SECRETI

DI MEDICINA

mirabilissimi

del poco eccellente e tutto igno-

rante, il dottor Braghetton;

filosofo da tartufi, astrologo da boc-

cali, e sopraintendente de' bus-

solotti della mostarda

cremonese.

Havendo studiato giorno e notte

Nella grand'arte della medicina,

E praticato con persone dotte

Per acquistarmi honore in tal dottrina,

Vedendo esser le cose a tal ridotte

Che ogn'hor la vita humana più declina,

Sforzato son', essendo necessario,

Dar fuor questo mio nuovo ricettario.


Nel quale si troveran tutt' i rimedi

Che possono giovare a corpi humani,

Pel capo, per le gambe e per i piedi,

Per gl'occhi, per le braccia e per le mani,

Che, per trovarglli, stato son fra Medi,

Fra gl'arabi, gli armeni e gli asiani,

Con dubbio, ne l'andar dal Thile al Battrio,

Di morir de le volte più di quattro.


E via più d'Avicenna e di Galeno

Son dotto, anzi d'Apollo e d'Hippocrasso,

E d'Esculapio assai più scienza in seno

Tengo, e gl'antichi tutti adietro lasso;

Ed ho antidotti tai contra il veleno

Che Mitridate e gli altri tutti passo,

Né fra i moderni trov' alcun che sia

Da stare al par de la dottrina mia.


Ma per non stare a spendere in parole

Quel che va dispensato in opre e in fatti,

Se per essere oppresso alcun si duole

Da doglie, da catarri o nervi attratti,

O qualunque altro mal sia chi si vuole,

Balordi, forsennati o mentecatti,

Si tenghi a quel che scritto qui si vede,

Che l'esperienza al fin ne farà fede.


Alla sciatica

Recipe un po' di succo di schiavina,

Con quattro o sei canzoni a la pavana,

Sei muggiti di vacca bergamina,

E fin a dieci tocchi di campana,

Fanne decotto, ed ungi ogni mattina

Dov'è il dolor, e s'ei non si risana,

Il foca dalli all'una e a l'altra natica,

Ch'in breve guarirà de la sciatica.


Alla rogna

Recipe: tre coperchi di pignatta,

E un poco di radice di cicuta,

Con libbre tre di pegola disfatta,

E gl'occhi d'un hebreo quando sternuta,

I gesti d'un villan quando si gratta,

E se tal medicina non l'aiuta,

Farlo frustar tre volte per Bologna,

Che questo è il vero rimedio per la rogna.


Alla quartana

Recipe un trotto o dua di mula vecchia,

Lacrimis putanorum quanto basta,

Con quattro o cinque manici di secchia,

E l'occhio di una pera che sia guasta,

Ed ungil dietro a l'una e l'altra orecchia,

E se per sorte questo non ti basta,

Trallo in Po, quando grossa è la fiumana,

Che tosto guarirà dalla quartana.


Al catarro

Recipe quattro topi di campagna,

E sei cicale fritte ne l'agresto,

Con un poco di cancar che ti magna,

E ciò cerca di far quanto più presto.

Poi, con la concia de i guanti d'Occana,

Ongigli il petto, e se non giova questo,

Fagli passar sopra la pancia un carro,

Che tosto guarirà di quel catarro.


A guarir una ferita

Recipe graffignatio villanorum,

Con tre creanze o sei di mulattiero,

Un scroppol di villuppis sensalorum,

E quattro staia o più di pepe intiero,

Quinque vel sex blasfemis giocatorum,

E con un coppo fategli un clistiero.

Poi getta acqua bollente in la ferita,

Ch'in breve lo vedrai uscir di vita.


Al mal francese

Recipe le sciocchezze di un buffone,

Con le lusinghe di una concubina,

E dramme tre di succo di minchione,

Songia di bosco, e canto di gallina,

E fagli sopra il petto un'ontione.

E se non giova simil medicina,

Fallo stare a la brina un anno e un mese,

Che questo il guarirà del mal francese.


Al mal mazzucco

Recipe la berretta d'un hebreo,

E cinque e sei braghette di todesco,

Con due canzon d'un orbo raguseo,

Ed il sudor d'un ovo che sia fresco,

Poi chiama un c'habbi nome Anfesibeo

E fa ch'ei lo distenda sopra un desco,

E gli cavi il cervel fuor de la testa,

Che dal mazzucco non havrà molesta.


Alla milza

Recipe chiacchiaris procuratorum,

Col canto d'un allocco dispennato,

Meschiato con sospiris amatorum,

E le bugie d'un cantimbanco a lato,

Col succo di superbia furfantorum,

E se questo non giova a l'ammalato,

Prendi un spuntone in mano e vallo infilza,

Che questo è il ver rimedio per la milza.


A guarir le morene

Recipe salti tre d'un can barbone,

Bolliti con un mazzo di tarocchi,

Con cinque o sei rotate di pavone,

Infusi in acqua da temprar de i stocchi,

Scropoli sei di schiuma di poltrone,

E se pur par che 'l mal l'aggravi o tocchi,

Fagli abbruciar quattro fascine sotto,

Che le morene guariran di botto.


