TRAGEDIA

IN COMMEDIA

fra i bocconi da grasso e quei da

magro la sera di Carnevale.


Con il lamento del Carnevale, dolendosi del-

la Quaresima che li sia sopraggiunta

così presto;


E la risposta di lei contro al Carnevale

Capriccio galante del CROCE

COMMEDIA TRAGICA


La sera del goloso Carnevale,

Quando si sguazza per tutti i cantoni,

Entrar ne la mia pancia assai bocconi

Di roba grassa, a la stagione eguale.


Come sarebbe a dir del buon cinghiale,

Fagian, pernici, galline e capponi,

Lonza, polpette, castrati e pavoni,

Torte, pastizzi ed altra roba tale.


Qui salami, presciutti, ove e butirro,

Manzo, vitella, intingoli e guazzetti,

Con cingotti e potaggi ivan in giro


Tomacelle, fiolate e tortelletti,

Crostate ed altre cose, ond'io sospiro

Mentre penso a boccon tanto perfetti.


Questi con caldi affetti

Entrar tutti con mente risoluta

Entro 'l mio corpo a prender la tenuta,


Così, con voglia arguta,

Senza far instromento né processo,

Che di budella aprissero il possesso.


E poi gli fu promesso

Acciò stessero tutti allegramente,

Una commedia per il dì presente.


Onde con lieta mente,

Stavano ad aspettar con bel soggiorno

Il comico apparato, alto ed adorno.


Venuto l'altro giorno

I comici, qual eran da lontano

A giunger cominciar di mano in mano,


Così con viso humano

Fu tirata la scena, con tai sollazzi

Da porri, da radici e da spinazzi.


Dove dua pavarazzi

L'havean tutta dipinta a prospettive,

Di cicerchia, fagioi, cesi ed olive,


Che parean proprie vive,

Tant'eran naturali, e due sardelle

Appicciaron le torcie e le facelle.


Poi, con lor voci belle,

Al solito due rane, una sirena

Musica fer, che rallegrò la scena.


Né fu finita a pena,

Ch'un buratello colmo d'ardimento

Comparve in scena, e fece l'Argomento.


E poscia, in un momento,

Con molta gravità venne un carpione,

Tutto garbato, a far da Pantalone.


E dietro havea un sardone

Facea da Pedrolino, ed un varuolo

Facea mui bien da Capitan Spagnuolo.


E ne l'istesso suolo

Con una gratia rara e peregrina

Un'ostrica facea da Franceschina.


E una cappa marina

Facea da Prima Donna, ed un'orata

Serviva per Seconda Innamorata.


E con vita garbata

Un rombo nobilissimo e soprano

Facea da Oratio, e un cefal d'Adriano,


E in atto grossolano

Un gambarazzo uscito del canale

Facea da Francatrippe naturale.


E un pezzo di dentale

Facea da Cecco Bimbo, e un'anguilletta

Da Nespola, e un'arenga da Olivetta.


E con la sua baretta

Larga a l'usanza, un bel fongo salato

Facea da Gratian molto garbato.


E un luzzo squamigliato,

Facea da Cola, e un squillo d'Arlecchino,

E un sgombro molto ben da Burattino.


E un granchio da Piombino

Facea, e un pezzo grande di morona

Recitava su'l grave da Matrona.


E perché chi non sona

Fra gl'intermedij, a molti par ch'aggrava,

V'era una tenca, ch'assai ben sonava.


E un piatto di fava

Franta, e un pezzo di buon caviaro,

Stero a la porta a coglier il danaro.


E un pesce calamaro,

Un persico, una chieppa, e un zangarino,

Nel fin fero un garbato mattazzino.


Poi con un chitarrino

Comparve un calcinel con bei sembianti,

E diede un lodo a tutti gli ascoltanti.


Così con suoni e canti

Fu recitata la bella commedia,

Mentre tutti costor stavano in sedia.


