RIME

COMPASSIONEVOLI

D'UNO AMANTE

APPASSIONATO


il quale, pe'l grande amore ch'egli por-

ta alla sua signora, non può man-

giare né bere, quando non

si trova havere di che.

DISPERATA AMOROSA

DEL CROCE


Dal dì che mi lasciasti, vita mia,

Restai tanto dolente e sconsolato

Ch' in ogni luogo, ovunque io vada o stia,

A me più assai che a voi sempre ho pensato.

E sono entrato in tal malenconia,

Ch' a mensa vorrei star sempre assettato,

E se non fosse che 'l mangiar m'aìta,

Più giorni son, ch'io non sarei in vita.


Son tanto magro e secco divenuto,

Ch' un bue di me più pesa pur assai:

Né mai da chi ha d'haver' esser veduto

Vorrei, né manco rincontrarli mai.

E tanto un dì m'assalse il duolo acuto,

Che disperato sopra il pozzo andai,

E posi il vino fresco per la sera

Ch 'un siloppo parea, tanto caldo era.


O quante volte ho in man preso un coltello

Né mai mel son cacciato ne la vita,

Quanto volte ho gettato via il borsello,

Vedendo la moneta esser finita,

Ed un humor m'è entrato nel cervello

D'essere un huomo, e par ch'ogn'un m'addita

Per tale, e chi mi vede a sì rio porto

Mi reputa più vivo assai che morto.


Tal'hor, per gire a casa ho mosso il piede,

E mi son ritrovato a l'hosteria,

E tanto amor per voi mi punge e fiede,

Ch'io non so quando dormo ov'io mi sia.

Ogn'huomo, che mi guarda e che mi vede,

Fa stran giudicio de la vita mia,

Che per voi tanto afflitto son rimaso,

Ch'io veggio più per gli occhi che pel naso.


L'altra sera tant'ero appassionato

Che per dolor mangiai una gallina,

Né volsi a letto andar, fin che cenato

Non hebbi, e 'l corpo fin' a la mattina

Mi stè com'un tambur, sempre tirato,

E s'io non ritornavo in la cucina,

A mangiar un cappon che stava al foco,

In tutta notte non trovavo loco.


Son più i boccon di pan ch'io mando giuso

Che le lagrime qual spargo per voi.

Ho fatto il viso proprio come il muso,

E chi parla di morte par m'annoi.

Se ascender voglio, par ch'io vada in suso,

Se con un altro son, par che siam doi,

E la disperation mi stringe in modo

Ch'io trangugio la carne e bevo il brodo.


Mi son venute a noia le cipolle,

Né veder posso porri, né radici,

E le budelle mie sempre satolle

Haver vorrei di quaglie e di pernici.

E sì il mio cor per voi mi scalda e bolle,

Che più veder non posso i miei nemici,

E son ridotto a sì misero stato

Ch'io mangio più da san che d'ammalato.


S'io voglio salutar' un per la via,

Bisogna ch'io mi cavi la berretta,

E tanto amor mi tol di fantasia,

Ch'io miro l'aglio e mangio una polpetta.

Nel respirare, il fiato mi va via,

E s'io cammino, par ch'io vada in fretta.

E son tal'hora sì sdegnato meco

Che l'acqua lasserei, per ber del greco.


Non mi ricordo mai del nome vostro,

Che di voi non mi venghi ne la mente

Che sete bianca, via più de l'inchiostro,

Né come voi, per quanto s'ode e sente,

Fu il bel Narciso, e però s'io vi mostro

Che per voi spasimo, siatemi clemente,

Che s'io son soccorso a questo passo,

Mai più mangio cappon s'ei non è grasso.


Mirate voi s'amore mi fa penare,

Che quando vi rincontro per la via

Serro ambi gli occhi per non vi mirare,

E senza dirvi nulla vado via,

E se per sorte v'odo nominare

Mi salta in petto tal malenconia

Ch'io non posso mangiar da un pasto a l'altro

Tant'è amor verso me malvagio e scaltro.


Un giorno vi mirai da la finestra,

E tanto aspro dolor m'entrò nel petto

Ch'io andai tosto a mangiar' una minestra,

Poi mi spogliai, e me n'andai a letto.

E tanto amor' oprò la sua palestra

Che, subito levato, fui costretto

Andare, ahi sorte dispietata e ria,

Al magazzin' a ber la malvasia.


Ahi, folle, a passo tal sono arrivato

Ch'io non posso parlar s'io non ragiono,

E quando bevo mi bagno il palato,

E non mi piace il vin, se non il buono,

Né dormir posso, s'io non ho serrato

Gli occhi, né so ballar se non v'è suono,

E per voi travagliar tanto mi sento,

Ch'io vorrei sempre numerare argento.


Son tanto disperato e tanto perso,

Che veder vorrei sempre il ciel sereno,

E per quanto circonda l'universo

Non piglierei in bocca del veleno.

E in così strano humor mi trovo immerso,

Che quando tira folgore o baleno,

Comportarei che quella gran tempesta

Cadesse tutta al turco in su la testa.


Vorrei, in conclusion, che tutti quanti

Gli orsi, i leoni, i tigri, i serpi e i draghi,

I coccodrilli, i grifi e gli elefanti,

I fier ciclopi, e i crudi antopofaghi,

La belve e i mostri che son tanti e tanti,

Quindi venisser da lor grotte e laghi,

E con lor brame ingorde al primo arrivo

Mangiasser voi, e me tenesser vivo.


IL FINE