stromenti

E dan lumi infiniti al ciel faville.


Fermiamoci a mirar, divoti, intenti,

Altri con questo, che PETRONIO Santo

A Bologna lasciò degni presenti,

Notando di ciascun le lodi e il vanto.


IL FINE







Testo trascritto da: Cronichetta breve Delle cose più notabili, che sono nella Basilica Chiesa di S.Stefano detta anticamente Gerusalemme E si vedono la seconda Festa di Pasqua di Resurrezione. Con una Lode sopra la santa benda di Maria Vergine. In Bologna per Costantino Pisarri sotto le Scuole, s.d., BAB