LAMENTO

DELLI BANDITI

PER LA MORTE DI MOLTI

suoi capi, e compagni.

Con la loro distrut-

tione,


ED ALTRE COSE

degne di memoria.

Lamento de' banditi.


Non sappiam più dove andare,

Noi, meschini farinelli,

Né più siamo al mondo quelli

Che faceano ogn'un tremare.

Non sappiam più dove andare.


A mal termine hora siamo,

Senza haver chi ne consola,

Presi siam qual pesce a l'hamo [sic],

Che si piglia per la gola,

Non occorre dir parola,

Che ci vogliono estirpare,

Non sappiamo dove andare.


E' impossibil che non siamo

Morti o presi qual saffini,

A le forche se n'andiamo,

Non ci vale haver quattrini,

Perché fino i contadini

Hor ci vengono a cacciare,

Non sappiam più dove andare.


Stanno saldi a piè e cavallo,

I valenti e buon soldati,

E non vi è chi faccia fallo,

Perché sono risigati,

E ci hanno circondati

Da ogni lato, fino al mare,

Non sappiam più dove andare.


Noi patiam gran carestia

D'ogni cosa, e i buon bocconi

Che ciascuno in compagnia

Già gustava, e li capponi,

Son cangiati in strangoglioni

Né potiam più trionfare.

Non sappiam più dove andare.


Sono i vini delicati,

Dolci, rari e pretiosi,

Acque marcie son cangiati,

Li bocconi da golosi

Sono cibi dolorosi,

Atti a far ogn'un crepare

Non sappiam più dove andare.


Hor mangiamo ed herbe e frutti,

Tutti acerbi e mal maturi,

Consumati siamo tutti

E spianati sono i muri

Del giardin, né più sicuri

Ci teniam per guerreggiare,

Non sappiam più dove andare.


De la notte pur un'hora

Non dormiamo intieramente,

Che bisogna saltar fuora;

Habbiam contro tanta gente,

Che ci fanno di presente

De la vita dubitare,

Non sappiam più dove andare.


Né in torri né in palazzi

Né in montagne, né in pianura

Siam sicuri, che ne i lazzi

Caderemo a la sicura.

Già le donne havean paura,

Hor ne vogliono ammazzare,

Non sappiam più dove andare.


Piglia, piglia, ammazza, serra,

Ogn'un grida notte e giorno,

Tutto il mondo ci fa guerra,

Non possiam più gire a torno,

Che 'l paese d'ogni intorno

Corcondato è in terra e in mare,

Non sappiam più dove andare.


Sono i furti manifesti,

Copre il sangue i nostri figli,

Ne teneva il gallo desti

Col suo canto e fieri artigli,

Non vi è più chi ne consigli,

E ci guidi per mal fare,

Non sappiam più dove andare.


Si è fatto del mal tanto

Che non mai fu fatto tale,

Si è rivolto il riso in pianto,

Il pentirsi più non vale,

Che non piace a Dio immortale,

E non vuol più sopportare

Non sappiam più dove andare.


Mercadanti svaligiati

Scorticati contadini,

Viandanti mal trattati,

Tolto robe e i lor quattrini,

Posto taglie a i cittadini,

Habbiam fatto ogn'un tremare,

Non sappiam più dove andare.


Inaudite crudeltadi,

Stupri, incendi e sacrilegi

Commettemmo, e 'n le cittadi

Siamo entrati, e con dispregi

De i signori e de le leggi

Minor male era il rubare.

Non sappiam più dove andare.


Non si può narrare il tutto

Di noi ladri scellerati,

Questo è il merto, questo è il frutto;

Possiam dir d'esser mal nati,

Tutti i passi son serrati,

Né troviam più che mangiare,

Non sappiam più dove andare.


Non è alcun che amar ci voglia,

Siamo al mondo (oh poverelli)

Ad ogn'un venuti a voglia,

Disgratiati meschinelli,

Dissipati farinelli,

In che hor dobbiam sperare?

Non sappiam più dove andare.


Solo morte, stratij e stenti

Contra noi hor si prepara,

Siamo involti in gran tormenti,

Che la gente esperta e rara

Hor ci porge la capara,

E ci danno assai da fare,

Non sappiam più dove andare.


Non è alcuno che più dorma,

Anzi, ogn'uno tiene a mente

Che disfatta sia la forma

Di noi altri (il ciel consente),

Ne le valli, il rimanente

Cerchiamo hora di salvare,

Non sappiam più dove andare.


Ahimè, adesso con prudenza

Ben bisogna governarsi,

Ed armarsi di patienza,

Che sarà forza bagnarsi,

Né potremo più salvarsi

E più d'un s'ha da annegare,

Non sappiam più dove andare.


Un'altra volta dirò il resto,

S'havrò tempo allhor di farlo,

Ma mi dubito che presto

Udirete altri a cantarlo,

Quel ch'io dico è da notarlo,

Hor qui il fine voglio fare,

Non sappiam più dove andare.


IL FINE