PROCESSO

OVERO ESAMINE DI

CARNEVALE


NEL QUALE S'INTENDONO TUTTI

Gl'inganni, astutie, capriccij, bizzarrie, viluppi,

intrichi, inventioni, novità, sottilità, schioc-

charie, grillarie, etc. ch'egli ha fatto

quest'anno nella nostra città


Con la sententia e bando contra lui formata.

Essendo stato preso

Quel matto, quel balordo,

Quel lupo, quell'ingordo,

Quel tristo, quel sfacciato,

Quel porco, quel sfondato,

Quel pazzo e bestiale,

Quel zucca senza sale,

Di Carneval poltrone,

Goloso imbriacone,

Da poco inerme e vile,

Nasciuto nel porcile,

Nel sterco, nel letame,

Vigliacco empio ed infame,

Pien di frodo e di vitio,

E per dargli il supplitio

Ugual alla mercede,

Per non torcere il piede

Mai fuor de la giustitia,

Sopra ogni sua tristitia

E' stato esaminato,

E ben interrogato

De' suoi passati falli,

I quali, in tutti i calli

Si trova haver commessi,

E tutti i suoi eccessi;

Ond'essendo spiegato

Il foglio, ed ei spogliato

Per porlo a la tortura,

Havendo gran paura

Di non cadere a basso,

E andar tutto in un sasso,

Essendo corpulento,

Panciuto e macilento,

Le membra gravi e sconcie,

Con più di sei bigoncie

Di roba in le budelle,

Tirandoli la pelle

A guisa di tamburo,

Il corpo sodo e duro

Pien d'ova e di minestra,

La vita poco destra

E tutta sconcertata,

Il tutto alla spiegata

Ha fatto noto e piano,

Così, di mano in mano,

Di propria volontade,

E' la sua iniquitade

Palese e manifesta:

Dunque alzate la testa

E state ad ascoltare,

Che qui s'han da contare

Tutte le sue bugate,

Acciò che le brigate

Non dican poi ch'a torto

Ei sia bandito, o morto,

O fatto dispiacere

Contra d'ogni dovere,

Che senza esser sforzato,

Ma in sedia accomodato,

Per non poter star dritto

Di sua bocca il delitto

Ha fatto piano e chiaro,

E qui per il notaro

Sarà descritto il tutto.


E prima.


Interrogatus


S'ei sa per che cagione

Ei sia posto in prigione.


Respondit


Signor no, ch'io nol so,

Se non è ch'io sia stato

Tal'hora mascherato,

Facendo il bell'humore,

Mutando a tutte l'hore

Mostazzo e vestimenti,

Andando tra le genti

Senz'esser conosciuto,

Ed ero a tal venuto

Ch'ogn'un che mi vedea

A più poter correa,

Per farmi compagnia,

Gridando per la via

Com'anime dannate,

Con gente scapestrate,

Dalle virtudi absenti,

E i miei pensieri intenti

Sol erano di fare

La roba strusciare

A tutte le persone,

Dandogli occasione

Di far mille pazzie,

Materie e scioccherie

Ed altre cose vane.


Interrogatus


Con quai compagni andava,

E quanti ne menava.


Respondit.


Con dieci, ed eran questi:

Ribaldo de' Cattivi,

Sfrenato de' Lassivi

Goloso de Gl'ingordi,

Leggiero de' Balordi,

Mendace de' Bugiardi,

Bisunto de' Leccardi,

Da poco de' Poltroni,

Forfante de' Cialtroni,

Allegro de' Bevanti,

Menchion de Gl'ignoranti.

Questi erano i compagni

Co i quali i miei guadagni

Andavo compartendo,

E seco trattenendo

Ogn'hor la vita mia,

Ed era compagnia

Chi sempre divorava

E giorno e notte stava

Per bettole e taverne,

E fin alle lucerne

Tal'hora havrian leccato,

Se non ci fosse stato

Altro in cucina d'unto,

E sapean ogni punto

Per conto de la gola,

E ne tenevan scola

Come si fa d'abacco,

E volean nel suo sacco

Sempr ei miglior bocconi,

E quanto eran più buoni,

All'hora eran più grati,

E si sarìan scannati

E trattosi i budelli,

Per quattro fegatelli

Ovver una polpetta,

E questa simil setta

Non attendeva ad altro.


Interrogatus


S'ha mai fatto di notte

Delitto, o dato botte

A nissuna persona.


