MARIDAZZO

DI MOLTE SORTI

D’HERBE,

Fatto in un’Insalata del Mese di Maggio,

Nel quale si vede l’ingegno di ciascuna nel maritarsi.

Con una frottola d’alcuni innamorati che vanno

vendendo Salata. Del Croce.



In Bologna, presso gli Heredi di Bartolomeo Cochi. 1622.

Con licenza de’ Superiori.


Il bel Mese di Maggio mi trovai

Nel loco di piacer per solazzare

Dove risplendea il Sol suoi novi rai.

Da liete Ninfe fui preso a parlare

Di quel c’hoggi nel mondo anchor si trova

Che mai tal cosa udita più mi pare.

Credete certo, che tal cosa nova

Considerata, e stata in un Giardino,

Che certamente può stare alla prova.

Una Rosa vermiglia damaschino

Prese per legittimo sposo, over marito

Un bel Garofal d’odor tanto fino.

Un Giglio bianco, tutto quanto ardito,

Prese per moglie una gentil Viola,

Tutta vermiglia ha il suo color gradito.

Quel Gelsomino bianco par, che vola

In fretta, e abbracciar madonna Moschetta.

Ne men si pensa di lasciarla sola.

D’Amor si ritrovaro in una stretta

Quell’odorato Basilico fino,

In Mazorana bella, e gentiletta.

Dopo io vidi il nobil Rosmarino,

Che Salvia verde tolse per sua sposa,

Né fu veduto mai col capo chino.

Borafo tolse una donna famosa,

Armata come lui d’arme pungente,

Il nome suo madonna Buccolosa.

Fior d’ogni Mese, che mai non si pente,

Volse che invidia fusse sua consorte,

Benché mal volentier lei lo consente.

Ancor io vidi entrar dentro le porte

Zusuerde, innamorato e pien d’odore,

Che Soacezza gli toccò per sorte.

Era in quel loco il nobil Fior d’Amore,

Al qual’il nome suo ben gli conviene,

Ma bella Donna se gli passò il core.

Eravi ancor legato in tal catene

Quel Porezuol, d’odor tanto soave,

Ma Menta Greca lo mantien in spine.

Marruoio forte, sotto tante chiave,

Tolse per forza quella Fantolina,

Che in sua vita mai seppe dire “Ave”.

Madonna Naranzata tanto fina,

Tosse Cerpiglio per suo nobil sposo.

Che rendevano odor sera, e mattina.

Radicchio, che non volse esser pomposo,

Tolse Lattuca tanto nominata,

Benché ’l Natale se ne stia nascoso.

Per honorar questa gentil Salata,

Entrogli Agresti, e Ruccola sua donna,

Per dar piacer a quella sua brigata.

Eravi ancor una gentil madonna.

Pavarina chiamata dalla gente,

Ramponzol tolse per sua gran colonna.

Et ancor Porcinaglia, ivi presente,

Col Bion si volse accompagnare,

Ben contra il suo voler lei lo consente.

Un gran Dragon il vidi cavalcare

Dentro un Giardin, dov’eran tai piaceri,

Con Pimpinella s’hebbe accompagnare.

Quel pungente Spinezzo, à non temere,

A tempo venne di Quaresima santa,

E la tenere Herbetta volse havere.

Eravi un Ravanelon tutta quanta,

La sua gran forza, negro di colore,

D’una grossa carotta egli si vanta.

Un Capuzzo serrato come un core,

Abiancheggiando venne per quel sito,

Tolse una verza bianca per amore.

Dapoi vidi un Nanon tutto smarrito,

Che, vedendo una Rapa sotto terra,

“Sappi” gli disse, “che son tuo marito”.

Ancor io vidi sotto tal bandiera

Un Porro bianco, e verde scapigliato,

Che una Cipolla tolse per mogliera.

Un capo d’Aglio, tutto arrabbiato,

Tolse per moglie quella Spagnoletta,

Che da tutt’hora fa puzzar il fiato.

Hora convien, che qui silenzio metta

Al mio parlar, ch’io non potrei narrare

De radunati quivi in questa setta.

Hor, com’ho detto, qui vo' terminare,

Perche mi par’hormai il tempo, e l’hora,

Voler licenziar, chi sta ascoltare,

Cosi vi lascio tutti alla buon’hora.



Frottola d’Alcuni Innamo-

rati, che vanno ven-

dendo Salata.


Ecco qui Lattughe verde,

Naranzata allegra, e bella,

Persemelo e zusuerde,

Tutia, agetta, e pimpinella,

Violata, e villanella,

Salvia, e fiori d’ogni Mese,

Chi ne vuol, donne cortese,

Ne facciam buona derrata.

Salata, donne, salata,

D’ogni sorte erbette, e fiori,

Tutta pien di mille odori,

Netta, monda, e ben lavata.


Noi ne diam per un marchetto

Pieno pien sto cestelletto,

Poi per darvi più diletto

Darem gionta un ravanello,

Saldo, grosso, dritto, e bello,

Bianco più, che neve in monte,

Dolce più , ch’acqua di fonte,

chi ne gusta una sol fiata


Salata, donne, salata,

D’ogni sorte erbette, e fiori,

Tutta pien di mille odori,

Netta, monda, e ben lavata.

Chi volesse nostre erbette,

Nostri horti assai ne fanno,

Buone verze fenocchiette,

Buon verzotti tutto l’anno,

Chi le nostre proveranno

Si stara di buona voglia

Perché l’ha si bella foglia

Verde, ed anche delicata.


Salata, donne, salata,

D’ogni sorte erbette, e fiori,

Tutta pien di mille odori,

Netta, monda, e ben lavata.


Aglio fresco, e cipollette

Noi portiamo in quantitate,

Di scalogne assai perfette

Pestevaghe avantazate,

E cipolle strapiantate,

Porri grossi in buona forma,

Di carote habbiam la norma,

Rossa in campo e ben mondata.


Salata, donne, salata,

D’ogni sorte erbette, e fiori,

Tutta pien di mille odori,

Netta, monda, e ben lavata.


Sta radice strapiantata

Sempre fa de maggior prova,

Quando è più sotto ficcata

Più s’ingrossa, e si rinova,

Chi ne mangia assai le giova,

O innanzi, o dopo il pasto,

A chi ha l’appetito guasto

Questa è medicina usata.


Salata, donne, salata,

D’ogni sorte erbette, e fiori,

Tutta pien di mille odori,

Netta, monda, e ben lavata.


IL FINE