DIALOGO

piacevolissimo


fra li duoi costumatissimi e ben crea-

ti M. Asino e M. Porco

sopra l’abbondanza de’ meloni


Dove s’intende la festa grande ch’essi fanno

Per la quantità di guscie che essi ritrovano

per la strada.

Asino

Che vi par, messer porchetto,

Noi potrem pur far banchetto,

De’ meloni a tira panza,

Che ve n’è grande abbondanza.


Porco

Veramente che quest’anno

Potremo far s’io non m’inganno,

Al ventron tirar la pelle,

E dar mancia alle budelle.


Asino

Non è luoco ov’unque io vada,

Che di scorzi pien la strada

Non ritrovi, anzi le masse,

Che m’allegran le ganasse.


Porco

Ben ti dei esser pasciuto

Perché sei molto panciuto,

E potrai sonar la lira,

Perché il basso molto tira.


Asino

Non la lira, ma il violone,

Anzi, dar fiato al trombone,

E sonare un madrigale

Su la chiave universale.


Porco

Anch’io tengo, car fratello,

Sì tirato il mio budello

Che si sente da per tutto

Rissonar il mio liutto.


Asino

Questa mane il mio patrone

Me n’ha dato un gran cestone,

E n’ho tolto sì gran presa

Che mi sta la pancia tesa.


Porco

Senti un poco il mio tamburo,

Car fratel, com’egli è duro,

Ma fà pian, che nel calcare

Non mi fessi disconciare.


Asino

Oibò, porco, tu m’hai dato

Sotto il naso un po’ di fiato,

Fatti in là, che tu m’ammorbi,

Che mangiar ti possa i corbi.


Porco

Non ti dissi che toccassi

Destramente, e piano, i tasti?

Ch’ogni poco che stringesti

Il liuto scorderesti.


Asino

Senti ancor tu un poco il mio,

Ma non far com’ho fatt’io,

Che per troppo haver calcato

M’hai un poco profumato.


Porco

Oh, che pancia dura c’hai,

Poverel, tu creparai,

Se al mangiar non vai più lento,

E ancor tu m’hai fatto vento.


Asino

Gli è un sospir, che m’è scappato,

Ch’io non son sì mal creato

Che facessi un atto tale,

Con un mio fratel carnale.


Porco

Si, si, tirala a tuo modo,

Ma ti dico che sì sodo

Hai la panza, c’ho paura

Che non facci qui bruttura.


Asino

No, fratel, non dubitare,

Che più t’habbi a disgustare,

Ch’in mezz’hora havrò padito,

E il ventron alleggerito.


Porco

Veramente, fratel caro,

Questo è un anno molto raro,

per noi bestie, pe i gran frutti

Che la terra n’ha produtti.


Asino

Ancor’io da poi ch’addosso

Porto il basto, dir io posso

Che mai vidi frutti tanti,

Abbondar per tutti i canti.


Porco

Questo è un anno veramente

Da passar allegramente,

Né timor vi è che di fame

Morir possin gli bestiami.


Asino

Fin a i gatti le budelle

De’ melon tirar la pelle

Fansi l’oche ed i pavoni

Si fan grassi a tai bocconi.


Porco

Se sentissi i miei patroni

C’hanno un campo di meloni,

Far’un pianto disperato

Perché sono a buon mercato.


Asino

Veramente han gran ragione,

Che già un grosso e bel melone

Solean vendere un carlino,

Hor non vale un bolognino.


Porco

Anzi, n’han tanta abbondanza

Ch’ogni giorno glie n’avanza,

E più presto che calarli

Alle bestie voglion darli.


Asino

Tanto s’erano avviati

A pigliar doble e ducati,

Questi altr’anni, c’hor di strano

Pargli haver sì poco in mano.


Porco

Questo è istinto naturale

Del villan, che quanto vale

Più la roba, allhor più canta,

Né d’haverne mai si vanta.


Asino

Ma quest’anno son restati

I meschin tutti gabbati,

perché questa è la stagione

Che ci empiam tutti il ventrone.


Porco

Eh, fratel, s’ella fioccasse

Giù dal ciel a masse a masse,

Come ogn’un brama e desìa,

Se n’andrà la carestia.


Asino

Sai perché, caro fratello?

Il villan è un tristo uccello

Che mai dà una buona nuova,

Ma ogn’hor mesto si ritrova.


Porco

Se ben vede la campagna

Piena, ogn’hor si duole e lagna,

Che nel campo è chiaro il grano,

E che d’uva si spera invano.


Asino

E così, mirando questo,

Al patron tanto è molesto,

Che serrar gli fa il granaro,

Perché il gran si venda caro.


Porco

Horsù, via, sguazziam pur noi,

E ogn’un facci i fatti suoi,

E accordiam ben la chitarra,

Che di guscie havrem le carra.


Asino

Di meloni romagnoli

Quanto credi che n’ingoli?

Ma se ben paion palloni,

Sono insipidi e mal buoni.


Porco

L’altro dì in un campo entrai

Di meloni, e ne mangiai

Tanti, e sì passai il segno

Ch’all’uscir parevo pregno.


Asino

Ancor’io feci l’istesso,

L’altro dì, ma l’interesso

Ne pagai, perché il patrone

Mi toppò con un bastone.


Porco

Horsù, resta car fratello,

Che ‘l patron porta un cestello

Pien di guscie nell’aibuolo,

Ch’a mangiar le vado a volo.


Asino

Va' in buon’hora, ch’ancor’io

Andrò a fare il fatto mio,

Perché là ne vedo un cesto,

Ch’andar voglio a far del resto.


IL FINE