Respondit


Signor sì, ch'io n'ho fatto,

E mi son ritrovato

Com'huomo sregolato,

A far far de i festini,

Banchetti e cichochini,

Dove si ponea insieme

Poi mille stratagemme

E mille strane cose,

Enormi e vergognose,

E si facean questioni

Con pugna e con bastoni,

E dato lanternate

E donne trafugate,

Giocato di cinquina

Di furto e di rapina,

Andando in lochi bui

Per tor l'honore altrui,

E ascoltar gli altrui fatti,

Usando mille tratti

Che non eran da usare,

E da me derivare

Sol si vedea ogni cosa,

Mai non stavano in posa,

Sempre invan travagliando

Il mondo avviluppando

Con chiacchiare e novelle,

E sempre le maselle

E i denti erano in opra.


Interrogatus


Se mai ha graffignato,

Cioè s'egli ha levato

Mai della roba altrui.


Respondit


Io mi son dilettato

Far d'ogni cosa un poco,

E mi prendevo gioco

D'andar spesso a i pollari,

Co i miei compagni cari,

E de tirare i colli

A le galline, a i polli,

A l'anitre, a i capponi,

A l'oche ed a i pavoni,

Ed in sì fatti balli

Uccidean fin a i galli,

Mangiandoli la polpa,

Acciò havesse la colpa

La volpe o la faina,

E poi nella cucina

Facean ben da godere,

Senza sospetto havere

D'affanno o di travaglio,

Né mai mi piacque l'aglio,

Cipolla, né scalogna,

Anzi, era gran vergogna

A quel che ne mangiava,

Né fagioli né fava,

Né porri né radici,

Ma sol quaglie e pernici,

Fagian, lepre e conigli,

M'entravan ne gl'artigli.

Ancora m'era grato

Il vitello e 'l castrato

Quand'eran grassi e mizzi,

Le torte ed i pastizzi,

Potaggi e bulardelli,

M'entravan ne i budelli,

Ed in conclusione

Tutte le cose buone

Mi facean rallegrare,

E mi faceano stare

Assai lieto e giocondo,

Ed havrei dato fondo

A i pettin de la stoppa,

Pur che fusser stat'unti.


Interrogatus


Se facea gran ruina

Quand'era in la cucina.


Respondit


Più di cinquanta volte

Ho rotto le pignatte,

Cacciato via le gatte,

E messo confusione

Tra 'l cuoco ed il padrone,

Spezzatogli i catini,

Spiedi, teglie e ramini,

Leccato i pignattoni

Mangiato i maccheroni

I gnocchi e le lasagne

Acciò non stesser lagne

E smilze le budelle,

I piatti e le scodelle

Le giottole e i taglieri,

I tondi e i candelieri,

Lavezzi e pentolini,

Coperchi e coperchini,

Le mescole e cucchiari,

I pistoni e i mortari,

Le role e le padelle,

I spiedi e le gratelle,

E davo della musa

Per fin alla grattusa,

E tutti i lavorieri,

Gl'ingegni ed i mestieri

Che vanno a cucinare,

E facea disperare

Le serve e i servitori,

Perché a i boccon migliori

Sempre davo dipiglio,

Più presto che un smeriglio

Quando si getta al pesce,

Oimè, che ben m'incresce

Che 'l spasso sia finito,

Patienza, io son spedito,

Io non posso fare altro:

Son sì tristo e sì scaltro

E pur son inciampato.


Interrogatus


S'ancor nella cantina

Ha mai fatto bombina.


Respondit


Signor, nol vo' negare,

Perché nol posso fare,

Ma dico a l'espedita

Che sempre la mia vita

Ho esercitata in bere,

E non potevo havere

Al mondo più bel spasso

Quanto calara abasso

E andar ne la cantina,

E torre in man la spina

Di questa e quella botte,

E dar di matte botte

A l'orzo ed al boccale,

E son venuto a tale

Che tanto l'ho levato

Ch'io son imbriacato,

Ond'ho poi fatto cose

Indegne ed obbrobriose,

Che sì mi son empito

C'ha bisognato un dito

Cacciarmi ne la gola

E in cambio di parola

Mandar fuora i porchetti,

Tenendo i denti stretti

Per farli ben vergati

Facendo in tutti i lati

Scambietti e saltarelli,

Con atti nuovi e belli

A modo un scimmiotto

Tant'ero allegro e cotto

Del buon liquor di Bacco,

E tanto havevo il sacco

Ripieno oltra misura,

Mutando la figura

Insieme con i gesti,

Facendo hor quelli hor questi

Rider di tal pazzia,

Cascando per la via

Com'una cosa matta,

La faccia contraffatta,

La vista conturbata,

La pancia travagliata,

La testa egra e pesante,

Le gambe tremolante,

La lingua hora romana,

Hor greca, hora pagana,

Hor todesca, hor francese,

Hor turcha, hor portughese,

Hor sciolta, hora impedita,

Hor grossa, hor espedita,

E in tutte le maniere,

Che pel soverchio bere

Far soglion gl'imbriachi.


