IL TRE

OPERETTA

DILETTEVOLE


nella quale si mostra quante cose si

contengono sotto il numero


TRINARIO


con altre cosette belle e da spasso

DISCORSO DEL TRE


Tre sono le parti del mondo, cioè l'Asia, l'Africa e l'Europa.

Tra parti ha l'anima, cioè vegetativa, sensitiva e rationale.

Tre sono le sue potenze, cioè intelletto, memoria e volontà.

Tre parti vuol havere il buon capitano, cioè prudenza, ardire e fede.

Tre parti vuole havere il buon giudice, cioè sapienza, patienza e bontà.

Tre parti vuol haver il buon amico, cioè honorar in presenza, lodar in absenza e servir ne i bisogni.

Tre parti vuol haver l'innamorato, cioè esser solo, sollecito e secreto.

Tre parti vuol havere il buon cavallo, cioè buona bocca, buona schiena e buon piede.

Tre parti del bue, cioè bel occhio, bel fianco e corto di giontore.

Tre parti del cervo, cioè gran corritore, gran saltatore e picciola testa.

Tre parti del lupo, cioè buon occhio, buon budello e andar sicuro.

Tre parti della volpe, cioè bel mantello, bella coda e bel reffesso di bocca.

Tre parti della donna, cioè bel petto, bel crine e piacevole da manteggiare.

Tre parti vuol haver la donna maritata, cioè sollecitudine, molestia ed industria.

Tre parti vuol haver la vedova, cioè carità, castità e divotione.

Tre parti vuol haver la donzella, cioè honestà, bellezza e gratia.

Tre parti vuol havere il buon poeta, cioè inventione, elocutione ed ortografia.

Tre parti vuol haver il buon musico, cioè buona scienza, buona orecchia e buona voce.

Tre parti vuol havere il gentilhuomo, cioè nobiltà, ricchezza e cortesia.

Tre parti vuol havere il buon cavaliero, cioè magnanimità, giustitia e religione.

Tre parti vuol havere il mercante, cioè buone merci, buon credito e buoni rispondenti.

Tre parti vuol havere il buon medico, cioè conoscere la complessione, l'infirmità e medicare con regola.

Tre parti vuol havere il pedante, cioè buona grammatica, buon latino e buon staffile.

Tre parti vuol havere il parassito, cioè adulatore, ingordo e chiacchiarone.

Tre parti vuol havere il buffone, cioè allegro, faceto e sfacciato.

Tre parti vuole havere il ruffiano, cioè audace, eloquente e patiente nelle bastonate.

Tre cose si trovano facilmente, cioè i pedocchi nella camisa, i calcagni rotti e 'l necessario brutto.

Tre cose si trovano difficilmente, cioè amici, denari e fede.

Tre cose non sono apprezzate, cioè bellezza di cortigiana, fortezza di facchino e consiglio di fallito.

Tre allegrezze ha la sposa, cioè al toccar la mano, andare a marito e quando fa un figliuol maschio.

Tre fini hanno le cortigiane, cioè l'hospitale, la stuora e 'l letame.

Tre fini hanno i cortigiani, cioè speranza, fumo e fame.

Tre cose fa il putto picciolo, cioè piange, cacca e tetta.

Tre cose non si possono tener secrete, cioè l'amore, la tosse e la cacarola.

Tre cose stanno sempre con i poveretti, cioè pidocchi, pulici e cimici.

Tre parti di musica ha l'asino, cioè buona orecchia, buona voce e va bene alle battute.

Tre cose domano il cavallo, cioè il bastone, il morso e lo sperone.

Tre cose domani i villani, cioè la fame, i sbirri e glli affittuarij.

Tre cose non si devono lodare, cioè d'haver buon vino, buon cavallo e bella moglie.

Tre infirmità sono difficili da guarire, cioè la pazzia, il cancaro e i debiti.

Tre parti vuol havere il buon vino, cioè bel colore, buon odore e buon sapore.

Tre parti vogliono havere gli hosti, cioè buon vino, buon letto e buone chiacchiare.

Tre cose cattive fa il giocatore, cioè perde il tempo, i denari, e consuma la vita.

Tre sono le virtù de' villani, cioè mangiare, dormire e scorreggiare.