Ma poi si fè tragedia,

Perché scoperti i volti naturali,

Si trovaron nemici capitali,


E colpi bestiali

Si diero insieme, e vi fu tai ruine

Che 'l mio budel ne patì assai nel fine.


Ma se bestie piscine

Per esser in luochi alti ed eminenti

In quella pugna restaron vincenti,


E con le code e i denti

Superaron quegli altri con fracasso

Che sedevan su i gradi più da basso,


Onde dolente e lasso

Ciascun de gli ascoltanti uscì di fuora,

Per la porta di dietro allhora allhora.


E poi, senza dimora,

Quelli di dentro, ch'eran gente accorta,

Gli serrar dietro subito la porta.


Così, con faccia smorta,

I boccon grassi fecero partenza,

Per poner fine a tanta differenza.


Ma data è la sentenza,

Che possino tornar fra un mese e meggio,

E ch'ogn'un sia rimesso nel suo seggio.



LAMENTO DI CARNEVALE


Ecco l'ultimo giorno, ecco vicine

L'hore del mio languir, del mio tormento,

Ed ecco già d'ogni mia gloria il fine.


Già già m'ingombra il cor tema e spavento,

Già le perdite mie da lungi ho scorto,

Oh, speranze disperse e sparse al vento.


E mentre il tempo sì veloce e corto,

Per eterno sentier dispiega l'ale,

Vivo scorgo me stesso, esangue e smorto.


La mia fatal nemica hoggi m'assale,

La Quaresima, ahi lasso!, all'aer scuro

Vuole alla rocca mia piantar le scale.


Fabbricato ha il Diletto un forte muro,

Ov'è la Gioventù per capitano,

Né mi tengo per ciò punto sicuro.


La sentinella ha visto da lontano

Di Sardigna venir gente guerriera,

Stretta serrata, e camminar pian piano.


Da la Tirrena e da l'Egea riviera

I bottagri campion ne vengon via,

Sturion lo scettro, e ragno ha la bandiera.


De' tonni e de' sulmon la compagnia

E d'amazzone triglie una gran setta

Tra guerrier laschi contro a me s'invia.


La Veglia m'ha spedito una staffetta,

Con dir che tra le sei e le sett'hore

La mia ruina e 'l mio morir s'aspetta.


Ond'io ricorro al vostro gran valore

Oh calcedoni invitti e generosi,

Unica speme in così gran timore.


Oh benigni campion, volti animosi,

A che tra voi pugnar per darmi affanno,

S'altri viene a turbare i miei riposi?


Quell'amore che v'accende è un fiero inganno,

E quasi un pomo d'or, che in mezzo a voi

La Discordia gettò sol per mio danno.


Che s'a me toglie sì famosi eroi,

La mia nemica qui vedrassi hor hora

Venir superba co' seguaci suoi.


Ah, qui non fate più, guerrier, dimora,

Che s'io morrò, convien ch'al mio morire

Ogni vostro diletto ancor si mora.


Li sdegni altrove rivolgete, e l'ire,

Ov'è comune il danno il piè movete,

Se vi prende pietà del mio martire.


Ma cura voi di me nulla prendete,

E l'alma io sento homai mancarmi in seno,

Che, mentre intenti a festeggiar pur sete,

La notte sorge, e 'l Carneval vien meno.



LA QUARESIMA

contro il Carnevale


Sembra humano piacer rapido strale,

Fugge beltà terrena a par del vento,

Sparisce qual balen fasto mortale,

Succede il pianto al riso in un momento.

Contro l'armi d'Oblio forza non vale,

Ultimo domatore è 'l Pentimento,

Ed io, che 'l Carnevale a morte offendo,

A più veri diletti il Mondo accendo.


IL FINE







Testo trascritto da: Tragedia in comedia fra i bocconi da grasso e quei da magro la sera di Carnevale. Con il lamento del Carnevale, dolendosi della Quaresima che li sia sopragiunta così presto; et la risposta di lei contro al Carnevale; capriccio galante del Croce, In Bologna, per gli Heredi del Cochi, da San Damiano, s.d., BAB