LETTERA

MANDATA

DA NARCISO

alli più belli, vaghi, e profumati

giovani di questa città.

Avvisandoli, che non si debbano mascherare,

acciò non coprino la sua bellezza, né

guastare la salda a i collari, a i ricci

a i mustacchi, &cetera.

NARCISO

A VOI, GIOVANI BELLI

leggiadri, garbati, ricciuti, profumati,

lesti e galanti, e che per tali vi

tenete, mando mille saluti


Essendosi fatto collegio nel regno d'Amore tra noi, Narciso, Adone e Ganimede, presente madonna Venere, e messer Cupido, sopra la bellezza, e fare nova provisione acciò ch'ella si conservi, e stia in quel grado e riputatione ch'ella merita, ed havendo considerato essere in voi tutte quelle parti che si conviene abbellire e dare intiera perfetione al nostro desiderio, habbiamo cavato per via di ballotte a voi uno procuratore, o tutore, appresso a madonna Gioventù, sorella di madonna Gratia, cugina di madonna Politezza, e figliuola di messer Policreto degli Attillati, tutti cortegiani di madonna Venere. Onde, essendo toccato a me tal maneggio, per il primo semestre di questo Carnevale sono entrato vostro conservatore e custode, ed ho promesso osservare quanto si conviene da galant'homo e homo da bene, e perché bramo che le cose vostre siano incamminate a buon viaggio, e che il tutto passi con honore e riputatione, acciò che al fine del nostro magistrato non siamo indicati da nissuno, habbiamo voluto salutarvi ed ancho farvi palese il presente statuto, il quale da voi vogliamo sia osservato inviolabilmente, ed è questo sottoscritto che sentirete.

Per che vi sono di quelli i quali, oltre che la gran madre natura gli è stata larga donatrice di tutte quelle bellezze che possino desiderare, non però cessano di aiutarsi con ogni odo che sia possibile, giuntando, come si dice, rame alla cazza, e la mattina, come son levati, a guisa di spose si pettinano, lavano, fregano e fanno ricci, ciuffi cantoni, treccioline, pelandosi la fronte, dandosi la bionda alle barbe, e capelli lissandosi e leccandosi come le gatte quando vuol piovere, e sino con il belletto si dipingono, sforzandosi, se bene sono alquanto attempati, dimostrarsi giovanetti, lavandosi con acque odorifere, e si profumano le barbe e i mostacchi con muschio, ambra, zibetto, ed altre cose di valore, stando nello specchio un'hora o dua, per veder se stanno bene, se 'l collaro sta a proposito, come hanno da tenir la bocca e da portare gli occhi, se la barretta sta meglio da un lato o in meggio, né si partono dalla camera se non tornano a mirarsi dicei o dodeci volte, quasi innamorati di se stessi, come intravenne già a me, quando mi cangiai in fiore di velluto, e tornano a conciarsi la barba a coda di passera, e i mostacchi a rampino da stadiera, o come sono gli elsi de' pugnali ferraresi, ed al fine stanno tanto adobbati che, quando escono di casa, gli altri tornano a desinare, e se vanno per le strade, menano tanta puzza, volsi dire: tanto odore, che pare che habbiano tutte le profumarie di Bologna attaccate di dietro, tanto si fanno sentire.

E però a questi tali, che cercano mantenirsi nel suo stato, e che di continuo vanno coltivando l'orto della sua gioventù, aggiungengo rose alle guancie, si comanda amichevolmente che voglino né debbiano in tutto questo Carnevale coprire con mascare, né col velo o altro la lor faccia, ma, se vanno fuor di casa, vadino scoperti, mostrando a tutti la sua bellezza, e se vanno sul Corso, cerchino mettersi in loco dove siano ben veduti, accomodandosi con bella gratia parlando sul sodo, e dandosi spesso a i mustacchi, sputando tondo e tenir la bocca a pongietto o a cul di lòdola, o come starà meglio.

Item, che cerchino di vedere qual parte sono in loro più da comparire, e quelle artificiosamente far vedere, come serìa a dire: se hanno bella gola, lassare slacciato tre o quattro bottoni da collo; se bianche mani, guanti in pugno; se anella assai, la mano al viso; se bella fronte, la berretta in dietro; se bella vita, la cappa su una spalla sola; se bei denti, ridere assai; se belli occhi, movergli con garbo; se belle orecchie, La barretta con poca volta; se bella barba, non trar mai suso il ferraiolo, ed in somma, mostrare quanto hanno in sé di bello, per il quale possino essere mirati da tutti, stando su la sua reputatione al più che si può, e sarà buono che si tenghino ancora da più che non sono, per non fallire.

