SCELTA ARTIFICIOSA

DI SETTECENTO COGNOMI

delle famiglie di Bologna;


i quali al loro senso appropriati, dimostrano le innu-

merabili comodità e grandezze di essa

felicissima città.

Quand'uno è di materia copioso,

Forz'è ch'ei trovi ogn'hor nuove inventive,

E mostri, mentre in carta le descrive,

Lo stile suo fecondo ed ingegnoso.


Tal parmi essere anch'io, che mai riposo

Non prendo, ma d'ogn'hor corro a le rive

Dove soggiornan le Castalie dive,

Come chi di servirle è desioso.


E strane fantasie, strani capricci

Trovo, per dilettare e questo e quello,

E far che ciascun m'ami e voglia bene.


Che chi segue virtù fra i più felici

Scrivere si può, se ben qualche flagello

Tal'hor patisce, al fine il premio viene.


Onde non si conviene

Mai l'huomo disperar d'empia stagione,

Che sempre il male non sta dove si pone.


Che, come al paragone

L'oro al fuoco s'affina ogn'hor più forte,

Così fa l'huom, ne la sua avversa sorte.


E a chi sta mal da morte

E da' medici in tutto abbandonato,

Vedesi ritornar tal volta il fiato.


Ma perché il mio trattato

Nasce da sentimento di ragione,

Anzi, da un'opportuna occasione,


Dirò la conclusione

Di quanto vo' inferire, e chiaramente

Spiegare il mio concetto a chi mi sente.


Mi vien detto sovente

Da molti, i quali qualche affettion m'hanno,

E che tal'hor servigio ancor mi fanno,


Che gli è vergogna e danno

A un mio pari a non correr via di trotto,

Che starmi qui a mangiar la paglia sotto,


E m'allegan di botto

Cinquanta virtuosi, che son fuora

E fan con duchi e prencipi dimora,


Ponendo insieme ogn'hora

Oro, argento, denar, veste e collane,

Vivendo senza impaccio a l'altrui pane.


E dicon: “Chi rimane

A casa è sempre mai un sciagurato,

Perché nissun ne la sua patria è grato”.


A tal, che stimolato

Tanto mi trovo da questo e da quello,

E tanto m'avviluppano il cervello,


Che quasi in un fastello

Ho messo i stracci miei per girmen via,

Più per l'altrui pregar, che voglia mia.


Ma ne la fantasia

M'è sovvenuto haverne visti assai

Partir da casa e non tornar più mai,


Altri, viver con guai

Dolenti e mesti, in questa e in quella corte,

E chiamar mille volte il dì la morte.


E se per buona sorte

Avvien tal volta ch'un venghi premiato,

Cento a stentar ne stan, da l'altro lato.


Ond'ho determinato

Lasciar' attorno andar chi vuol' andare,

E ne la patria mia voler restare,


Ch'io non vo' praticare

Gente di varie lingue e professioni,

In strane parti e strane regioni,


E poi a i paragoni

Stare de' più virtuosi al canto e al suono,

Io non lo voglio far, ch'io non son buono,


E tanto più ch'io sono

Un poetuccio fatto a' tempi bui,

Che coglio i versi, che non vuole altrui.


E quel che sempre fui

Ancora sono, e nel futuro spero

Perder, più tosto che venire altiero.


Adunque il mio pensiero

E' di starmene qua, con rape e pane,

Che mangiar tordi in region lontane.


E andrò d'hoggi in dimane

Col plettro mio, ancor che rozzo e basso

A dar' a' miei patron piacere e spasso,


Ma poi, se ben compasso

Il sito e la città dov'io mi resto,

Lasso ogni affanno, e mi consolo in questo,


Perché gli è manifesto

Il viver signoril, senza menzogna,

De la madre de' Studi, alma Bologna;


E veramente sogna

E di lungo erra chi biasmar la vuole,

E chi la prova ogn'hor l'onora e cole.


Queste non son parole:

Ché solo a i bei cognomi che vi sono

Ritrovo in essa ogni cosa di buono.