Interrogatus


Se lui ha mai tirato

Le genti in alcun lato

A far superflue spese.


Respondit


Signor sì, pur assai

Volte mi dilettai

Di far spender la gente,

E adesso nuovamente,

Come si sa palese,

Ho fatto far gran spese

A molti cavalieri,

In fornir i corsieri

Con selle e briglie d'oro

Comparendo poi loro

Con livree superbissime,

Stupende e pomposissime,

Entrando nella giostra

Con lancie e con pennoni

Da forti campioni,

Perché ciascuno brama

Piacere alla sua dama,

E far che 'l suo valore

L'accenda del suo amore,

Ch'essendo tant'arditi

Da lor son più graditi,

Ma il spasso dura poco,

Perché finito il gioco

Ecco i ricamatori,

Pennacchieri e fattori,

Marescalchi e sellari,

Ed altri bottegari,

Con i suoi memoriali,

Chi a chieder per stivali,

Chi per staffe o speroni,

Chi per calcie o giupponi,

Chi per penne o cappelli,

Per perle o per gioielli,

Chi per altre fatture,

Le qual pur paion dure

Alquanto da patire,

E spesso gli fan dire

Che son giti di fuora

E chiari trovan l'hora

D'haver i suoi quattrini;

Ancor certi meschini,

I quai quivi non nomo,

Per far il gentil huomo,

Il bello e 'l profumato,

Han venduto e impegnato

La cappa o 'l ferraiuolo

Per tor cavalli a nolo,

E far bel corso anch'elli,

Ed han vuoti i borselli

E fatto mille stocchi;

Poi, finiti i balocchi,

La festa ed il piacere,

Tutti quei c'han d'havere

Compariscono a un tratto,

Né finisce il contratto

Che tutto sto rumore

Va innanti al superiore,

Ond'ei tosto comanda

Ch' un nuncio se gli manda

A portar un sonetto,

Col suo bel epitetto

A instanza de l'autore,

Composto in tal tenore:

Che comincia “Citetur,

Dopo questo, Intimetur,

Se non paga Pignoretur,

S'ha la carta Capietur,

Con ciò che segue etc.


Interrogatus


Se mai ha dato danno,

Dolor ovver affanno

Per sorte a i poverelli.


Respondit


Pur quelli ho danneggiati,

Perché gli ho deviati

Lassando i lor mestieri,

Botteghe e lavorieri,

E menatogli attorno

La notte e tutto il giorno,

Cridando come matti,

Non osservando patti,

Né termin, né misura,

Senz'haver altra cura;

Ed oltre le pazzie,

Capricci e bizzarrie,

Le qual son sine fine,

Spesso con concubine

Gli ho fatti mascherare,

Lassando borbottare

Le moglie e le figliole,

E le lor famigliole

A spender e gittare

Tutto quel che salvare

Dovevano per loro,

E senza alcun ristoro

Tornar alle lor case,

Con le lor barbe rase,

E tutte spelazzate,

E le ciglia cascate,

E molte altre novelle

Che da ste puttanelle

Nel fine han guadagnato,

E spesso hanno pescato

De' grossi e buon tinconi,

E poi vanno, i menchioni,

Da medici e barbieri,

Chi si fa far cauteri,

Chi tol l'acqua del legno,

Ogn'un opra l'ingegno

Per scacciar via quel male,

E biasman Carnevale

Ancor chi l'ha ordinato,

Perché chi s'è pelato

E chi si va pelando,

Altri van sospirando

Che ne le tormentate

Membra, le ricercate

Senton del mal francese,

Qual cerca far palese

A lor la sua amicitia,

Onde stan con mestitia,

Perché, per quanto veggio,

Stan male, e staran peggio

Quando la primavera

Vestirà la riviera

De tante sorte fiori

Ch'all'hora daran fuori

Le crosti e le rosette,

Le bolle e le gommette,

Che li faran cridare,

E stridere, e cigare;

