TERCETTI

SPIRITUALI e morali, da

ventura, come s'usa in

BOLOGNA

Per le feste di Natale.

Padre del ciel, s'a te mi diedi in dono,

Custodisci il mio cor e la mia mente,

E delle colpe mie dammi il perdono.


In quel santo Bambin, che carne humana

Per noi ha preso, mi confido, e lasso

Ogn'altra cosa transitoria e vana.


Non voglio affanni al mondo né tristezza

Che il mio pensier sol rivolto in Dio,

In cui regn' ogni gaudio, ogni dolcezza.


Prega, sacra regina, il vostro figlio,

Che contro il tentator del cieco abisso

Porger mi voglia il suo celeste auxilio.


Non temo di Pluton gli occulti inganni,

Perché forza non ha, non ha possanza

Contro chi serve il re de gli alti scanni.


Quest'habito pigliai con pensier sodo:

D'abbandonar in tutto il cieco mondo,

E ogn'hor vià più di ciò gioisco e godo.


Se vuoi che fin al ciel tuo nome saglia,

Spendi in virtù tutti li giorni tuoi,

Né temer poi che il mondo ti travaglia.


Che favor, che ricchezze, che ventura

Vai tu cercando? Deh, rivolgi il core

A dio, che d'ogni ben sarai sicura.


Non esser di ben far pigra né stancha,

Perché sarai sicuro d'ottenere

Quella gloria immortal, che mai non mancha.


In questo mar del mondo oscuro e fiero,

Perso ti sei, e non t'accorgi, ahi lasso,

Che sei un vent', un fumo, un'ombra, un zero.


Chi ha tempo, e temp' aspetta, tempo perde,

Però opera bene fino ch' hai tempo,

Che la candela presto giunge al verde.


Se di nobil progenie sei disesa,

Procedi nobilmente ancor con tutti,

Né voler al tuo sangue far offesa.


Quel altissimo sol, quel sol eterno

Con l'occhio de l'immensa sua bontade

Ti mira e chiama al regn' alt' e superno.


Oh te felice, mille volte e mille,

Se seguiti il cammino incominciato,

Seguir di Christo l'amorose stille.


Prega la gloriosa alma regina,

Quando a le volte sei sì travagliata,

Che ti soccorra, con sua man divina.


Cerchi chi vol d'haver argento ed oro,

Settri e corone, ch'io sol spero in Dio,

Che in lui trov' ogni bene, ogni tesoro.


S'offeso tal'hor sei da tal e quale,

Sei obbligato, per christiana legge,

Pregar per lui, e render ben per male.


Non sia ne l'ozio la tua mente immersa,

Ché la lampada tua non resta estinta

Innanzi a quel che in te sue gratie versa.


Tu sei da tutti in molti luochi amata,

Per la tua gentilezza e cortesia,

Gratia che a te dal ciel vien gratis data.


Vatti confessa, oh anima meschina,

E dì al tuo confessor i tuoi peccati,

Che ti darà una buona disciplina.


Altro non s'ode in chiesa, se non vuoi

E' possibil ch'un poco non potiate

Tener la lingua ne' termini suoi?


Sete spiritual sol per orare,

Non a star per le strade tutto il giorno,

E con questo e con quel voler chiarlare.


Felice voi, che vi scatenasti

Dal mondo lusinghier e pien di frode,

E in porto più sicur vi ritirasti.


Se tal hor ti vien fatto qualche ingiuria,

Sta costant' e patiente, e non volere

Andarti a vendicar con tanta furia.


Se le divine carte discorresti

Come dovresti far, forse la vita

Con più gusto dell'alma passeresti.


Chimè, ch'ormai son stanca di gridarti

Ch'ogni minimo sdegno che ti è fatto

T'alteri sì che niun non può placarti.


Dovresti del tuo stato esser contento,

E non ti lamentar, poscia che 'l mondo

E' una valle d'affanno e di tormento.


Lassa questa mondana e fragil vita,

Per seguir il tuo amato e vero bene,

Christo, in cui troverai gioia infinita.


Se a Dio ti doni, pura verginella,

Perché andar variando col pensiero?

Non sai tu che ti vede, meschinella?


Se così spesso dalla vostra cella

Fuor non uscisti, sempre non havresti

Da cridar hor con questa, hor con quella.