E però in abbandono

Non voglio pormi, e andar cercando il mondo,

S'io posso a casa mia viver giocondo.


Udite la ragione

Di quel ch'io dico, e poi ponete mente

Se qua mi fia per mancar mai niente.


Che vi son primamente

Boncompagni, Bonfigli e Bonvicini,

Piacevoli, Piacenti e Piacentini,


Amici ed Amorini,

Bentivogli, Bonetti e Bonfigliuoli,

Bonamici, Bonazzi e Bonazzuoli,


E Grassi e Morbioli,

Quai mi faran sguazzare a pien budello,

Col Pavone, con l'Oca e 'l Pavarello,


Il Quaglia, il Tortorello,

Passarotti, Faggiani e Faggianini,

Manzuoli, Capra, Buoi, Manzi e Manzini,


Capponi e Pollesini,

Galli, Gallina, Galluzzi e Galletti,

Capi di Bue, Torei, Tori e Torretti.


E per porgli in affetti

V'è il Lasagna, i Bottieri, i Formaini,

Peverara, Guazzetti e Saporini,


E Panari e Panini,

E Pancotti, e Pancaldi, ed altri assai,

Che mi potranno trar fuori di guai.


E se mi verrà mai sete

A sorte la sera o la mattina,

V'è il modo anco di fare una cantina:


Che qua trovo la Spina,

Il Bottrigari, il Barile e 'l Vasello,

Il Malvagia, il Dolcini e Moscatello,


Il Mezzetta e 'l Fondello,

Il Fiasco, il Bottazzino e 'l Mastelletta,

Il Nappi, il Gotto, il Boccal e 'l Foietta,


E Canella e Brocchetta,

I Dolci, i Bruschi, i Chiari e i Boccalini,

I Mastellazzi, gl'Orzi e i Magnavini.


Così in questi confini

Si trovan tutti i beni, e spassi rari,

Ch'in tutto quanto il mondo non han pari.


Perché s'io vo' denari,

V'è il Zacca ed il Moneta, i Bolognini,

Grossi, Marchetti, Quattrini e Carlini.


E s'io vorrò tal'hora

Stellar la legna, ne verrà in persona

Il Mazza, il Bietta con la Manarona,


Ed anco l'amor sprona

Il Sega col Seghizzi e 'l Sighizzello,

Mazzin, Mazzon, Mazzanti e 'l Mazzonzello,


Il Quercia e l'Olmatello,

Cavazza e Cavazzoni uniti insieme,

Di starsen meco, fin che 'l giel mi preme;


E pongo la mia speme

Se quei di Fresco mi verrano vicini,

Che mi soccorreranno i Calderini.


Se per questi confini

Bramo di cavalcar per miei diletti,

V'è Caval, Pettorai, Selle e Muletti,


E Balzani, e Giannetti,

E se, per sorte, alcun di lor disferro,

V'è Martel, Marescalchi e quel dal Ferro;


Ed in questo non erro,

Che senz aportar giacchi, né piastrini

Vado fra' Mori, Turchi e Saracini,


E Greci e Maranini,

E Todeschi, e Spagnuoli a la sicura,

Senza haverne sospetto né paura.


Se voglio a la verdura

Andar tal'hora, scorgo in varij lati

Campi, Campeggi, Poggi, Selve e Prati;


I quai sono adornati

Di Campagna, Boschetti, Colli e Monti,

Da starvi ogn'hor con pensier lieti e pronti;


Dove, con belli affronti,

Sempre si vedon per queste pendici

Chi Caccialupi e chi Caccianemici.


E se con miei amici

Vo' gir cacciando, trovo in questi suoli

Lupar, Leoni, Cervi e Caprioli,


Volpe, Tassi e Cagnuoli,

Serpi, Draghi e Draghetti, Orsi e Griffoni,

E Fiere in boschi, che Brancaleoni.


Se havrò risse o tenzoni

Qua vi sono Castelli alti e soprani,

Torre, Torron, Torrini e Torregiani;


E Rocca e Castellani,

Co' quai starò sicur da tutti i lati,

Senza temer furor di disperati.


