INVITO

DEVOTO

a tutte l'anime fedeli, a ve-

nire a honorare la santa


CORONATIONE

DELLA GLORIOSA

MADONNA

delle Mura delle Lame.

Eccovi, alme devote,

La vostra gran regina,

A cui il ciel s'inchina,

L'aer, la terra e 'l mare

E ciò ch'al mondo appare,

A cui di gemme ed or la sacra testa

Hoggi si cinge, con trionfo e festa.


Ecco la santa sposa

De l'alto re superno,

Madre del Verbo eterno,

E figlia del suo figlio,

La qual con lieto ciglio

Il basso don, tutta benigna e humile,

Da' suoi accetta, al puro cor simile.


Ecco la santa ancella,

Che per l'alta bontade

La fede e l'humiltade

Che gli albergò nel petto

Fu degna esser ricetto

Di quel divino e benedetto frutto

Che nacque per salvar il mondo tutto.


Ecco di tutti i beni

La gran dispensatrice,

E larga donatrice

Di gratie e de' favori,

Ecco de' peccatori

Il gran rifugio e l'advocata vera,

Che per lui prega sempre acciò non pera.


Ecco quel forte scudo

Di noi saldo riparo,

Archivio d'ogni raro

E santo e buon costume,

Il mar, il fonte e il fiume

Di gratia, di clemenza e di giustitia,

Orto d'ogni piacer, d'ogni divitia.


Ecco la chiara stella

Che va per scorta e guida,

Per l'onda aspra ed infida

Di questo mar turbato,

Al peccator tornato

A penitenza, e col suo santo raggio

Lieto il conduce al fin del suo viaggio.


Ecco quel nobil giglio

Fragrante ed odoroso,

Che 'l giardino amoroso

De l'alta hierarchia

Adorna, ecco Maria

Madre di gratia, che qual calamita

Tira a sé l'alme, e su nel ciel le invita.


Ecco di noi mortali

L'allegrezza e conforto,

Ecco il felice porto

Ove si salva ogn'alma,

E ogn'hor bonaccia e calma

Dimostra, e tanto di dolcezza abbonda

Ch'ogn'un sicur lo passa e non affonda.


Ecco il chiaro christallo

U' splende ogni virtute,

E ìl vaso, u' si rinchiude

Il celeste tesoro;

Ecco de l'alto choro

Il trionfo, la palma e la vittoria,

E del stuol virginal honor e gloria.


Ecco la mattutina

Rosa, vaga e fiorita,

Tanto cara e gradita

A l'alto re superno,

Ecco il vero governo

De' miseri mortali, ecco la speme

In cui confida tutto l'human seme.


Ecco la nobil pianta

Sotto la cui dolce ombra

Ogni gratia s'adombra,

E fra le sante fronde

Ogni virtù s'asconde,

Tal che felice è chi a posar s'induce

Sotto i suoi tronchi, ov' ogni ben s'aduce.


Ecco quella degn'alma,

Che 'l cielo empie d'amore,

Splendor, che dà splendore

A tutte l'altre stelle,

Bella fra le più belle,

Santa fra le più sante, e fra le prime

La prima e la più eccelsa e più sublime.


Ecco quella grand'arca

Di senno e di prudenza,

Di bontà, di clemenza,

Di concordia e di pace,

Calda d'amor fornace,

Di mille pregi ornata e d'infinite

Gratie divine, a lei da Dio largite.


Ecco quella che 'l capo

Ruppe al superbo drago,

Ch'entro l'Averno lago

Hor con acerbo duolo

Col dispietato stuolo

S'affligge ed ange, si dibatte e rugge,

E di rabbia si rode e si distrugge.


Ecco la vaga aurora

Ch'apporta il chiaro giorno,

E rende il mondo adorno

Co' bei occhi lucenti,

Onde tutti i viventi

Tanto gaudio hanno in sé, tanto contento,

Ch'ogn'altro lor pensier del tutto è spento.


Ecco quella ch'al mondo

Senza peccato visse,

Né mai error commisse,

Ma pura e immacolata

Nacque, e fu conservata

Vergine sempre, onde portar fu degna

Nel sacro ventre quel ch'eterno regna.


Eccovi, alme ben nate,

Colei il cui sembiante

Rallegra l'alme sante

Del cielo, e le consola,

Ecco quella che sola

Meritò udir, dentro de l'humil speco,

Ave di gratia, il re del cielo è teco”.


Eccovi, in conclusione,

La Vergine beata,

C'hoggi vien coronata

Da' suoi servi devoti,

E di preghiere e voti

Appresentata, hor voi venite in tanto

Ad honorarla in questo giorno santo.


Venite, anime care,

Dove ogni ben fiorisce,

Dov' ogn'alma gioisce,

Dov' ogni gaudio nasce,

Dov' ogni cor si pasce,

Dov' ogni mente si rallegra e gode

Dov'ogni lingua a Dio dà honor e lode.


Venite, anime pie,

Dove la santa madre

Da l'angeliche squadre

Vien esaltata, ed ivi

Preghian che non ci privi

De le sue gratie, e che per sua pietade

Soccorra il popol suo la sua cittade.


Venghin tutti i fedeli

Ed ivi genuflessi,

Con i lor cori impressi

Di devotion di fede,

A lei chiedon mercede

De' lor peccati, e che 'l suo santo ausiglio

Ne porga, e scampi di mortal periglio.


IL FINE