TESTAMENTO

DI MARCHION

PETTOLA

nel partirsi da Bologna,

dove lascia herede la sua zoppa

d'ogni cosa del suo.

Con la risposta della zoppa.

TESTAMENTO DEL PETTOLA


Resta in pace, oh mia zoppina,

Ch'io mi vo' partir da te,

E morir mi sento, ohimè,

Per tuo amor, cara mammina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Non ha tante stelle il cielo

Né men gli arbor tante foglie,

Quante son mie pene o doglie,

Né tant'onde ha la marina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Me n'andrò dunque piangendo,

Il tuo viso delicato,

E gridando in ogni lato

Dalla sera alla mattina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Non potrò mangiar né bere,

Né posar notte né giorno,

Che 'l mio petto è fatto un forno,

E brugiar mai non raffina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Solamente a raccordarmi

Quelle dolci carezzine,

Saran tante colubrine

Per la mia vita meschina,

Resta in pace, oh mia zoppina.


Quella vita sì garbata,

Ch'io volevo vagheggiare,

Mi conviene abbandonare,

Ah, fortuna empia e assassina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Che far peggio mi potevi

Quanto far imbertonarmi

Di costei, e poi levarmi

La sua faccia pellegrina?

Resta in pace, oh mia zoppina.


Se per casa camminava

Si vedea quel galloncello

Ondeggiar con atto snello

E con nobil gratijna,

Resta in pace, oh mia zoppina.


Horsù, pur io son spedito

Però vo' far testamento,

Ché venir la morte sento,

E ver me corre e cammina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


E ti vo' lassar padrona

Di quel poco ch'io mi trovo,

Darti il cor io non mi movo,

Che di quel già sei regina,

Resta in pace, oh mia zoppina.


Pria ti lasso la baretta,

Che copriva il mio cervello,

Con sto patto, amor mio bello,

Tu la spacci ogni mattina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Poi ti lasso il ferraruolo,

Che fu già del babbo mio,

E che 'l sbatti ho gran disìo,

Che la tarma nol ruina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


E di più, per anticaglia

Vo' lassarti il mio saione,

Che fu prima di cotone,

Hor al raso s'avvicina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


I bragoni ancor ti lasso,

E le scarpe e le calzette,

I scarpini e le solette,

C'han l'odor della Tonina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Poi ti lasso la mia spada,

Tanto al mondo hoggi stimata,

Che da Marte mi fu data,

Per tagliar della puina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Poi ti lasso, in conclusione,

Strazzi, tattare e ciavatte,

Spiedi, giottole e pignatte

D'addobbar la tua cucina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


E di più, lassar ti voglio

Un zuccon da porvi il sale,

E un piston pel tuo mortale,

E 'l boccal dove s'orina.

Resta in pace, oh mia zoppina.


Horsù, fatto è il testamento,

Resta in pace, vita mia,

Il tuo Pettola s'invia

Col bordon e la schiavina.

Resta in pace, oh mia zoppina.



RISPOSTA DELLA ZOPPA


Deh, non ti partir da me,

Marchion, in cortesia,

Che se parti, vita mia,

Mi vedrai morir per te.

Deh, non ti partir da me.


Io t'ho amato, e tu lo sai,

E t'ho dato il core in pegno,

Hor mai mostri un tristo legno,

Di volermi bene, ohimè.

Deh, non ti partir da me.


Deh, ricordati ben mio,

Della tua cara Zoppina,

Che patron della meschina,

Nel principio già ti fè.

Deh, non ti partir da me.


E ricordati le feste,

E le belle paroline,

E le dolci terrazzine,

E 'l piacer ch'ella ti dè.

Deh, non ti partir da me.


Non voler esser ingrato,

Verso lei, che tanto t'ama,

Che t'honora, e che ti brama

Più sua vita assai, che fe'.

Deh, non ti partir da me.


Che mi lassi non mi curo,

I tuoi mobili o tuoi stracci,

Basta sol che tu mi facci

Cortesia di star con me.

Deh, non ti partir da me.


Che se meco vuoi restare

E habitare in sto paese

Io ti voglio far le spese,

E sguazzar come si de'.

Deh, non ti partir da me.


Io non voglio tu lavori,

Ma ch'ogn'hor vadi a sollazzo,

Lassa pur tutto l'impazzo,

Cor mio car, sopra di me.

Deh, non ti partir da me.


Basta a me di veder solo

Il mio caro amato bene,

Quel ch'in vita mi sostiene,

E patron del mio cor è.

Deh, non ti partir da me.


Ahimè, lassa, i' sto a gracchiare

E tu già sei risoluto

Di partire, ed ho veduto

Che più amor non regna in te.

Deh, non ti partir da me.


Vanne dunque a tuo piacere,

Ma raccordati che fai

A me torto, e piangerai

Anche il tuo mancar di fe'.

Deh, non ti partir da me.


Né mai più sei per trovare,

Cerca il piano e la marina,

In sto mondo la Zoppina,

Che più t'ami, no alla fe'.

Deh, non ti partir da me.


Horsù, pur io son spedita,

Ohimè, Dio, chi mi conforta?

Su, vicine, ch'io son morta,

Son finita, e spiro, ohimè.

Deh, non ti partir da me.


IL FINE

Testo trascritto da: Testamento di Marchion Pettola nel partirsi da Bologna dove lascia herede la sua zoppa d’ogni cosa del suo con la risposta della zoppa, opera da ridere di Giulio Cesare Croce, Bologna, Heredi di Bart. Cochi, 1622, (10x14), pp. 8 n. num., ill., BAB