LA FILIPPA

DA CALCARA


La quale va cercando da far bucate. Dove

s'intende le gran prove, che fa una

valente lavandara.

Donne mie, son lavandara,

Che bucate vo lavando,

Ed i panni biancheggiando,

Col sapone e l'acqua chiara,

Donne mie, son lavandara.


E s'alcuna ha di bisogno

Ch'io li facci una bucata,

Io son qua, pronta e parata

E vedrà quant'io son rara.

Donne mie, son lavandara.


Io non so s'una mia pare

Si ritrovi in alcun canto,

Non levando però il vanto

A null'altra bucatara.

Donne mie, son lavandara.


Faccio poi bucate grosse

E di tanta biancheria,

Che portar non le potrìa

In tre volte una somara,

Donne mie, son lavandara.


L'altro giorno ne fei una

Tanto grande e smisurata

Che stupir fei la brigata,

E ancor v'è chi a tutti il nara

Donne mie, son lavandara.


E mi tengo ancor in mente

Tutte quante le bagaglie,

Prima ventisei tovaglie

Tovaglioi cinquanta para,

Donne mie, son lavandara.


Le camicie furno ottanta,

E da donna la più parte,

Che scritto anco è su le carte

Il suo numer, che 'l dichiara.

Donne mie, son lavandara.


Fin' a cento burazzuoli,

Altri tanti e più manili,

Panicei bianchi e sottili,

Sin' a venti o trenta para,

Donne mie, son lavandara.


Di staffette e di grembiali

V'era un numer molto grande,

Para diece di mutande,

D'una tela molto rara,

Donne mie, son lavandara.


V'eran otto sparavieri,

Con le frangie e i cappelletti,

Paia ottanta di calcetti,

Come sa madonna Chiara,

Donne mie, son lavandara.


Venti paia di lencuoli,

Parte nuovi e parte usati,

E duoi paia rapezzati,

Ch'eran quei della massara,

Donne mie, son lavandara.


Sei traverse d'urtighina,

Da cossin endime venti,

Fin a setti paramenti,

Ch'eran lì d'una fornara,

Donne mie, son lavandara.


Poi, di scuffie e bavaroli

Manichetti e berrettini

Velicelle e moccichini

Ne direi le centinara,

Donne mie, son lavandara.


Hor, per farla longa e corta,

Questi panni smollicai,

E in ver quasi mi sfilai

A portar su la caldara,

Donne mie, son lavandara.


Poi il vaso accomodai,

Come s'usa, sul suo scanno,

E vallai, s'io non m'inganno,

Della cener ben due stara,

Donne mie, son lavandara.


Sette volte il paiuol pieno

Di liscia li buttai suso,

E poi tosto apersi il buso

E la vidi venir chiara,

Donne mie, son lavandara.


E di poi la discomposi,

E in un tratto la lavai,

La distesi e l'asciugai,

S'una siepe attorno un'ara,

Donne mie, son lavandara.


Dei la salda alle lattughe

Di sessanta collaretti,

Allargandoli i merletti

Perché in ciò son molto rara,

Donne mie, son lavandara.


Poi in somma la raccolsi

Gentilmente e la piegai,

Ed a casa la portai,

Ond'assai fu grata e cara,

Donne mie, son lavandara.


Non si perse un vil strazzuolo,

Di sì grossa e gran bucata,

Che la lista era notata

Per un giovin di Ferrara,

Donne mie, son lavandara.


Hor che dite, donne mie,

Non vi par ch'io sia gagliarda?

Ma che fate? A che si tarda

Che da far non mi s'appara?

Donne mie, son lavandara.


Ve la lavo e ve l'asciugo,

Lestamente com'ho detto,

Del pagar poi la rimetto

Perché mai non fui avara,

Donne mie, son lavandara.


Solamente vo' da voi,

S'io vi vengo a far bucata,

Sempre haver lì preparata

Il boccale o l'inghistara,

Donne mie, son lavandara.


Perché a star ritta nel fuoco

Fa gran sete, in fede mia,

Però voglio che vi sia

Chi da ber sempre prepara,

Donne mie, son lavandara.


Non habbiate poi paura

Ch'io strapazzi il lavoriero,

Perché questo è il mio mestiero,

Ben che questo a voi non para,

Donne mie, son lavandara.


Io son poi donna da bene,

Che quest'anco molt'importa,

E dov'entro, in uscio o in porta,

Mai nissun via non mi para,

Donne mie, son lavandara.


E darò non una sola,

Ma cinquanta sicurtate,

Ch'ove ho fatto le bucate

Ad alcun mai fui discara,

Donne mie, son lavandara.


Horsù, donne mie galante,

Chi mi dà da sguazzarare?

Non mi fate più parlare,

Che la gola ho molto amara,

Donne mie, son lavandara.


Ma sent'una che mi chiama,

L'è madonna Filistrata,

Che mi deve haver chiamata

Perché son sua bucatara.

Donne mie, son lavandara.


Donne mie, restate in pace,

Ch'io vo' gir da chi mi chiama,

Se v'è alcuna che mi brama

La mia casa ben' impara,

Donne mie, son lavandara.


Io sto proprio nel stradello

Che va dritto a quella via,

Che fa capo all'hosteria

Dove sta quella trippara,

Donne mie, son lavandara.


Su il mio uscio è pinto un'oca

Che sta in atto di covare,

Qui farete domandare

La Filippa da Calcara.

Donne mie, son lavandara.


IL FINE