Al dolor colico

Recipe un sette un quattro, un cinque e un asso,

Cotti ne l'oglio di banchier fallito,

Un bordon, la mezzana, con il basso,

Stufati in grasso d'un hermafrodito.

Se questo non è buon, recipe un sasso

Di mille libbre, e se lo vuoi guarito,

Ponghelo al collo, e trallo in un canale,

Poi dimmi un cane s'ei sente più male.


All'oppilatione

Recipe l'ombra d'un castagno antico,

Con due morsi di can ne le garette,

Songia di grillo morto sotto un fico

Bollito al sol con unto di manette.

Fanne un impiastro, e sopra l'ombelico

Ponlo a l'infermo, e s'ei sente più strette,

Tragli il polmon' e mettilo in bucato,

Che tosto guarirà, s'egli è oppilato.


Al tisico

Recipe un braccio d'ombra di pagliaio,

Con cinque lassi o sei di can da caccia,

Chiodi da quattro soldi il centinaio,

E semola di fava, e carta straccia,

Impasta con orina di somaio

E fanne a l'ammalato una focaccia.

Se questa non gli giova, e tu un mazzo

Dagli sul capo, e lo trarrai d'impazzo.


Al mal de l'asma

Recipe una pistolla in un gallone,

E quattro ganasson ne le mascelle,

Con sei o sette colpi di spadone,

E un spiedo che ti cavi le budelle.

Poi fa voltar colui con il groppone,

Ed ungil tutto al lume de le stelle.

Se questo l'asma non guarisce affatto,

Fallo squartar, ch'ei guarirà in un tratto.


All'infermità del fegato

Recipe quattro nasi siciliani,

Con un giovedì sera a bolardello,

E fin' a dieci bulbar mantovani,

Che saltino, ancor vivi, nel piattello.

Poi legalo pe' piedi e per le mani,

E tienlo dieci notti in un mastello

Ove sia neve e ghiaccio congelato,

Che quella infiammatione andrà da un lato.


Al calor delle reni

Recipre frigidante di Galeno,

Anna botte quaranta e staia sei,

Succo di “va t'impicca” poco meno,

E un sacco di berrette da giudei.

Poi poni il detto sopra un car di fieno,

Ed ungilo ben ben dal capo a i piedi,

Se questo nol risana in men d'un' hora,

Da' il foco al fieno, e mandalo in malhora.


Al mal de l'orina

Recipe seme di papaver nero,

Con succo d'acetosa, fiaschi trenta,

Venti collari o più di can levriero,

E fa stemprar tal robe in una brenta,

E ogni mattina dagliene un bicchiero,

E s'a render l'orina non s'alente,

Falli un buon squarzo dentro la vesica,

Che tosto orinerà senza fatica.


A far trattener l'orina

Recipe unguentum album seu cerusa,

Con acqua di cucumero e gramigna,

E quattro o cinque pugna su la musa,

E cappelletto d'un c'habbia la tigna,

Bolli tal roba, e com' è ben infusa,

Ongi l'infermo, e guarda che 'l non ghigna.

Se questo trattener non fa l'orina,

Lassal pissar, quest'è la medicina.


Agl'aventati

Recipe quattro pertiche da filo,

E trenta mattarazzi repezzati,

L'unghia del destro piè del coccodrilo,

E venti paia di guanti stratiati.

Fa' bollir tutto con acqua del Nilo,

E se questo dolor via non gli porta,

Fallo castrar, che questa è la più corta.


Al batticore

Recipe una cucuzza e tre cedroni,

Colti quando la luna ha fatto il tondo,

E falli star serrati in due zucconi,

Ma guarda ben che non sian rotti in fondo,

Poi piglia un po' di succo di cialtroni,

E con quel ungi il petto al tremebondo.

Se ciò non giova, tralli la corata,

Che ciò scrive Galeno ed è provata.


Al vomito

Recipe il fusto d'una sella antica

E tre scannei di lira discordata,

Un pezzo di coperta da lettica,

E falle star sei notti a la rugiada,

Poi, come l'orgio mette fuor la spica,

Pesta tal robe e fanne mandolata,

Poi danne al gomitante a tutto andare,

Ch'in men d'un'hora lo vedrai crepare.


A tornar l'appetito

Recipe quaglie grasse e buon capponi

Con le ballotte addosso, e buon vitello

Fatto in pastizzo, e pernici e pavoni,

E fanne un antidoto, e danne a quello.

Se costui schiva simil provvisioni,

Ponlo in prigion, e poi serra il portello

E fallo star in digiun tre settimane,

C'havrà di gratia di mangiar del pane.


Alla sordità

Recipe matricaria e maggiorana,

Nenufari, puleggio e malva e menta,

Con il giuppon d'un scardassin da lana,

E pelle di ranocchi numer trenta,

Fa bollir tutto ne l'acqua piovana,

Poi ungi il sordo, e s'avvien ch'ei non senta,

Dagli due colpi o tre con un'accetta,

Che questa è d'Esculapio la recetta.