S'havrò de gli ammalati,

Quei de le Mule saranmi ai galloni,

Con i Barbieri, i Medici e i Garzoni,


E quivi su i cantoni

Si vede (Oh, cosa degna e singolare!)

Chi Baciadonne e chi Baciacomare.


S'io voglio fabbricare

Mi saranno d'un tratto uniti appresso

Muratori, Calcina, e quei dal Gesso.


Ed un, c'havesse impresso

Di voler fare una persona intiera,

Qua si ritrova la ricetta vera:


Che, accolti in bella schiera,

Vedonsi quei da l'Occhio, e da la Mano,

Il Testa, quei di Fronte e 'l Bellamano;


E non gli sta lontano

Il Bocca, né il Ganassa, né si scosta

Panzacchi, Gambalunghi, il Coscia e 'l Costa;


E vi sono anco a posta

I Bellocchi, i Belvisi, i Bonasoni,

I Musi, I Nasi, i Garetti e i Magoni,


E per crescere i doni

De la natura, acciò non venghin meni,

Nascimben, Crescimbene e Salimbeni,


Benini e Pensabeni,

Barbetti e Barbadori, e Belliossi,

Garganei, Caravita e Capigrossi,


I Belli, i Bianci, i Rossi,

Bianchi, Bianconi, Bianchini e Bianchetti,

Moron, Morelli, Morini e Moretti,


Negron, Negri e Brunetti,

Ricci, Ricciuoli, Rizzardi e Rizzini,

Beibusti, Sottogamba, e i Corradini,


Carnali e Buoncugini,

Parenti, Mezamici, Benvenuti,

Benacci, Benincasa e Buonaiuti,


Biondi, Calvi e Canuti,

I Mansueti, i Benigni, i Modesti,

I Giusti, i Pij, gli Humili e gli Honesti,


I Veghiaruoli, i Presti,

I Boncambij, i Bonconti ed i Bombelli,

I Conti, i Cavalieri, i Signorelli,


Pacin, Paci e Pacelli,

Desiderij, Conforti e Confortini,

I Cortesi, i Galanti e i Buonaicini,


E Bonelli e Bonini,

E cent'altri cognomi, i quali insieme

Tutti mi dan di buon'augurio speme.


E se qualch'uno teme

Che questo ch'io ragiono non sia vero,

Venga chiarirsi, e vedrà il tutto intiero,


Perché s'io havrò pensiero

Di gir tal'hora a spasso in un giardino,

Quel da la Rosa mi sarà vicino,


Il Giglio ed il Rosino,

Quel da l'Herbette, il Ruccola, il Viola,

Il Roviglia, il Lattuca, e 'l Radiciuola,


E questa non è fola,

Anzi, per farlo con più bel decoro,

V'è 'l Noce, il Pero, il Cedro e 'l Pomo d'oro,


Il Melara e 'l Meloro,

Salcio, Salicetti e Roverello,

Il Melin, il Melon e 'l Brugnanello;


E seco in un drappello

Saran Brocchi, Alberin, Fogliani e Pini,

E Dattari, ed Aranci e Peraccini,


E 'l Maggio, ed i Fiorini

Da noi son sempre, e quivi tutto l'anno

Mosca, Grilli, Rondoni e Cucchi stanno.


E senza patir danno,

Andar pel mondo in siti aspri e lontani,

Qua si vedono ogn'hor de' Pellicani,


Ancor de' Christiani,

C'han le Bocche di ferro, e chi di Cane

E Mazze in bocca, inusitate e strane,


E son persone humane

Assai da praticar, degne e cortesi,

Quanto trovar si possa in sti paesi.


S'havrò i pensieri accesi,

Di gir pel mondo, havrò meco in cammino

Il Bordone, il Cappello, e 'l Pellegrino,


Il Venenti e 'l Vandino,

E seco il Camminati e l'Aspettati,

E molto ben starò con gli Albergati.


E se con modi ornati

Vo' saper del mio viver cosa alcuna,

Astrologi vi sono, e Stella e Luna,


I Segni ed il Fortuna,

E posso gir, com'è calato il Sole,

Da quei da i Letti, e da le Carriole.


