GIUBILO

UNIVERSALE

PER LA GLORIOSISSIMA

ENTRATA DI N. SIG.


Papa Clemente Ottavo


NELLA CITTA’ DI BOLOGNA


ALLA SANTITA’

DI N.S.


DOVE NEI CAPI VERSI SI CONTIENE

il nome di Sua Beatitudine.


Carca d’eccelsi ed immortali honori,

L’alta tua fama vola, oh gran Clemente,

E circondando l’orto e l’occidente

Mille sparge di te raggi e splendori.


E le magn’opre tue talmente fuori

Note son, che ‘l gran serpe d’oriente

Trema al tuo nome altissimo e potente,

E n’ha l’empio nel petto aspri terrori;


Onde in breve vedrassi al Santo Piede

Tuo venire a inchinarsi e tutto humile

Te adorar, come DIO ch’in terra siede


Anzi pur l’Indo, il Gange, il Battro e il Thile,

Vnirsi tutto a la Romana sede,

Onde sia un sol PASTOR, e un sol ovile.

GIUBILO

UNIVERSALE


Vaghe figlie di Giove, se mai nacque

In voi nobil disio, s’unqua la mente

Vostra de la sua gratia mi compiacque,


Accingetevi a prender novamente

L’aurate cetre, e meco hoggi cantate

Il grande applauso e ‘l gaudio che si sente


La felice venuta dispiegate,

Del Pastor Santo, e in versi alti e canori

L’alte sue lodi fin’ al ciel mandate.


Apollo, s’a me gli alti tuoi favori

Mai d’uopo furo, hor più che mai humile

Ricorro a te, che le mie rime honori,


Illustra i carmi miei, dammi uno stile

Sovrano, per poggiare ove sol tenta

Salir chi ha cor magnanimo e gentile:


Il gran soggetto c’hoggi s’appresenta

M’invita a seguitar il tuo bel choro,

Ove virtù sol cresce, ed augumenta,


E però col tuo aiuto almo e decoro,

Vengo al concetto mio, benché leggiadre

Rime non habbia a sì nobil lavoro.


Ecco, dotta BOLOGNA il tuo gran Padre

Che vien, per cui sarai lieta e felice,

E de’ studi qual pria regina e madre,


Rinnovar ti vedrai come fenice,

E da capo tornar la tua grandezza

Nel suo bel stato, ei già te lo predice.


Giubila e godi, che mai più tristezza

In te non sentirai, ma sommo bene,

Somma giocondità, somma dolcezza.


S’afflitta fusti già, s’in gravi pene

Involta ti trovasti, e se già tutto

Perso era il tuo conforto e la tua spene,


Hora ti troverai fuori di lutto,

Stanne sicura, né temer più mai

Ch’in te travaglio alcun faccia ridutto.

Gridi più né lamenti non udrai,

Non lagrime o sospir, ma in tempo poco

Ogni tua noia in ben mutar vedrai;


Ristorata sarai, e in festa e in gioco

Cangiar vedrai i tuoi passati danni,

Poi ch’esso t’ama con sì ardente foco


Renditi certa che i crudeli affanni

Da te patiti si faran soavi,

In ciò non temer punto ch’io t’inganni,


Non più que’ giorni angustiosi e gravi

A te faran ritorno, ma daranno

Lor loco gli anni dispietati e pravi,


Ecco le voci che già segno danno

Di futura letitia, e da l’Hibero

A l’Indo, a l’Histro, al Nil scorrendo vanno:


Talché regno non è, stato né impero

U’ non s’oda il gran nome ir risonando

Di questo almo pastor, ne l’hemispero:


Le ricche spiaggie, mentre ei và passando,

Fioriscon tutte, e ‘l gran signor di Delo

Di doppio lume il mondo va adornando,


Ogni pianta, ogni fronda, ed ogni stelo

Lieto gioisce, e in così grato auspicio

Nettare e manna giù distilla il cielo,


Oh, quanto mentr’ei dentro ha fatto hospicio

Delle tue mura n’hai, Ferrara bella,

Util cavato, oh quanto beneficio!


Felice ben lo stato tuo s’appella,

E felice ugualmente il re de’ fiumi,

Poi che la gloria tua si rinnovella,


Sta lieta, dunque, e rasserena i lumi

In così rara e bella occasione,

Né variar de’ tuoi gentil costumi.


Il tempo si dimostra, e la stagione

S’hai d’haver un buon padre e protettore

E fin ad hor n’hai fatto il paragone.


Questo è quel gran CLEMENTE, almo pastore

La cui gran fama va battendo l’ali

Per tutto u’ Febo sparge il suo splendore;


Questo è quel gran CLEMENTE ch’a’ mortali

Dato ha del suo valor sì chiaro saggio

Che sian l’alte opre sue sempre immortali,


Questo è quel gran CLEMENTE il cui gran raggio

Risplende da gli hesperij a i liti eoi,

Cui tempo, o morte, non può fargli oltraggio:


Questi con tanti sacri e degni heroi

Venne per confirmar in te salute

Tal che fra ogn’altra gloriar ti puoi.