Se ancora havranno alcun difetto nella vita, perché non si può essere tutto perfetto, cerchino coprirli, come: se havessero signato il collo, portare i collari alti; se una spalla alquanto più grossa dell'altra, aiutarsi con del bombagio; se nelle gambe, aiutarsi con calzette artificiose; se nelle braccia, tenire sempre la cappa intorno; se brutta bocca, tenirla serrata; se brutti denti, non rider mai; se brutta barba, tenirla nel ferraiolo, e via discorrendo.

E perché vi sono de quelli i quali, per essere troppo bianchi, patiscono da vermi, onde il fiato gli sa di rene sboientato, e quando parlano con qualchuno bisogna che stiano di traverso, come quelli che suonano il cornetto, si concede a questi tali, che possino portare in bocca un poco di garofolo ovvero cannella, acciò, parlando con le genti, non sia dato di naso al ragionamento.

Item, per la conservazione di detta bellezza, vogliamo che tutti quelliche sono sotto la nostra bandiera, debbano una volta o dua la settimana, se gli pare, andare alla barbaria a farsi tosare, lavare e radere, e che stiano sotto il barbiero un'hora o dua, facendosi tirare via ogni minimo peladino che stia male, e se sono grassi si faccino radere atteso atteso, se magri, tagliare a mezzo pettine, facendosi lassare i ricci dalle bande, e quei ciuffi alti che paiono pennacchi da celatoni antichi, e conciare le barbe a scopetta quadra come scarpe todesche, acciò l'estate s ene servano per moscarole e per ventagli, e l'inverno anchora per pezza da stomaco e per scrimaglio, e sopra tutto si facciano nettar ele orecchie con un buon orecchino, acciò che 'l calcinazzo non vada tanto ingrossando che si tiri dietro la muraglia.

E per ultimo, vogliamo che questi tali cerchino stare su la sua riputatione, non cedendo a nissuno d'un lupino, e se vanno a qualche festa o banchetto dove si balla, cerchino di stare dinnanti e sedere in alto, tirandosi su le lattuche, acciò siano veduti da tutti, e che siano presi spesso, ma che, ballando, non levino troppo in alto le cavriole, che non dessero della testa nel volton di meggio, e tenghino basse le braccie, acciò non discordino i violoni, e a morbare la festa sul più bello.

Tutto questo vogliamo, ordiniamo e stabiliamo, e, acciò questi tali possino conoscere il nostro amore, se gli mandano a donare le infrascritte cose, cioè:


Un vaso de fiori di velluto, colti ne l'horto dell'astimatione;

Cinque cento vessiche gonfie di vento;

Quattro gabbie di gavinelli;

Cinque casse de passatempi, tutti da una mano e mezzo;

Dieci cofani di fumo di paglia d'orgio;

Un sacco de tientibuoni, tolti ne l'isola del buon tempo;

Cento berrette di gala, tolte nel regne de' leggieri, tutte con le sue penne di cesone dentro;

Sette cento battindarno, forniti d'inchini turscheschi;

Otto cestoni di lassami stare, fodrati di totene poco e di troppo ce n'è;

Cinquanta vasetti di saponata lodesana, tolta all'uccellatoio;

Novecento cinquanta capricci differentiati l'un dall'altro;

Venti cinque girandole, con i suoi passamani di terra d'ombra;

Un zuccone de' grilli, con le sue liste a traverso;

Trenta quattro allocchi e venti barbagianni, e disdotto babbuini, che tutti sanno sonare, ballare e saltare.

Ed in conclusione, se gli manda settanta ampolle piene de' vapori, da ongerli di dietro la memoria, acciò che l'intelletto non s'addormenti sul matarazzo della volontà, e che la materia possa havere suo esito. E tutte queste cose goderanno per amor nostro, con patto e conditione che non preterischino a quanto di sopra.

Delle donne non c'impacciamo, perché elle hanno trovato certe sorte di conciature da testa e tale inventioni, che non le accordarìa mastro Timoteo, e Venere istessa si stupisce, né ardisce uscire di casa, per non havere nella sua corte donna che gli sappia fare sul capo tante grillarie di cupole, pennacchi, cimieri, navi, carrozze, murioni, giardini, horti, boschi, serragli, bracciatelle, manichi da sporta ed altre diavolarie, però chi vuole questo impaccio se lo pigli, che noi n'habbiamo assai e quasi troppo di questo.

Del regno di Amore, il dì 18. Febbraio. 1590


IL FINE

Tutto vostro Narciso.