La pianta senza frutti vien tagliata

E posta al foco, hor tu, se non fai frutto,

Andrai giù ne l'inferno a esser brugiata.


Oh, vita degna di supremo honore,

Perché ti perdi in cose vili e basse,

Poco prezzando l'alto tuo fattore?


Tutta la sera state a capo chino,

E poscia ancor, quando sentite il suono,

Levar non vi potete a mattutino,


Non v'occupate tanto nel lavoro,

Ma quando sonarà vespro o compieta,

Mettete giù ogni cosa, e andat' in coro.


Quando siete con gli altri in compagnia,

Siate benign' e fate honore a tutti,

Che quest' a tutta vostra gloria sia.


Reggi, alma gentil, la mente al cielo,

E lascia le mondane e fragil cure

Ed ama Dio con santo e puro zelo.


Volgi la mente a quel che t'ha creata,

Oh alma, e lassa le terrene voglie,

Se vuoi al fin nel ciel esser beata.


Se qualche rio pensier ti dà tormento,

Ricorri a Dio, che la sua man ti porga,

Perch'ei sta sempre al tuo soccors' intento.


Se voi non fosti tanto disdegnosa

Né pigliasti le cose per traverso,

Saresti poi perfetto in ogni cosa.


Imita quelle sacre verginelle

Che con lor opre fer del ciel acquisto,

E godon liete sopra l'alte stelle.


Forz'è che vi riprenda, e che vi dica

Il parer mio; voi sete un poco vano,

E a trattenervi durate fatica.


Se per Signor si eleggi il re superno,

Ragion è ben ch'ei sol ami ed adori,

Se voi seco goder il regno eterno.


Se morte è fin d'una prigion oscura

A gli animi benigni, e ad altri è noia,

Perché poni ne' sensi ogni tua cura?


Cantan le Muse i vostri fatti egregi,

Apollo vi prepara una corona,

Per guideron de' vostri fatti egregi.


Orate e vigilate e digiunate,

Che il tempo passa, e non s'arresta un'hora,

E la morte se'n vien a gran giornate.


Sol voglio per ventura un crocefisso,

E in quello specchiarmi nott' e giorno,

Solo per far del paradiso acquisto.


Bramo, per mia salute e per mia sorte,

Una corona di pungenti spine

Per star contr' Satan costant' e forte.


Quei chiodi, che passaro al mio Signore

Le sante mani e li sacrati piedi,

Bramo per trarmi da ogni cieco errore.


Se rimirar potesse sto mio core

Con pura fede le sacrate piaghe,

Io non havrei del cieco infern' orrore.


Ventura mia sarà, se pur la merto,

Di contemplar nel mio dolce Signore,

Il sacro santo suo costato aperto.


Se così ben contrito tu sarai,

In queste sante feste tu poi dire

Che di ventura ti è toccata assai.


Seguita il ben, che principiasti allhora

Mentre con Dio ti sei riconciliato,

Nel suo santo natale, e prega ed hora.


Ricorri per ventura alla gran madre

Del tenero Giesù, che nel presepio

Per te è diseso dal celeste Padre.


Va' per tua sorte a quella humil' e pia

Capanna, ove vedrai Maria e Gioseppe

Genuflessi ad orare il gran Messia.


Sopra il tutto sarai giusto e pietoso,

Usando la pietade e la clemenza

Che quella piace a Dio sopra ogni cosa.


Fuggi il peccato della ingratitudine,

Che per quello dal ciel l'angel più bello

Cadde nel lago dell'amaritudine.


Se il demonio tal hor vi tende il laccio,

Correte a l'oration con vivo affetto,

Che quella vi trarrà fuora d'impaccio.


Pria morir vo' che star in questa vita,

Ove non si diserne un'allegrezza,

Ma sol dolor, ch'a sospirar m'invita.


Smetti l'ambitione e sta modesta,

Che a un accostumato come sei

Non sta ben tanto fumo nella tsta.


Tu poi con i pastor gire a cercare

Il redentore, che sul fien si posa,

Ch'altra ventura tu non poi trovare.


E se a sorte ti tocca la ventura

Portala al fanciullin, ch'è nel presepio,

Ch'ei te la renderà con più misura.


Se tua ventura ancor vorrai trovare,

Cerca li santi magi, e in compagnia

Il sacro ( illeggibile, forse “spirto”) gli vadi a insegnare.


IL FINE