GIUBILO ED ALLEGREZZA

del popolo di Bologna

nella santa entrata della gloriosa immagine della Madonna

di San Luca dentro della città di Bologna,

In queste sante triduane.


Con una parte de’ gran miracoli che ha mostrati in va-

rij tempi a’ suoi devoti secondo le croniche.

LODI ALLA GLORIOSA

Madonna di San Luca


Vergine sacra e bella,

Madre, sposa ed ancella

Di Dio, sol luminoso che risplendi

Ne’ petti nostri, e del tuo amor l’accendi,


Regina alta e celeste,

Che a l’alme afflitte e meste

Con l’apparir del tuo divino aspetto

Gaudio apporti, piacer, gioia e diletto,


Aura dolce e soave,

Che fuor de l’onde prave

La nostra nave trahi del mar infido,

E di salute la conduci al lido,


Vergine santa e pura,

Per te vive sicura

Felsina, e gode il stato suo felice,

Ch’in ciel e in terra sei sua protettrice.


Di Bizantio levata

Fosti, ed indi portata

Dal santo peregrin, con lieta fronte,

Per farti venerar su questo monte.


Chi può mirare a pieno

Il viso tuo sereno,

Ben si può dir felice fra la gente,

Che sei il sol di Dio chiaro e lucente.


Tu porti l’allegrezza

In fronte, e la dolcezza,

E ogn’hor fai meraviglie ed opre tali,

Che son stupor a gl’occhi de’ mortali.


Ai rei mercanti infidi,

Venuti in questi lidi

A rapir il tuo santo e bel ritratto,

Qual’è il tuo gran poter mostrast’in fatto:


Che mentre si credeano

Portarti, ov’egli haveano

Fatto disegno i miseri lasciasti

Tutti confusi, e al tuo loco tornasti.


A quel curioso, il quale

L’aspetto tuo immortale

Ardì scoprir, quasi di te ridendo,

Togliest’il lume, pe’l suo fall’horrendo.


Ma perché sei pietosa,

Né mai tenesti ascosa

La tua gratia, a chi a te ritorna poi,

Di novo lo rendesti a gli occhi suoi.


A le due peccatrici,

Che asceser le pendici

Per veder la tua faccia, gliel negaste,

Com’a donne impudiche e poco caste.


Quelle che i vaghi fiori

Pieni di grati odori,

Ardiro di levar a te d’intorno,

Restar confuse e n’hebber danno e scorno.


Ancora ch’il possesso

Volea, con torto espresso,

A le custodi tue levar di mano,

Rendesti il suo pensier fallace e vano.


Tu terremoti e peste

E fame e rie tempeste

Scacciat’hai da noi sempre, e post’il freno

A i fieri insidiator del picciol Reno.


Sallo di Barbon l’empio

Stuol, che il tuo sacro tempio

Volendo dipredar, a un tocco solo

Ch’udì di squilla, dileguossi a volo.


E dentro la cittade

Le serve tue, guidate

Da i soldati del ciel, pe’l ciec’horrore

Illese dal barbarico furore.


Tu l’hidrie d’acqua empiesti

La qual mancar vedesti

Al santo loco, e desti alto soccorso

Al gran stuol, ch’al tuo tempio era concorso.


Col tuo sovran potere

Festi abbondar il bere

A le custoditrice tue divote,

Entro le botti lor, già secche e vuote.


A quel buon sacerdote

Qual con preci divote

A te ricorse, desti gratia aita

Contra chi lui privar volea di vita.


Il fanciul rabbioso,

Che mai quiete e riposo

Ritrovar non potea, essendo posto

Sopra il tuo altar, fu risanato tosto.


A quel che già quattr’anni

Stat’era in gravi affanni,

Co i membri attratti, a te sendo condutto

Sanità desti, e camminò per tutto.


Colei che perso havea

Il lume, e non vedeva,

Ricorrendo da te pentita e trista

Ricuperò la destata vista.


Col tuo soccorso grato

Colui, che fracassato

S’era nel cader giù d’un alto tetto,

Rendesti illeso, e senz’alcun difetto.


A che vad’io dicendo

Del tuo poter stupendo?

Non si sa che tu fai e che tu puoi

Ciò che di far ti piace e ciò che vuoi?


I don che tu dispensi,

Sono rari ed immensi,

Ond’han giusta cagion i tuoi divoti

Porger sovente a te preghiere e voti.


Fa dunque, oh madre pia,

Che sopra di noi stia

La gratia tua divina, e la tua mano

Scacci il nemico tuo da noi lontano.


Prega il tuo santo figlio,

Che ‘l suo divin ausiglio

Porger ci voglia, e la campagna aprica

Difenda, custodisca e benedica,


Acciò che la stagione

Porga la granagione

In abbondanza, e la semente sparsa

Non sia a noi di raccolto avaro, e scarsa.


E a’ nostri superiori

Dona gratie e favori,

Che possin governar questa cittade

Con prudenza e giustitia e con pietade.


Vieni dunque, oh beata,

Vergine, che aspettata

Dal tuo popolo sei con fede pura,

In queste a te sì care e amate mura.


E in queste triduane,

E ‘l tempo che rimane,

Accetta i prieghi nostri e porgi a noi

Oh gran regina, gli alti ausigli tuoi.

IL FINE