A far buona memoria

Recipe quattro ottave o sei del Tasso,

E fin a un canto o dua dell'Ariosto,

L'Arcadia, il Pastor fido, e tranne il grasso,

Che colerà se tu òe fai arrosto,

Unzi con quel la nuca al babuasso,

Ché gran memoria fa simil composto,

Pur, se non vol, bastonalo se puoi,

Ch' ogn'hor memoria havrà de' fatti tuoi.


Alla fersa, varoli e vermi

Recipe quattro gradi d'una scala,

Con semen stafisagrie e dragontea,

Mischiato con del canto di cicala,

Reobarbar, valeriana e scamonea.

Giungeli un po' di grasso di zenzala,

E fanne distillato, e che ne bea

L'infermo, e se per sorte ciò non vale,

Mora, che questo è 'l passo universale.


Conclusione

Mill'altre infermità, mill'altri mali

M'offerisco guarir, che qui non scrivo,

Pestiferi, incurabili e mortali,

Da far maravigliar' ogn'huomo vivo.

Far nasi, guarir cancari bestiali,

Trar gomme e natte, e ogn'altro mal cattivo,

Tagliar posteme e nervi putrefatti,

E in somma, stroppiar le genti in detti e in fatti.


E chi la stanza mia brama sapere,

Venghi a la spetiaria de i tre orinali,

Ch'ivi ridur mi soglio, per havere

Comode l'infusion medicinali;

Quivi dirò a ciascuno il mio parere,

Ed al lor mal darò rimedij uguali:

Taglierò, darò il foco, porrò impiastro,

E tutto ciò senza il dolor del mastro.


IL FINE



IL DETTO MASTRO S'OFFERISCE DI SANARE TUTTE LO SOTTO SCRITTE INFERMITA' CON UN CARRO O DUE DI FASSINE SOLAMENTE, ED IN BREVISSIMO TEMPO, E SONO QUESTE, CIOE':


Ernia acquosa,

Ernia carnosa,

Ernia ventosa,

Flusso epatico

Mal di madrone

Bucinamento d'orecchie,

Puzzor di fiato,

Pelarella,

Etica,

Humor malenconico,

Alla tosse,

Alle cattaratte,

Fistole,

Doglie vecchie,

A far tornar il colore,

Al morso del can rabbioso,

Alle ulcere,

Al puzzor de' piedi,

A i calli de' piedi,

A cavare i porri,

A levar le panne del viso,

A far cascar i peli che più non nasceranno,

A far crescere i capelli,

Al mal del fico,

Al mal de la formica,

Alle scroffole,

A i taruoli,

Alle natte,

Alle gomme,

Alle cancrene,

Alle gambe marcie,

Alla lepra,

Acconciar gli ossi rotti,

A far stagnare il sangue,

A cavar ogni sorte di ferro della vita,

Alla colera,

Alla flegma,

A purificare il sangue,

Al brusor de la gola,

Alle scottature,

A drizzar un gobbo,

A un impedimento di lingua,

A un parascismo,

Al mal caduco,

Alla frenesia.


IL FINE

VISITA GRATIOSA D'UN MEDICO ECCELLENTE ED UN INFERMO SVOGLIATO


Medico: Buon giorno a vostra signoria.

Infermo: Benvenuta vostra eccellenza, che la sieda, signor.

Medico: E ben, come ha posato vostra signoraia questa notte?

Infermo: Ho posato e non ho posato, così così.

Medico: Cenò ella bene, hier sera?

Infermo: Cenai bene e male, così così.

Medico: Come gusta bene vostra signoria il mangiare?

Infermo: Lo gusto e non lo gusto, così così.

Medico: Si sent'ella aggravata dello stomaco?

Infermo: Mi sento aggravato e non mi sento aggravato, così così.

Medico: Gli duole il capo?

Infermo: Mi duole e non mi duole, così così.

Medico: Si sente gran sete vostra signoria?

Infermo: Ho gran sete e non ho troppo sete, così così.

Medico: Ha tolto ben la medicina vostra signoria?

Infermo: L'ho tolta bene, l'ho tolta male, così così.

Medico: Ha buono appetito?

Infermo: Ho buon appetito e non ho buon appetito, così così.

Medico: Sputa assai, vostra signoria?

Infermo: Io sputo assai e non sputo molto, così così.

Medico: Si sente ella venire alcuna alteratione?

Infermo: Mi sento alterare, e non mi sento alterare, così così.

Medico: Quando gli vien la febbre, gli vien' ella con gran freddo?

Infermo: Con gran freddo e con poco freddo, così così.

Medico: Dopo la medicina, ha evacuato bene?

Infermo: Ho evacuato bene e non ho evacuato bene, così così.

Medico: Horsù, datemi da scrivere così così, e non datemi da scrivere così così, e andate alla speziaria così così, e non v'andate così così, e pigliate queste robe così così, e non le pigliate così così, e dategliele nel brodo così così, e non glie le date nel brodo così così, che gli gioveranno così così, e non gli gioveranno così così. Horsù, vostra signoria stia allegra così così, ch'ella presto sarà sana così così, e con questo così così io la lascio così così, e me ne vado via col malanno, che Dio vi dia, mo' chi diavol v'intenderìa con tanti così così.


IL FINE