LA

SCATOLA

HISTORIATA

donata da un cavaliero alla sua dama

per fiera


Opera piacevole e da ridere.

Mosso da un desiderio

Di soddisfare al debito

Di quanto tengo in obbligo

Con voi, donna amorevole,


Adesso che preparasi

La fiera, e i gentilhuomini

A le lor dame al solito

In tai tempi la pagano,


Io, che non son de' minimi,

Anzi, che pur reputomi

Per sangue e per progenie

Poter capir fra' nobili,


Per non mi lassar vincere

A voi di gratitudine

Vuo' donarvi una scatola

Fatta con gran misterio,


Ne la qual dentro, aprendola,

Vedrete varie historie,

Fatte con grande industria

Da mani eruditissime.


Prima, vederete un satiro

Fatto di pel di bufalo,

Con gli occhi di melangole

E i piè di baricoccoli,


Qual sotto d'una pergola

Disputa con un cefalo,

Presente quattro allodole,

Tre gufi e una poligola.


Da un lato poi v'è Zefiro,

Con una veste d'ebano,

Fodrata di borragine

Col suo cappel d'endivia,


Qual danza sotto un sorbolo

Con la sua bella Cloride,

E tanto attorno aggiransi

Che stanchi in terra cascano.


Poi vedrete un Mercurio

Qual fa da pestapevero

Col suo cimier di rucola

Con orlo a la corinthia.


E, tutto pien di collera,

Grida con un astrologo

Qual va rompendo i circoli

A i gir de l'astrolabio.


Anchor, v'è una testudine

Di salvia e calcatreppola,

La testa di schiratolo

E 'l naso di papavero,


La qual, sotto d'un nespolo,

Insegna a quattro tortore

Le Regole e la Ianua,

I Fasti e la Bucolica.


E un pipistrel di pevaro,

Con la coda di solfaro,

Qual spiana a una tarantola

Tutta la matematica.


V'è un passer solitario

Che con punti e caratteri

Vuol prender' una lucciola

Per arte incantatoria.


Ella, qual'è accortissima,

Si scosta dai pentacoli,

E, in dietro ritirandosi,

Si salva sotto un persico.


Vedrete anco una simia

Che sa far versi e sillabe,

Ed osservar le regole

Che vuol l'arte poetica.


V'è un topo di Calabria

Che nel far conto d'abaco

Passa quanti geometrici

S'inteser mai di numeri,


E un pulce di maiolica

Fatto di canna d'India,

Che passa il mar' Atlantico

Sopra un granel di senape.


E un occon di Boemia

Vestito da cerusico,

Che da siloppi e pillole

A una lumaca idropica.


E un civetton di zenzero

Col naso pien di caccole,

Che vende palle e polvere

Fa far morire i sorici.


E una zenzara tisica

Sopra un zuccon da friggere,

Che dà la caccia a un lepore

Che vien di Babilonia.


V'è uno scorzo di cocomero

Qual fa l'aromatario,

E pesta con le natiche

Le spetie, il pepe e 'l zenzero.


E un parpaglion di pegola

Perfetto nella musica,

Che fa ballar due piattole

Al suon de la zanfornia.


Un bel mazzo d'asparigi

Che fa forze incredibili

E fa straveder gli huomini

Con carte, dadi e bossoli.


E un cucco ed una rondine,

Co i piedi fatti a triangolo,

Che insieme ambi disputano

S'è meglio i tordi o i cavoli.


V'è una gazza marittima,

Impastata di semola,

Che pettina una cimice

Qual vien di là da Modona,


Poi vedrete una folice

Cascar morta di ridere,

Mirando una sanguettola

Metter la scuffia a un'ostrega.


Nel fin poi v'è una Venere

Ch'alzata a mezza tonica

Si fa temprar la cithara

A un pastorel domestico.


Ed ei, che non è semplice,

Fa quanto è necessario,

Ed ella poi gli accomoda

I tasti al clavicembalo.


Gli ornamenti, che girano

Attorno l'artificio

Son figurine d'ellera,

Stampate a suon di piffero.


Qual, con tal megisterio

Son fatte, e con tant'ordine,

Che par ch'ell'habbian spirito

Tanto passano i termini.


Hor, non siate durissima

Accettar sto munuscolo,

E s'egli è basso e debole,

Accettate il buon animo.


IL FINE