E perché voi finire,

Ancora v'ho da dire

Ch'a molti poveretti

Ho fatto far banchetti

Ne i quali han consumato

Tutto quel che bastato

Sarebbe intiero un mese,

Per fare a sè le spese

Ed a la sua famiglia;

Ma render la pariglia

Mi trovo a questo punto,

Poi che qui son congiunto

Per cancellare a fatto

Ogni cosa e misfatto

Ch'al mondo ho mai commesso,

E già mi vedo appresso

A l'ultimo supplicio,

E sì chiaro è l'indicio

Che non si può negare,

Né la posso scappare

Perché già son convinto

E del mio error sospinto,

E' questo precipitio,

E perché il maleficio

A ogn'un s'ha a dichiarare,

Torno a ratificare

Quel tanto ch'io v'ho detto,

E affermo con effetto

Tutto quel c'ho narrato,

E quanto ho pubblicato

Nel processo.


Sentenza contra di Carnevale


Havendo appalesato,

Senza esser tormentato,

Il miser Carnevale

Ogni delitto e male

Che lui ha mai commesso

Per altri o suo interesso,

E meritando havere,

Come vuol il dovere,

Un aspro e gran flagello,

Vedendolo ribello

A tutte le creanze,

Ed alle buone usanze,

Non gli volendo dare

Come si potria fare

Con licita cagione

Di morte punitione,

S'ordina e statuisce,

Comanda e stabilisce,

Che solo ei sia frustato

Per piazza o sul mercato,

E poi messo in berlina

Tenendo una gallina,

Ovveramente un pollo,

Sempre attaccato al collo,

Per segno manifesto

Ch'egli era ardito e presto

A bevere e mangiare,

Che più tosto crepare

Voluto havria di botto

Che mai nulla di cotto

A lui fusse rimaso;

E per chiarir il caso,

E far la cosa netta,

A un pubblico trombetta

Ei si farà bandire,

E ch'ei debba partire

Il Mercordì a buon'hora,

Su'l spontar de l'aurora,

Che sarà il dì secondo

Di Marzo, e così attondo

Andrà per l'emispero,

Finito l'anno intiero,

Il qual finito, poi

Ritornarà da noi,

Se non si rompe il collo,

E qui, sul protocollo

Sarà segnato il tutto.


Bando


Odite, odite, odite!

Oh là, tutti correte

Si fa intendere a tutti,

A donne, huomini e putti,

Che mercordì mattina

Ogn'un con gran ruina

Si debba ritrovare

Insieme per scacciare

Quel tristo e fraudolente,

Quel giotto ed insolente

De l'empio Carnevale,

E per più danno e male

Percoterlo con mazzi

D'herbette e di spinazzi,

Di cappe e di sardelle,

Di tenche ed acquatelle,

Di luzzi e di tonine,

D'anguille e di raine,

Di gambari e ranocchi,

Di noce e di finocchi,

Di pesce marinato,

Del fresco e del salato,

E d'ogni sorte cose,

Che a lui sono tediose,

E che 'l sia discacciato

Giù del nostro contato,

Con tutti i suoi compagni,

Ch'egli ha sempre a i calcagni,

Come sarebbe a dire

Ogn'un stia ben a udire,

Ogni sorte carnume,

D'ontume e di grassume,

Bovi, vacche e vitelli,

Porci, manzi ed agnelli,

Pollastri, oche e galline,

Anitre e colombine,

Fagian, lepre e pavoni,

Salami e salcizzoni,

Tordi, quaglie e pernici,

Rondoni e cotornici,

Polpette e figattelli,

Soffritti e bulardelli,

Ballotte e tomaselle,

Persutti e mortadelle,

Ravioli e tortelletti,

Fiolate e cappelletti,

Ed in conclusione,

Ciò ch'a questo poltrone

Parea che dilettasse,

E s'alcun l'accettasse,

O in casa lo tenesse

Ascoso, o chi volesse

Aitarlo o favorirlo,

O in tutto mantenirlo,

Quel tal sia incarcerato,

Punito e castigato

Di così grave errore,

Ed a l'accusatore

Sia usata cortesia,

In tal modo e tal via

Ch'ei potrà contentarsi,

Ogn'un debba guardarsi

Da la mala ventura.


IL FINE