E se qualch'uno vuole

Haver chi in consigliar gli soddisfaccia,

Dotti e Savij qua son, Vecchi e Barbaccia,


E s'avverrà ch'io faccia

Conto di seminar, quivi di botto

Havrò il Granello, il Vezza e 'l Melegotto.


E correran di trotto

A darmi aiuto, e so che non gli aggrava

Quei da l'Orgio, i Somenti, i Spicchi e i Fava.


Ed acciò ch'io ne cava

Più util, ci verran con atti humani

Miglioli, Ceci, Panichi e Loiani,


Fagiuoli ed altri grani,

E s'io vorrò tal robe macinare,

Facilmente mi posso accomodare,


Che qua si può trovare

il Basto, l'Asinello e 'l Cavallino,

Il Macinella, il Sacco ed il Molino,


Il Vallata e 'l Mondino,

Il Pala, il Forno, il Buratto e 'l Farina,

Crescentio, Pastalino e 'l Fugaccina.


S'io voglio la mattina

Gir fuori al fresco, qua son Monticelli,

Monticuccol, Montini e Monterselli,


Montalti e Montibelli,

Moncalvi, Monterentij, e a loro a canti

Montorij, Montacuti e Montisanti.


E, seguendo più innanti,

Vi sono i Montalbani e i Montalini,

Gradi, Ratta, Poggioli e Poggialini,


Pratelli, Orti e Giardini,

Rivi, Rivali, Riviera e Rivani,

Palmier, Querciuoli, Olivi e Cedripiani,


S'avvien ch'io m'allontani

Da casa, e c'haver brami un tempo chiaro,

Havrò il Buontempo, il Sole e 'l Serenaro.


E per maggior riparo

Havrò, se sarà il fango in sti confini,

Zanchi, Zanchetti, Zanchisi e Zanchini,


Taccon, Cospi e Bottini,

Scapin, Scarpa, Scarpette ed altre cose

Che pur son vere, e paion favolose.


Se l'hore fastidiose

Bramo passar, qua trovo preparati

Allegrini, Allegretti, e i Risi e i Grati,


E Poeti, e Parati,

Con iGratia, i Ventura e i Venturini,

Felici, Feliciani e Felicini.


E posso a' miei domini

Ragionar, senz'andar stentando fuori,

Con Cardinali, Papi e Monsignori,


Con Abati e Priori,

E fin con Duci, Marchesi e Baroni,

Senza gettarmi a terra in genocchioni.


E s'a le devotioni

Mi voglio dar, qua son rari e discreti

Chierici, Chiesa, con Campana e Preti,


Dove con atti lieti

Havrò, s'io vo' sentir versi sonori,

Soprani, Sopranin, Bassi e Tenori,


E Cantossi, e Cantori.

S'io mi diletterò di varij uccelli,

Qua son Falcon, Sparvier, Picchi e Stornelli,


Merli, Tordi e Franguelli,

Il Lodola, il Calandra, il Roscignuolo,

Quel da l'Uccello, il Gazza e 'l Gabbiolo.


S'io voglio in questo suolo

Lavorar campi, e trarne ottimi frutti,

Ho il modo di cavarne assai construtti,


Perché qua son ridutti

Il Carro, il Ruota, i Carrazzi, i Carrari,

Gli Stancabuoi, i Carretti e i Vaccari.


I Villani e i Stancari,

Quei da l'Ara, i Rastelli, ed i Paini,

Zappi, Podetti, Teggia e Pagliarini.


Rustichelli e Biolchini,

I Guastalini ed i Guastavillani,

Zappolin, Manzolini e Rusticani,


Pio, Rofeni e Brocciani,

Tagliacozzi, Cozzan Casi e Casina,

Il Vignati, il Vignola ed il Collina,


Il Serraglio e 'l Confina,

Bergamin, Mezavacca e i Pastorelli,

Quei da la Vacca, i Mezadri e i Vitelli,


Caprari e Beccatelli,

Quei da l'Agnello, il Manzetto e 'l Manzone,

Col Scannabecchi, il Pecora e 'l Montone.


