DIALOGO GIUBILOSO

Et laude devotissima, cantata fra un

santo religioso ed un devoto

pellegrino


sopra la santa immagine della MADONNA di S.Luca nel

suo ingresso nella città di Bologna

Pellegrino


Che nuovo applauso è questo,

Che gioia trionfale,

Ch’apparato regale, alto ed adorno,


Che felice soggiorno

Per tutte le contrade

Di questa gran cittade, è quel ch’io sento?


Che giubil, che contento,

Che festa, ch’allegrezza,

Che gaudio, che dolcezza è questa d’hoggi?


Che le riviere e i poggi

Non sol di rose e fiori

Pien di fragranti odori son ripiene,


Ma queste strade amene

Le porte e di balconi,

Le piazze, le magioni, e tutti i luochi.


E canti, e risi e giochi,

E musiche sonore,

E trombe alte e canore, e sacre squille


S’odono a mille a mille

L’aria intonar d’intorno,

Segno che questo è un giorno di letitia,


Ond’io, che di Galitia

Vengo qual pellegrino,

Vo’ fermar il cammino, per vedere


Intender e sapere

La causa di tal festa,

Ch’un’altra ugual a questa forsi mai


Non vedrò, poi che tai

Mi sembran gli apparati

E i popoli adunati in numer tanto


Che qualche Corpo Santo

Si de’ mostrare,

Ovver quinci arrivar un personaggio


Di qualche alto lignaggio,

O duca o cardinale,

Prencipe, od altro tale di gran merto.


Ma questo gran concerto

Mi farà forsi noto

Questo padre devoto, se gli piace.


Il ciel vi doni pace,

padre mio reverendo,

Da voi saper intendo, se molesta


Non v’è la mia richiesta,

Perché per tutti i canti

Si senton suoni e canti e feste grande?


Sacerdote


Queste vostre dimande

Son lecite ed honeste,

Onde da me sian presto risolute.


Fu per nostra salute

E per nostro contento

A noi, del mille e cento anni e settanta,


Portata quella santa

Immagine e divina

Qual’è nostra regina ed advocata,


Qual pria stette posata

In Bizantio mill’anni

E un huomo ch’in vil panni andava involto


Mirando il sacro volto

E ‘l venerando aspetto,

Mosso da un santo affetto, humil la prese


E dopo stran paese

Haver scorso e girato,

Al fin da Dio inspirato indi portolla,


E sul Monte posolla,

Nomato della Guarda,

Qual hor difende e guarda il nostro sito.


Pellegrino


Questa è quella ch’udito

Ho che l’Evangelista

S.Luca pinse, e vista ho la sua imago


Ritratta e sarei vago

Di vederne il naturale

Cioè quel proprio qual pria fu pinto


Da Luca, e son accinto

Pria che dal bel Reno

Mi parta, ir su l’ameno e vago monte


Ed ivi, con man gionte,

Orar ‘nanti al ritratto

Che del nostro riscatto fu cagione.


Sacerdote


Ma quivi occasione

Havrete senza gire

Sul monte, ad esequire il pensier vostro,


Perché dal santo chiostro

Ov’ella sta sovente,

Qua giù solennemente vien portata


Dove sia coronata

Di ricche gemme ed oro,

Con quel santo decoro ch’a celeste


Regina, può terrestre

Poter o forza humana

Usar verso soprana e immortal diva.


E perciò a voce viva

Hoggi s’odon le genti

Formar soavi accenti, in tutti i lati.


E già van gli confrati

Con i lor torchi e lumi

Secondo i lor costumi, ad incontrarla


Perché intorno portarla

S’usa a le rogationi

In queste processioni, come scorta


Nostra, poi si riporta

Del monte su la cima,

Ove la pose prima quel huom santo.


Ma credo ch’ella in tanto

Già sia dentro le mura,

Perché s’io pongo cura ogn’un v’accorre.


Però qui non occorre

Più star a far dimora,

Ma gir insieme hor hora a San Mattia


Ove posata sia

Per hoggi, e qui v’è il corso

Del popolo e ‘l concorso, però andiamo


Tantosto che giongiamo

A veder questa entrata,

Ma eccola arrivata, oh madre santa.


Qui s’inginocchiano ambi duoi, e cantano la seguente laude


Pellegrino

Oh benedetta pianta,

Oh giglio gratioso

Fragrante ed odoroso, oh vaga rosa.


Sacerdote

Oh vergin gloriosa,

Occhio del sol eterno,

Oh custodia e governo de’ mortali


Pellegrino

Oh, de’ spirti immortali

Allegrezza e conforto,

Oh stella ch’a buon porto l’huom conduce.


Sacerdote

Oh specchio, in cui riluce

E splende ogni virtude,

h vaso in cui si chiude ogni tesoro.


Pellegrino

Oh, del celeste choro

Trionfo, honor e gloria,

Oh, stendardo e vittoria de’ credenti.


Sacerdote

Oh, de’ nostri contenti

Larga dispensatrice,

Ramo, radice e tronco d’ogni bene.


Pellegrino

Oh, nostra ferma speme,

Oh corona de’ giusti,

Tu sola fusti eletta a tanto grado.


Sacerdote

Oh, fiume, nel cui guado

Si lava ogni pur’alma,

Mirto, cipresso e palma alta e sublime.


Pellegrino

Oh prima fra le prime

Vergini intatte e pure

Oh de le creature unica gioia


Sacerdote

Oh, d’ogni nostra noia

Vero scudo e riparo,

Archivio d’ogni raro e buon costume.


Pellegrino

Oh mar, oh fonte, oh fiume

Di gratia e di clemenza,

Oh arca di sapienza e di giustizia.


Sacerdote

Oh, horto di divitia,

Oh, ben del Paradiso,

Giardin del santo Eliso alto e fiorito.


Pellegrino

Oh spirto almo e gradito

Dal sommo alto fattore

Splendor che dà splendor a l’alte stelle.


Sacerdote

Oh, bella fra le belle,

Oh santa delle sante,

Qual bocca sia che cante le tue lodi?


Pellegrino

Lingua a pien che si snodi

Non è per innalzarti

Né a mezzo sublimarti, o madre pia.


Sacerdote

Oh santa alma Maria,

Deh, volgi i lumi tuoi

Hoggi sopra di noi, e danne aìta.


Pellegrino

E fà che in questa vita

Potiam sempre servirti,

E nel fin nostro udirti al ciel chiamarci.

Amen.


Sacerdote

Hor che la santa immagine è passata

Pellegrin mio vi lasso, e se vi piace

Ch’insieme ci troviam questa giornata

Di molte cose vi farò capace.


Pellegrino

Per me il Signor vi premij de l’usata

Bontade, e diavi in ciel perpetua pace,

Perché guiderdonar non vi poss’io

E ‘l tutto vo’ veder, piacendo a Dio


IL FINE