LE TANAGLIE

DA DOPERARSI

insieme con la lesina,

dove si tratta di grandissime utilità e ho-

nore, guadagno e consolatione


che tranno tutte l'arte del mondo e le città insie-

me, che seguitano la sottilissima compagnia

della lesina, tirata in barzelletta.

Tutto il mondo si contenta

D'esser fatto lesinante,

Par che ognun s'allegri e cante

Né v'è più chi si tormenta.

Tutto il mondo si contenta.


Son cresciute le faccende,

E si compra e si rivende,

Vanno ben tutti i mistieri,

Le botteghe e i lavorieri,

Grassi son tutti i partiti,

E si sguazza in tutti i siti,

E l'entrate si augumenta,

Tutto il mondo si contenta.


Già si sente in tutti i canti

Rallegrare i mercatanti,

Ché più in Francia non è guerra,

Né la Spagna i passi serra,

E la Fiandra più non vieta

Che non venghi a noi moneta,

Ch'ogni rissa è morta e spenta,

Tutto il mondo si contenta.


Stanno allegri i cittadini,

Ch'ogni dì piglian quattrini,

E si posson prevalere

De la roba e de l'havere,

E ciascun può contrattare

In quel modo chi gli pare,

Sì che più non sia chi stenta,

Tutto il mondo si contenta.


Cantar s'odono i merciari,

Carzaroli e calzolari,

Linaruoli e lanaruoli,

Berrettari e suffaioli,

Purgatori e pelacani,

Battiloro e battilani,

Né v'è più che gli spaventa,

Tutto il mondo si contenta.


Ridono ancor i speciali,

Muratori e manuali,

Capelletti e spatellini,

Stagnatori e chiaveghini,

Liutari e lentenari,

Pallezzari, varrottari,

Ché più il pan non gli sgomenta,

Tutto il mondo si contenta.


Non stan male i cappellari,

Corregiari e calzettari,

Chiodaruoli e ciavattini,

Cava macchie e bavellini,

Taglia pietre e tessitori,

Tiralori e tornitori,

Par che ognun qui si risenta,

Tutto il mondo si contenta.


Godano anco i stampatori,

I librari e intagiatori,

Barillari e boccalari,

Vastellari e mastellari,

Marangoni e segantini,

Mondalori e burattini,

Ché 'l disagio si calenta (talenta?),

Tutto il mondo si contenta.


Stanno lieti pettinelli,

Strazzaroi, guzza coltelli,

Pescatori e pilatori,

Armaruoli e brunitori,

Lardaruoli e macellari,

Profumieri e pallonari.

Non s'ode un che si lamenta,

Tutto il mondo si contenta.


Si rifanno gli cartari,

Cartolari e calegari,

Ferravecchi e calderani,

Cavadenti e cerretani,

Ingegnieri, architettori,

Marescalchi e dipintori,

Di cantar ciascun frequenta,

Tutto il mondo si contenta.


Stan giocondi i ballarini,

Scrimatori e saltarini,

Vellutari e pennacchieri,

Tamburini e bombardieri,

Falegnami e fornacchiari,

Cuochi, sporti, hosti e trippari,

Par che seco ognun consenta,

Tutto il mondo si contenta.


Fan faccende i brentatori,

Pentolai, fabbri e tentori,

Fenestrari e sgamaitini,

Acquaroli e scardassini,

Cimatori e regattieri,

Copertari e fa bicchieri,

Che tal gaudio gli talenta,

Tutto il mondo si contenta.


Son contenti i cordellari,

Vuota i pozzi e canestrari,

Scatolari e gioiellieri,

Capestrari, sarti e barbieri,

Gettatori, imbianchitori,

Doratori e tarsiatori,

Per che ognun gioir si senta,

Tutto il mondo si contenta.


Festa assai fanno i petrari,

I sellari ed i spadari,

I feltrari e agucchiaroli,

Acqua vita, pollaruoli,

Solfanar, spazzacamini,

Stecca legna, orbi e facchini,

Non v'è alcun ch epianga o stenta,

Tutto il mondo si contenta.


