DISGRATIA

MEMORABILE

DEL CROCE


D’un cavallo tristo al possibile, il quale gli

hebbe a far rompere il collo più volte in

un giorno nella strada di Modona.


Dove mostra tutti gl’incomodi del mondo essere

un piacere, al rispetto d’uno che si trovi in una

strada cattiva, con un cavallo stracco

e magro sotto.

Esser al sole e non haver cappello,

Esser soldato e non haver la spada,

Andar di notte e non saper la strada,

Star’ a la pioggia e non haver mantello.


Esser lo sposo e non haver l’anello,

Haver cavallo e non haver la biada,

Esser peloso e non haver chi ti rada,

Seder’ a mensa e non haver coltello.


Haver la moglie e litigar la dote,

Haver le stringhe, e non v’haver ferretti,

Haver’ il carro e non haver le ruote.


Haver tutti i parenti poveretti,

Voler cantare e non saper le note,

Esser’ a nozze e non haver confetti.


Haver chi si diletti

Di darti ciancie, quando vuoi mangiare,

Voler dormire, e ogn’hor sentir gridare.


Haver a camminare

Con un che voglia tu vadi a suo modo,

Voler senza martel piantare un chiodo.


Voler la carne e ‘l brodo

Cuocer, né ritrovarsi la pignatta,

Haver la rogna e non haver chi gratta.


Haver la serva matta,

Ch’ogni giorno ti rompa qualche piatto,

Voler far pane e non haver buratto.


Voler far’ un contratto

E penna non haver, né calamaro,

Haver’ il basto e non haver somaro.


Haver’ un bel pagliaro

Né haver raccolto fava né formento,

Esser banchiero e non haver argento.


Haver’ il mare e ‘l vento

Prospero, né trovarsi haver la vela,

Haver lanterna e non haver candela.


Haver’ e panno e tela

Da vestirsi, e non v’esser lo sartore,

Voler far festa senza sonatore.


Haver basso e tenore

E non trovarsi canto né contralto,

Haver le gotte e voler fare un salto.


Havere a dar l’assalto

A una fortezza senza artiglieria,

Chiamar’ Ambrogio e risponder Lucia.


Haver’ un che ti sia

Amico, né ti facci mai servitio,

Haver virtude, e star sempre nel vitio.


Haver senno e giuditio,

Ma che poco ti vaglia fra la gente,

Haver buon campo e non haver somente.


Voler secretamente

Andar’ in un tuo fatto a l’aria fosca,

E abbarterti in qualch’un che ti conosca.


Haver la vista losca

E voler far l’amor con qualche dama,

Esser da bene e haver cattiva fama.


Sentir’ un che ti chiama,

Cinquanta volte, e poi non voglia nulla,

Haver buon tetto e stare a l’aria brulla.


Haver dentro la culla

Un bambin, l’altro in braccio, e ch’ogn’un grida,

Esser caduto in terra e ch’ogn’un rida.


Haver persa la guida

E ritrovarsi sol tra le montagne,

Haver’ il piatto e non haver lasagne.


Haver gente che magne

In casa, e che non voglia lavorare,

Cader’ in acqua e non saper notare.


Haver ben da disnare

Né ritrovarsi punto d’appetito,

Chiamar’ aiuto e non esser’ udito.


Esser forte ed ardito

Né poter dimostrar la tua bravura,

Haver buon vino e ber de l’acqua pura.


Haver la serratura

De l’uscio rotta, né trovar magnano,

Haver’ un peso in spalla e andar lontano.


Creder’ andar pe ‘l piano

E ritrovarsi sopra un alto monte,

Giunger a un fiume e non trovarvi il ponte.


Ricever danni ed onte

Da chi pensavi qualche utile havere,

Star’ a la festa e non poter vedere.


Non ritrovar da bere

E haver mangiato a pranzo di salato,

Andar’ a letto senza haver cenato.


Voler gire al mercato,

Né haver’ un bagattin ne la scarsella,

Haver’ il pesce e non haver padella.


Haver’ e briglia e sella,

Né ritrovarsi staffe né groppiera,

Vender’ a peso e non haver stadera.


Cader giù la lettiera

Quando sei su ‘l più bello del dormire,

Haver ragione e non la poter dire.


Non poter digerire,

Ma che ‘l cibo ogn’hor ti stia sul petto,

Correr la posta senza cossinetto.


Haver fatto un banchetto

E che tutta la roba sia brugiata,

Mancar la legna a mezzo la vernata.


Haver’ assai brigata

Da contentare, e ch’ogn’un si lamenti,

Haver pan duro e che ti doglia i denti.


Scriver’ a’ tuoi parenti

O amici, e che non dian risposta mai,

Lassar del tuo per tutto ove tu vai.


Haver debiti assai,

E vedersi ogni dì levare il pegno

E che ti vada a vuoto ogni disegno.


Usar l’arte e l’ingegno

Per haver qualche cosa d’importanza,

E ch’al fin ti sia tolta ogni speranza.


Haver la vicinanza

Ch’ogni giorno ti porga qualche danno,

Veder calar l’entrata d’anno in anno.


Mangiar sopra d’un scanno

De la cucina, cipolle e radici,

E vedergli altri haver quaglie e pernici.


Veder’ i tuoi nemici

Salir’ ad alto, e tu star sempre al basso,

Andar’ a caccia e mai non fare un lasso.


Che ti sia tratto un sasso

E non poter veder dove si vegna,

Andar’ in fretta e ch’altri ti trattegna.


Venir’ un che ti spegna

Il lume quando cerchi qualche cosa,

Trovar la spina in cambio de la rosa.


