DIALOGO

GALANTE

Fra una madre compassionevole ed una figlia

Inferma per amor.


Alla quale dopo havere esaminato minutamente il

suo male, porge il rimedio uguale alla sua infir-

mità, con farla sposa.

LA FIGLIA ALLA MADRE


Madre mia, io sto sì male

Da sto carnaval in qua,

Ed hormai son giunta a tale

Ch’el mio spirto se ne va,

E chi non provvede presto

La mia vita mancherà.


Madre


Figlia mia vaga e polita,

Dimmi, pregoti, perchè

Sta’ sì mal hor la tua vita,

E la doglia c’hai in te.

Fammi il tutto manifesto,

E poi lassa far a me.


Figlia


Madre mia, non posso dir

L’aspra pena e ‘l gran dolor

Che mi strugge e fa finir

L’alma, il spirto, il petto e ‘l cor;

E già par che s’avvicina

De la morte il gran furor.


Madre


Figlia mia, ti duol la testa?

O ti fa il stomaco mal?

Dimmi quel che ti molesta,

E poi, quando havrò il signal,

Lassa a me tutta la cura,

Di guarir il tuo gran mal.


Figlia


Questa cruda malattia,

Che mi strugge e mi tormenta,

Cara e dolce madre mia,

Vuol che sempre pianga e stenta,

E la doglia ch’ho nel core

E’ cagion ch’io mi lamenta.


Madre


Se nel core è il tuo difetto,

Non bisogno più tardare,

Una pittima sul petto

In un tratto ti vo’ fare;

Horsù, sta di buona voglia,

Ch’io ti voglio risanare.


Figlia


Madre mia, voi v’ingannate,

Che da pittima non è

Il mio mal, né vi pensate

Di saperlo mai da me,

Perchè troppo è l’aspra pena

Che mi fa cridar oimè.


Madre


Deh, non esser ostinata

Ma fà noto il tuo dolore,

Forsi ben sei oppilata,

O ch’hai qualche tristo humore,

Dillo, dillo allegramente,

Senza havere alcun timore.


Figlia


S’io ve lo dicesse poi,

Vi potresti conturbare,

E così fra me e voi

Vi sarebbe da gridare,

Però meglio è ch’io stia cheta,

E lassarmi consumare.


Madre


Ti prometto, figlia mia,

Per quel latte ch’io ti ho dato,

Ch’in alcun modo né via

Il mio cor sarà turbato:

Anzi, son parata e pronta

Per aitarti in ogni lato.


Figlia


Poi ch’a me promesso havete

E m’havete assicurata,

Vi dirò, se no’l sapete,

Chi mi tiene tormentata:

Egli è stato il crudo Amore

Che nel cor m’ha saettata.


Madre


Ah, figliola mia pregiata,

Questo è dunque il tuo martire,

Tu ti trovi innamorata,

E non mel volevi dire?

Quando dunque, meschinella,

Ti sentisti il cor ferire?


Figlia


Madre mia, sto carnevale

Mi menasti s’un festin

Dov’Amor con il suo strale

Per un vago e pellegrin

Garzoncel, mi punse il core,

Tal ch’hormai mi trovo al fin.


Madre


Come festi, meschinella,

A pigliarti detto e fatto,

Di ben su, faccia mia bella,

Che ‘l mio cor è homai disfatto,

Sol pensando a te, che tanto

Ti sei persa al primo tratto.


Figlia


Hor, per farvi il tutto piano,

Quel mi prese in chiarenzana,

E stringendomi la mano

Mi parlò con voce humana,

“Servitor puro e sincero

Son di voi, donna soprana”.


Madre


E tu, dunque, a tal loquella

Desti credito a la prima,

Semplicetta, pazzerella,

Senza ingegno e senza scrima,

Tal ti dice: “Ti vo’ bene”,

Che ti sprezza e non ti stima.


Figlia


Io risposi a buona ciera

Ch’esso mi volea gabbare,

E che sì pazza i’ non era

Ch’io credessi al suo parlare,

Che, se ben son giovinetta,

Ch’io mi so ben governare.


Madre


Tu facesti saviamente,

Se gli festi tal parlare,

E mostrasti esser prudente

Come in ver bisogna fare,

Ma nel fin, che disse insomma,

Fammi ben le cose chiare.


Figlia


Ei mi strinse alhor più forte

E con grave sospirare

Cominciò a chiamar la morte,

Poi mi fece tal parlare:

“Sempre mai, fin ch’io son vivo

Vita mia, vi voglio amare”.


Madre


E tu, dunque, a tal parole

Ti lassasti sollevare,

E qual neve in occhio al sole

A disfarti e consumare

Te ne stai, e non conosci

Come il fin habbi d’andare.


Figlia


Io so ben quel ch’io vi dico,

Non vi state a conturbare,

Se lassate a me l’intrico

Vederete s’io so fare,

Non saran tre giorni sera

Ch’io mi voglio contentare.


Madre


Hor, se questo sarà vero,

Chiaramente si vedrà,

E se ‘l suo sia buon pensiero

Già per me non resterà.

Horsù, cerca di chiarirti,

S’egli a buona strada va.


Figlia


Non habbiate già paura

Ch’io non sappi ben guidare

Questa barca a la sicura,

Ch’io son buona per trovare

Questa vecchia qui vicina,

Che m’ha detto d’aiutare.


Madre


Figlia, quella vecchietta,

Non mi piace, a dire il vero,

Ch’io non l’ho per troppo schietta,

Perché sempre ha nel pensiero,

Vada poi come si voglia,

D’empir solo il suo carnier.


Figlia


Madre mia, non dite questo,

Ch’ell’è buona, in fede mia,

Così fusse tutto il resto

Che da bene ogn’un farìa,

E nel far de’ maritaggi

Sta occupata tutta via.


Madre


So ch’ell’è saggia ed accorta,

Ed esperta in simil arte,

Ma una cosa mi sconforta,

Ch’ella cerchi di levarte

Di man prima la mercede

Poi nel fin forsi burlarte.


Figlia


Ell’ha detto, anzi giurato,

Ch’io mi posi sul suo petto

Che ‘l mio honor sarà salvato,

E ch’io havrò il mio amor perfetto,

E ch’io lassi a lei la cura

Che doman vedrò l’effetto.


Madre


Horsù, poi che vola il tempo

Io ti pongo in libertade,

Di poterti dar bon tempo

Ma però con honestade,

Hor va’, trova la vecchietta

Ch’al tuo mal tronchi le strade.


Figlia


Oh madrina mia diletta,

Oh madrina mia pietosa,

Oh madrina mia perfetta,

Oh madrina gratiosa,

Chi di me fia più contenta

Che doman sarò la sposa?


Io haverò il mio caro amante

Io haverò tutto il mio bene,

Io haverò il mio amor galante,

Io haverò quel, ch’el cor mi tiene,

La la la la la la la

Vo’ cantar fin ch’egli viene.



Vostre madri, oh figlie belle,

Vi vorrìan di questo humor,

Che smorzasser le facelle

Che v’abbruggian l’alme e ‘l cor,

Che con simil medicina

Salveresti il vostro honor.


IL FINE