Finalmente, l'arti tutte

Son a tal hormai ridutte

Che, per quanto scorgo e veggio,

Andar solean male e peggio;

Hor di dirlo non m'ascondo,

Havran fin dolce e giocondo,

Né cred'io che più s'allenta,

Tutto il mondo si contenta.


Né più s'ode far doglienza

Roma, Napoli, né Fiorenza,

Fano, Pesaro ed Ancona,

Bressa, Bergamo e Verona,

Parma, Modona, Piacenza,

Forlì, Rimini e Faenza,

Mai tal gioia si rammenta,

Tutto il mondo si contenta.


Stanno grassi i bolognesi,

Similmente i ferraresi,

Genovesi e venetiani,

Milanesi e mantovani,

Trivigiani e vicentini,

La città ch'è in la Brenta,

Tutto il mondo si contenta.


Per letitia, canta e grida

Orviet, Osma, Ostia e Offida,

Fermo, Feltro e Fiorenzuola,

Scandian, Sassuol, Vignola,

Cesenati ed imolesi,

Gli ascolani e gli abbruzzesi,

Reggio, Carpi, Esta ed Argenta,

Tutto il mondo si contenta.


Non udrà rissa né guerra

Norcia, Narni, Alba e Nocerra,

Lucca, Pisa con Sarzana,

Castrocaro e Modigliana,

V'è Ravenna similmente,

Macerata, Acquapendente,

E la terra di Noventa,

Tutto il mondo si contenta.


Pescia, Assisi, e Fossombrone,

Pietra Santa e Castiglione,

Bari, Bardi e Benevento,

Catanzaro e Bonconvento,

Recanati e Camerino,

A tal gaudio s'appresenta,

Tutto il mondo si contenta.


Evvi Crema con Cremona,

Civitella con Savona,

Beertinoro e Savignano,

Sabbioneta e Pitigliano,

V'è Soragna, con Vercello,

E Guastalla con Bersello,

Che tal cosa gli talenta,

Tutto il mondo si contenta.


In tal giostra sta conversa

Aquileia, Mestre ed Anversa,

Melfi, Medola e Bracciano,

Sinigaglia e Bisignano,

Con Ugubbio, con Gaetta,

Monfiascon, Terni e Barletta,

Che di mal non si spaventa,

Tutto il mondo si contenta.


Massa, Brindisi, Piombino,

Verrucchio, Udine, Urbino,

Castro, Arezzo, Asti e Pavia,

Susa, Cuni e Scarperia,

Telotin, Cento e Lonigo,

Chiozza, Cervia, Adria e Rovigo,

Il suo gaudio s'agomenta,

Tutto il mondo si contenta.


Code, Velletri e Messina,

Palermo, Adria e Terracina,

E Salerno e Martorana,

E Correggio o Viadana,

Ed al fin, l'Italia tutta

Che pareva già distrutta,

Hoggi sta lieta e contenta,

Tutto il mondo si contenta.


Siate dunque i ben tornati,

Oh, denari almi e pregiati,

Allegrar questo paese

E scacciar via le contese,

Dove a noi le pene e i guai

Scacciarete d'hoggi in crai,

Perché a voi ogn'un s'avventa,

Tutto il mondo si contenta.


I mastri e i lavoranti,

Più non stanno in pene o pianti,

Né gli occorre, per scampare,

Gir più a vender, né impegnare

Né più far stocchi né fitti,

Per pagar dacii né affitti,

Né menar vita scontenta,

Tutto il mondo si contenta.


Sta qua dunque a rallegrarci,

Oh dinaro, e a consolarci

Perché sol al tuo apparire

La virtù farai gioire,

E la lesina sia viva

Sempre mai per ogni riva,

Né la punta havrà mai spenta,

Tutto il mondo si contenta.


IL FINE