Veder’ un che si posa

Sopra il tuo letto, e tu dormir’ in terra,

Cercar la pace e ritrovar la guerra.


Veder’un che ti serra

La porta in faccia, e farti star di fuora,

Quando hai più gran martel de la signora.


Levarti su a buon’hora

Per tuoi negotij, e quanto più procacci

Far più faccende, tanto manco facci.


Venir’ un che t’abbracci

E baci in bocca ogn’hor, quando t’incontra,

Poi di secreto ti congiuri contra.


Che la volpe o la lontra

Entri di notte a guastarti il pollaio,

Gir senza brache il mese di gennaio.


Haver dato al fornaio

Buona farina, e ch’ei ti renda il pane

Mal custodito e brutto la dimane.


Veder venirti un cane

Incontra, né haver sassi né bastoni,

Esser mendico e ch’ogn’un t’abbandoni.


Cader tempeste e tuoni

Quando ti trovi in qualche strana parte,

E che bisogna correr per salvarte.


Vedersi dar le carte

A la roversa, da chi più ti fidi,

Udir per casa ogn’hor strepiti e gridi.


Venir’un che ti guidi

A l’hosteria con allegrezza e fasto,

E ch’al fin tocchi a te pagare il pasto.


Andar la notte a tasto

Cercando qualche cosa per lo scuro,

E urtar’hora in un scagno, hora nel muro.


Creder’ esser sicuro

E forte in casa, e su la mezza notte

Entri qualch’uno a darti de le botte.


Haver le scarpe rotte

Né haver raccon né spago da conciarle,

Haver le casse e non poter serrarle.


Venir’ un che ti parle

Di qualche fatto che t’importi poco,

Quando aspettato sei in qualche loco.


Veder’ acceso ‘l foco

Ne la tua casa, e haver discosto il pozzo,

Che ‘l boccon ti si fermi a mezzo il gozzo.


Che ti tocchi il singhiozzo

Quando a tavola sei e c’hai bevuto,

Andar’ un’hora dietro col sternuto.


Entrar’ in constituto

Per qualche tuo parente ovver amico,

E ch’al fin tocchi a te tutto l’intrico.


Creder metterti un fico

Maturo in bocca, e sia un amaro sorbo,

Aspettar la colomba e udir’ il corbo.


Chieder la strada un orbo,

Ragionar con un muto o con un sordo,

Esser messo a mangiar con un ingordo.


Esser goffo e balordo

E haver’ a negotiar con gente astuta,

Cercar partito e ch’ogn’un ti rifiuta.


Perder la ricavuta

Di qualche pagamento, o ti sia tolta,

E che pagar convenghi un’altra volta.


Gir per la selva folta

Né trovar mai persona né animale,

Far la cucina, ed esser senza sale.


Altri haver fatto ‘l male

E tu pagar la pena del delitto,

Cader’ in fondo un fosso a capo fitto.


Haver pagato il fitto

D’una casa che mal ti soddisfaccia,

Dar spesso in un humor che ti dispiaccia.


Haver ne la guarnaccia

Cento strazzoni, né haver altra veste,

Dormir con un la notte, che t’appeste.


Non haver chi ti preste

Un Giulio a un tuo bisogno, ancorché grande,

Dover’ havere e ch’altri ti dimande.


Caderti le mutande

Quand’esser ti ritrovi a qualche festa,

Haver la lancia e non haver la resta.


Esser’ a la foresta

Ed incontrarti in qualche fiero lupo,

Non haver fune e haver’ il pozzo cupo.


Andar dietro un dirupo

Con dubbio di cader fra sterpi e sassi,

Metter’ il piede in fallo a tutti i passi.


Venir, mentre tu passi

Ove si gioca al maglio, qualche palla

A percuoter nel fianco o in una spalla.


Haver piena la stalla

Di bestie, né trovar paglia né fieno,

Ch’a mezzo pasto il pan ti venghi meno.


Haver’ il petto pieno

Di dispiacere e non poter sfogarsi,

Esser debile e vecchio e maritarsi.


Veder da ogn’un burlarsi

Quando hai la roba tua tratta a guinzaglio,

E che non t’è restato un capo d’aglio.


In somma ogni travaglio

Ogni pena, ogni affanno, ogni difetto

Ogni briga, ogni noia, ogni sospetto


Nulla sono a rispetto

D’un che si trovi in una mala via

E haver sotto un caval che tristo sia;


Ch’oltre che se gli dia

Di sferza, di staffili e di speroni,

Di calcagni, bacchetti e di bastoni,


Con pali e con stangoni,

Ei si ferma e sta forte come un sasso,

O se si move, cade ad ogni passo.


Onde bisogna al basso

Scender, per il periglio in che si vede,

E trarsel dietro a mano, e andar’ a piede.


Io ne posso far fede,

Che l’altro giorno essendo per cammino,

Havea sotto un caval tanto meschino,


Ch’oltre, ch’a capo chino

Andai più volte, al fin mi tre’ in un fosso,

E per maggior favor, mi cadè addosso.


E ben ringratiar posso

Il ciel, ch’io fui soccorso da un villano,

Qual per me fu cortese e molto humano,


Che di piedi e di mano

Tanto s’oprò, che fuor bagnato e brutto

Mi trasse di quel fosso, e fango tutto;


Che sì magro e distrutto

Era il ronzin, ch’al fin per debolezza

Restò morto nel fosso, e per stracchezza;


Ond’io, pien di fiacchezza,

Tornai a casa, e fu sì sconcio il crollo,

Ch’a rischio andai di scavezzarmi il collo.

IL FINE