E' tanto tempo hormai,

TRAMUTATO SOPRA UN

AMANTE AFFAMATO

ed una CUCINIERA

Badile

E' tanto tempo hormai,

Dolce mia cuciniera,

Che promesso tu m'hai

Di tirarmi una sera Nella cucina,

Ovver da una finestra

Tirarmi una minesta

O un piatto di guazzetto,

Né mai quell'hor vien da far l'effetto.


Cuciniera

S'io t'ho promesso trare

Giù minestra, oh boion,

Io non son per mancare,

Pur che ti, con il son De la tua dolce

E cara chitarrina

Cantar la “Violina”

Venghi, o la “Girometta”,

Che ti darò per giunta una polpetta.


Badile

Non sol la “Girometta”,

Ma ancor la “Bustacchina”,

La “Mena la gambetta”,

E la “Molinarina”, “Deh, non più guerra,

Per me, gentil signora”,

La “Pastorella” ancora,

La “Togna” e la “Mingarda”,

Poi ti farò un “Ruggiero” e una “Gaiarda”.


Cuciniera

Quand'odo l'armonia

Del tuo soave son,

Per farti compagnia

In man piglio il piston, E nel mortaro

Meno con tal furore

Che l'agliata e 'l sapore

Butto fuor de l'orello,

E ti faccio tenor con il pistello.


Badile

Di gratia, cor mio bello,

Portami giù un cadin

Di trippe, che 'l budello

Ho smilzo, ohimè meschin, Ohimè, fa' presto,

Che mi sento mancare,

Né posso più sonare.

Cammina, vita mia,

Che se più tardi il fiato mi va via.


Cuciniera

Verrai dunque qui sotto

Sta sera a sto balcon,

Ch'un poco di zigotto

E un'ala di cappon E una minestra

Di cavol riscaldati

Che mi sono avanzati

Sta mattina a disnare,

Che ti potrai il corpo ristorare.


Badile

Dimmi, cara speranza,

A c'hora ho da venire,

Che mi sento la panza

Ogn'hora più patire, E mangiarei

Una vacca e un vitello,

Un asino, un porcello,

Tre pecore e un castrone

E poi ancor non m'emperia il ventrone.


Cuciniera

Tu sei tanto leccardo

Sì lupo e sì sfondato,

Che, se ben ti risguardo,

T'andrebbon nel palato Le role e i spedi,

I piatti e le scodelle,

E pentole e padelle

E ciò ch'è in la cucina,

Hor vatti dunque a empir a la marina.


Badile

Fermati, vita mia,

E non voler scacciarmi,

Perché una malattia

Che hebbi fe' restarmi Un appetito

Sì grande, che mangiare

Vorrei, e diluviare

Ciò che si trova al mondo,

Ch'a la mia pancia non si trova il fondo.


Cuciniera

Se questa malattia

T'ha concio a questo modo,

Bisogna che ti dia

Una caldaron di brodo, Il qual ti lavi

Un poco le budelle,

Poi fregarti la pelle

Con un palo di vigna,

Ché questa infermità troppo è maligna.


Badile

E non mi dar la berta,

Cara la mia mammina,,

Ma sta di gratia a l'erta,

E come s'avvicina A le due hore,

Sarò qui sul cantone,

Tu, trammi dal balcone

O brodo, o carne, o osso,

Che tosto gli darò col dente addosso.


Cuciniera

Se vuoi, Badil mio caro,

Che facci quel c'hai detto,

Tu non haver discaro

Amarmi con effetto, E per signale

Che tu mi porti amore,

Se hai accetto il mio honore,

Che tu mi sposi, e poi

La cosa passerà gaia fra noi.


Badile

Magari, cor mio car,

Che fusti di st'humore,

Ch'io ti vorrei sposar

Né passarìa due hore Lassati intendere

Al tuo caro Badile,

Ch'egli è tutto gentile

Né altro al mondo brama

Che haver te che sei sua cara dama.


Cuciniera

Se fai le mie domande,

Ti farò ogni mattina

Quella pentola grande

Che tengo on la cucina, Piena di riso,

Ovver di stracciatelle,

Ancor di papardelle

E gnocchi dui concetti,

Sì ch'a le calze ti crepa i stringhetti.


Badile

Horsù, non più parole,

Fa conto d'esser mia,

E senza far più fole

Doman io verrò via Co i miei parenti

A metterti l'anello.

Tu intanto, cor mio bello,

Trammi giù una polpetta,

Che 'l gargaton mi va tutto a staffetta.


Cuciniera

Aspetta questa sera

E non ti dubitare,

Che più che volentiera

Ti verrò a consolare, Con un caldaro

Pieno di maccaroni,

Ch'a i tuoi giorni i più buoni

Non t'entrar nel carniero,

Ch' notan nel formaggio e nel butiero.


Badile

Ohimè, che mi disfaccio,

A sentirmi nomar

Ste cose, ed il corpaccio

Comincia a brontolar. Orsù, va' in casa

E non far più dimora,

Che sarò qui a quell'hora

Da me bramata tanto

Con la chitarra e con il dolce canto.


Cuciniera

Come l'aria s'oscura,

Vientene a la spiegata,

E non haver paura

E fammi una sonata, Ch'al primo tocco

Che fai sul chitarrino

Ed io pianin pianino

Come t'ho detto giusto,

Verrò a portarti da intappar il fusto.


Badile

Hor qui ti lasso, oh cara

E dolce vita mia,

Al fin non v'è più rara

Cosa ch' gusto dia Più all'homo quanto

Fan queste cuciniere,

Ché da lor si può havere

Mille lecchetti al fine,

Sono sempr' pronte, lustre e molesine.


IL FINE