Tre cose vuol havere il buon soldato, cioè buona monitione, buon schioppo e buone gambe.

Tre cose fanno fuggire i cani, cioè il bastone, i sassi e l'acqua calda.

Tre cose fa la mala lingua, cioè punge, taglia e morde.

Tre cose fanno fuggir l'huomo fuora di casa, cioè il fumo, l'acqua e la mala femmina.

Tre cose fanno gl'imbriachi in una volta sola, cioè bevono, cantano e orinano.

Tre effetti fa il foco, scalda abbrugia e cuoce.

Tre effetti fa la minestra, empie, satia e nutrisce.

Tre femmine e tre oche fanno un mercato.

Tre danni dà l'oca, cioè col piede, col becco e col sedere.

Tre piedi fanno un scanno.

Tre legni fanno una forca.

Tre volte suona l'aringo.

Tre testimoni vanno a fare un instromento.

Tre ova fanno una frittata.

Tre quaderni fanno un orto.

Tre orti fanno un giardino.

Tre giardini fanno un podere.

Tre poderi fanno una possessione.

Tre possessioni fanno una villa.

Tre ville fanno un contato.

Tre stanze fanno una casa.

Tre case fanno una contrada.

Tre contrade fanno un castello.

Tre castelli fanno una città

Tre città fanno un stato.

Tre stati fanno un regno.

Tre regni fanno un imperio.

Tre imperij fanno una monarchia.

Tre melensi fanno un insensato.

Tre insensati fanno un balordo.

Tre balordi fanno un infingardo.

Tre infingardi fanno un poltrone.

Tre gaglioffi fanno un sciagurato.

Tre sciagurati fanno un forfante.

Tre forfanti fanno un disgratiato.

Tre disgratiati fanno un infame.

Tre infami fanno un vituperoso.

Tre vituperosi fanno un opprobrioso.

Tre opprobriosi fanno un manigoldo.

Tre manigoldi fanno un boia.

Il quale viene a essere domatore de' ladri, castigator de' furbi, tormento de gli empi, flagello de' scellerati, sferza de' ribaldi, morte, pena e stratio de gli huomini iniqui e crudeli, ed in somma estirpator di tutti gli assassini e traditori che vogliono vivere al mondo del sangue d'altrui, e che temono poco il cielo, e manco la terra; i quali, dopo le infinite scellerataggini commesse, cadono per divin giudicio in mano a questo galant'huomo, che gli fa fare il saltarello, e le capriole in aria in un'istesso tempo.

Hor mirate dunque di quanta importanza sia questo numero ternario, poiché in sé contiene tante qualità, però vi prego a honorarlo ed haverlo in riverenza, e guardarvi da tre cose se volete vivere lungo tempo al mondo, cioè non contentar Cerere, Bacco né Venere, e cercate di evacuare il corpo tre volte il giorno, che ciò facendo camparete cent'anni, se la morte non vi fa la gambarola, e perché voglio finire questo mio discorso trinario, facendovi tre volte riverenza, tre volte mi vi raccomando.



SONETTO MORALE DELL'ISTESSO


Un giorno la cicala al rosignolo

Disse: “Tu pe' boschetti te ne vai,

Cantando a la fresch'aura, e quando i rai

Febo alza, tu t'accheti, e stringi il volo.


Io tutto 'l giorno canto, e s'ode solo

Mio dolce accento, e mentre te ne stai

Fra le folt'ombre i' faccio più che mai

Udir mie note sopra il caldo suolo”.


Rispose il rosignuol: “Io canto poco,

Ma il canto mio più assai diletta e piace

Che non fa il stridor tuo, noioso e roco,


E mentre che tu, garrula e loquace,

Assordi i campi intorno, ed ogni loco,

Di procacciar il cibo a me compiace,


Però che 'l tempo edace

Passa, e spesso colui si trova al verde,

Che ne' spassi mondani il tempo perde.


IL FINE



Testo trascritto da: Il Tre operetta dilettevole, nella quale si mostra quante cose si contengono sotto il numero trinario, con altre cosette belle et da spasso. Del Croce. In Bologna, per Vittorio Benacci, 1614, BAB