Tutte le voglie havendo risolute

Di conservarti con la sua presenza,

E gratie dar a te non anche havute


A te dunque convien, se tal clemenza

Ti mostra riconoscere le sante

Opre sue degne, e di tanta eccellenza,


E far noto a le genti tute quante,

Tanti favori, ed a pastor sì degno

Dar lodi e gratie, gloriose e sante.


E tu BOLOGNA, ch’a l’istesso segno

Ti trovi, e che già tanto desiavi

Scolpir l’alte sue imprese in bel disegno:


Hor godi, che quel tanto ch’aspettavi

E’ già vicino: senti in tutti i lati

Quante allegrezze, hor che più ben speravi?


Oh, tempi avventurosi, oh dì beati,

Ne i quali si vedran tutti i viventi

Di pura fede e di virtude ornati.


Venite dunque, e di soavi accenti

Empite l’aria, oh Muse, e tutto ‘l mondo

Risuoni di felici almi contenti:


Oh, tu c’hai stile altissimo e facondo,

Melpomene, homai tempra il tuo bel plettro,

E segua Euterpe il canto tuo giocondo:


Calliope, c’ha di Parnaso scettro,

Erato inviti, e con leggiadri versi

Non manchi far udir suo dolce metro.


Venghi Polimnia, e con suoi carmi tersi

Tersicore acompagni, e al bel concerto

D’Eufrosina i pensier non sian diversi.


Segua Clio col suo dir chiaro e aperto,

E Thalia, con accenti alti e sonori,

Risponda al nobil choro, e n’habbia il merto;


Venghin le Gratie, e i pargoletti Amori

Qui dove il picciol Ren con lucid’onda

Scorrendo fà fiorir l’herbette e i fiori,


Vaghe armonie ne l’una e l’altra sponda

Odansi, e in tempi sì giocondi e lieti

Huomo non sia ch’al gaudio non risponda.


Verdi lauri, cipressi, orni ed abeti,

Mirti, palme, olmi, cedri, olivi e pini

In cui trastullan gli augelletti lieti,


Limpidi laghi e rivi cristallini,

Intatti fonti, satiri e silvani,

Soliti star fra rose e gelsomini,


Semplici pastorelli, agresti pani,

Irti faggi, alte quercie e colli ombrosi,

Boschi, selve, paludi e fertil piani,


Ogni sito, ogni parte, di festosi

Gridi risuoni, e giubilar si senta

Il mondo tutto, e ognun si quieti e posi:


Verrà Cerere carca, e sarà spenta

La gran calamità, la gran miseria,

La qual anche a pensarvi ne spaventa.


Oda tal nuova l’Italia e l’Hesperia,

Con ciò ch’abbraccia il mondo e cinge il mare,

Qual porge di cantar alta materia:


Suoni la fama il corno, e rimbombare

Attorno facci il glorioso nome

Ricco di doti pretiose e care,


E per tutto ove ‘l sol spiega le chiome

Chiara s’oda di lui sempre in memoria,

Roda il tempo se sà l’humane some:


Ogni scritto, ogni carta, ed ogni historia

Narri i suoi magni fasti, ond’ei ne porti

Al mondo eternamente honor e gloria,


Bisogno eravi ben di tai conforti,

Oh patria mia gentil, mira già quanto

La sua presenza e ‘l venir suo n’importi:


Odonsi già le genti in ogni canto

Gridar: “Sia benedetto quel che viene

Nel nome del Signor benigno e santo!”


Corrono al chiaro fonte d’Hippocrene

Gli elevati intelletti a mille a mille,

Per risvegliar dal sonno le Camene,


Tal che non fia che più sonore squille

S’odan più mai ne i vaghi colli Aserei

Né risplender più vive alme faville,


Alza dunque in suo honor archi e trofei,

Colossi alti e sublimi, e statue e marmi,

Poi che per esso tal grandezza fei,


Illustri, chiari e gloriosi carmi,

Scrivansi di pastor tanto prudente,

Sì che in van contra lui il tempo s’armi,

E gridar s’oda “Viva il gran CLEMENTE!”.


IL FINE



DELL’ISTESSO

SOPRA LA CITTA’

DI FERRARA


Se pianser le sorelle di Fetonte

Quand’ei col Carro in Po cadde e morìo,

E cangiar (sì fu il duolo acerbo e rio)

In tronchi le lor membra altere e conte,


Hor su loriche sponde ov’ei la fronte

Bagnò, cantan con lieto e bel disìo

A questo nuovo sol, CLEMENTE, e pio

Che lor apre lucido orizzonte.


Sol di giustitia è questi, e di pietade,

Che ‘l carro regge de la vera luce,

Ch’ogn’hor via più s’innalza e mai non cade,


Quel la terr’arse, questi in lei produce

Pioggia di gratie, quel lasciò le strade

Del ciel, e questo al ciel guida e conduce.