S'io fo resolutione

Di posarmi la notte o il giorno chiaro,

V'è il Lana, il Stoppa, il Lino e 'l Bombagiaro.


Ed havrò meco al paro,

Se per sorte vorrò cuocer fagiuoli,

Quei da l'Oglio, il Pignatta e i Salaruoli,


Né vi son questi soli,

Comodi, ma s'io voglio una cittade.

Trovo né più né men ciò che mi accade


Per far case e contrade,

Perché vi sono i Piazza, ed i Palazzi,

I Borghi, i Borghegiani ed i Torrazzi,


Renghiera e Campanazzi,

Casin, Casali, Casappi e Voltoni,

Colonna, Volta, Pilastri e Cantoni,


Sala, Scala e Balconi,

Quei da la Porta, i Muraglia, i Merlini,

I Pontalti, i Pontelli e i Gabbellini,


E, acciò da gli assassini

Non sia espugnata, e meglio si difendi,

Vi porrò i Codicasa e i Benattendi.


Ancora i Benintendi,

Bonacosa, il Migliore e 'l Migliorino,

Il Saldo, il Fermo, il Sodo e 'l Spadaccino.


S'io vo' qualche casino

Fornir, qua son Banchetti e Forciruoli,

Scanni, Banci, Tovaglie e Tovagliuoli,


Salviette e Burazzuoli,

Panni d'Arazzi, Bombagi e Cossini,

Coperta, Pellizzotti e Pannolini,


Piatti, Peltri e Tondini,

Cassan, Cesti, Forcier, Coffani e Casse,

E d'ogni sorte mobil, chi cercasse.


Se alcun desiderasse

Fornir la sposa sua di cose belle,

Vi sono quei da l'Oro, e da l'Anelle,


Con quei da le Pianelle,

Quei da la Seta, i Gioia, e di Rubini,

I Smerladi, i Coralli e i Camalini.


E se i liti marini

Bramo solcar, qua son sempre ridotti

Gondola, Nave, Schiavi e Galeotti,


E tutto il mar de' Scotti

Si vede co i Marini e i Galeani,

Quei dal Porto, i Pillotti e gl'Isolani.


Ancora in questi piani

Stan gli Orlandi, i Rinaldi, e gli Olivieri,

I Marsigli, i Danesi ed i Ruggieri,


Gli Avolij e i Berlingieri,

Gli Astolfi, i Carli, i Magni ed i Pipini,

I Maganza, i Viviani e gli Orladini.


E se strani confini

Bramo cercar, qua sono astuti e buoni

Guidi, Guidetti, Guidotti e Guidoni,


Quai per tutti i cantoni

Mi menano sicur da tutti i mali,

Con i Gentili, i Nobili e i Reali.


E Feste e Carnevali

Si fanno fra i parenti e fra i vicini,

Dove son Mascaroni e Mascarini.


Zannoli e Zannolini,

Zani, Zanati, Zanazzi e Zagnoni,

Zannini, Zannettin, Zagni e Zamboni,


Bonzagni e Zagniboni,

E mill'altri intermedij, che mi danno

Nobil trattenimento tutto l'anno.


Però non voglio affanno,

Poiché qua tutte l'allegrezze sono,

Senza por la mia vita in abbandono.


Ma di più v'è di buono,

S'io vo' fornir la casa in un momento,

Vo' nel borgo dell'Oro e da l'Argento.


E qui resto contento,

V'è quel da le Tovaglie, a non dir fole,

Quel da le Casse, e quel da le Banzole,


Ch'ogn'hor vi va chi vuole,

La Cosa de la Biada anco con questi,

Paglia, Altaseta, Vinazzi ed Agresti.


Tal che convien ch'io resti,

Per le comodità ch'io fo palese,

Ad habitare in questo bel paese.


E vada a l'altrui spese

Chi vuol'andarci, io non mi vo' partire,

Che dove nato son voglio morire.


IL FINE