LA NOBILTA’

DEL GOBBINO

DA GUBBIO


Opera nova, piacevole, e ridicolosa,

Nella quale si tratta de gli onorati essercitij, ch’egli

usava nell’andar vagando il Mondo, & altre

opere degne di sua vita.

Composta per Giulio Cesare Croce.


In Bologna, presso gli Heredi di Bartol. Cochi.

Con licenza de Superiori. 1621.


Son un pezzo stato in dubbio,

S’io dovea farla finita,

Ma il gran Gobbin da Gubbio

Nuovamente hoggi m’invita

A descriver la sua vita,

Onde a lui non vuò mancare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Son sforzato dunque in versi

Raccontar le sue prodezze,

Come andò per tutti i versi

A mostrar sue gentilezze,

E con sue piacevolezze

Si faccia da tutti amare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Quando nacque sto Gobbetto,

Parve ogn’un fesse giudizio,

Ch’ei sarìa pien d’intelletto,

E ne diede grand’inditio

E fu questo nell’initio,

Ch’in sto mondo venne a stare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Quando fu più grandicello,

Cominciò a scoprir’a tutti

La sua gratia, e in modo bello

Rallegrava uomini, e putti,

E ciascun trahea construtti

Dal suo dolce ragionare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Mille cose poi haveva

Da passar il tempo, e l’hora,

E con lor si tratteneva.

E ben spesso gli altri ancora,

E se state attenti, hor hora

Ve le voglio raccontare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Primamente avea una simia,

Che facea cose onorate,

E giocava ben di scrimia,

E tirava gran stoccate,

Stramazzoni, & imbroccate,

Che facea trasecolare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin aveva un gatto,

Che ferrava de stringhetti,

Et a far questo era molt’atto,

E pigliava assai marchetti,

E la notte sopra i tetti

Se ne stava à lavorare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin aveva un’oca,

Che tessea delle braghesse,

Ma nel canto era un po’ roca,

E tirava di gran vesse,

E mangiava fave lesse,

Mentre andava a pascolare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea una cagna,

Ch’uccellava per sollazzo,

E sapea tender la ragna,

E tirar il straffinazzo,

Sol gli dava un poco impazzo,

Quando andava a lumacare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea un galletto,

Che sonava di viola,

Et il giorno per diletto

Ei cantava la, mi, sol, la,

Questa cosa non è fola,

Che ciascun lo può provare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea un coniglio,

Che sonava di cornetto,

E s’udìa discosto un miglio

Il suo suon, tant’era netto,

Sol’il fiato al poveretto

Nel più bel solea mancare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea un cavallo,

Ch’insegnava di latino,

E s’alcun faceva fallo,

Lo mandava a piastrino,

E portava il berrettino,

Che temea non s’affreddare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea una mosca,

Riserrata in una noce,

Che parlava in lingua tosca,

Et havea una bella voce,

E nel dir tanto veloce,

Che facea maravigliare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea un franguello,

Che parlava romagnolo,

Similmente un gavitello,

Che sonava di subiolo,

Ed haveva un rosignolo,

Che sapeva cucinare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea un mamone,

Che facea delle calzette,

Ma sempr’era in questione

Con color, che fan polpette,

Ed odiava le civette,

Quanto più si possa odiare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin havea una quaglia

Molto rara in la pittura,

E un fanel da Sinigaglia,

Eccellente in la scultura,

E per via d’architettura

Non trovava al mondo parte.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin con queste cose

Si dispose andar pel mondo,

Per far opre gloriose,

E che ‘l nome andasse à tondo,

E per star lieto, e giocondo,

E poter sempre sguazzare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin gionse in Romagna,

Né sì tosto fu arrivato,

Che gli fu tolto la cagna,

E ‘l mamon gli fu involato,

Onde il pover sventurato

Si voleva disperare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin gionse à Bologna,

Et andò alloggiare in Ghetto,

Ecco tosto (ò che vergogna)

Gli fù tolto il suo galletto,

Et il gatto andò su’l tetto,

Un trippar lo fe' ammazzare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin gionse à Ferrara,

Et un dì su la Zuecca,

L’oca sua perfetta, e rara

Un hebreo via te gli becca,

Onde quivi à musa secca

Restò il misero a cridare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin, se ben discerno,

Mosse il piè in’l Mantovano,

E nel gionger à Governo

Al caval dato di mano

Fu, e menato da lontano,

Né giovolli il braveggiare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin andando à Bressa,

Giunse dentro à un’hostaria,

E posar volendo in essa,

Come s’usa per la via ,

Un garzon, mentre dormia,

la sua mosca hebbe a pigliare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin andò a Milano,

E quand’ei fù appresso un miglio

La quaglietta fuorn di mano

Gli fù tolta, co’l coniglio,

E se ben fù gran bisbiglio,

Si convenne contentare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin dentro il Castello

Si pensava esser sicuro,

E gli fu tolto il fringuello

Da un soldato, ahi caso duro,

Et ei tratto giù d’un muro

Nelle fosse a rinfrescare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il Gobbin insomma perse

Tutti quanti gli animali,

Dalla simia in fuor ch’aperse

Sempre gli occhi a quelli, i quali

Dimostravano a i segnali

Di volerla sgraffignare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Hora il povero Gobbino,

Con la Simia solamente,

Se n’andava à capo chino

Per il mondo allegramente,

E faceala fra la gente

Hor far salti, hora ballare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Ch’il chiamava su in cucina,

Ch’in la camera, o in la sala,

Ch’il menava giù in cantina,

Ch’in soffitta, o à meza scala,

De danari ogn’un fa pala,

Per la Simia rimirare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Alla fin questo Gobbino

Mise insieme tanto argento,

Che si fece cittadino,

E per viver più contento

Si risolse in un momento

Un palazzo fabbricare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

E perché egli haveva in volta

Fatto gli homeri, e la schiena,

Fece farlo tutto in volta,

Né un tassel gli volse à pena,

E con vita alma, e serena

Attendeva a trionfare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Quando poi fu appresso à morte

Fece un nobil Testamento,

E lasciò alla sua Consorte

Tutto quanto il fornimento,

Co i pendenti, e scudi cento

Sopra dote da tirare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Il palazzo fu lassato

A colui, il qual nascesse

Del suo ceppo, che inarcato

Fusse, e l’humor curvo avesse,

L’altre cose furon messe

In comun per dispensare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Così morse il poverello,

E la simia pe’l dolore

Ste' tre dì sopra l’avello,

Tanto a lui portava amore,

Ma rendendo gran fetore,

Lo convenne abbandonare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

E così se ne gì via,

Né si sa dove si trova,

Che giammai messo, né spia

N’hà tra noi portato nova,

Ma v’è un ch’afferma, e prova,

Ch’ella andossi ad annegare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

Horsù sia come si voglia,

Il Gobbin è andato a spasso,

Hor chi sia, che non si doglia,

E non pianga a questo passo,

Sendo il mondo privo, e casso

D’huom sì egregio, e singolare.

Viva il Gobbo in terra, e in mare.

I L F I N E