LE

TREMENDISSIME

ED ARCISTUPENDE

PROVE

del grandissimo gigante Sgarmigliato.


Opera bella e curiosa da intendere.

S'alcun brama di stupire,

Venghi tosto a starmi a udire,

Che la vita gli vo' dire

Del stupendo Sgarmigliato.

Oh, quant'era smisurato.


Sgarmigliato fu gigante,

Della schiatta di Morgante,

Che fu ben dieci anni innante

Di suo padre generato.

Oh, quant'era smisurato.


Costui già nacque in Sassogna,

Ma chi dice in Catalogna,

Io lo vidi qua in Bologna

Nanti mai che fusse nato.

Oh, quant'era smisurato.


Se sua madre lo fasciava,

Mille paia e più v'andava

Di lenzuoli, e non bastava

A coprirlo d'ogni lato.

Oh, quant'era smisurato.


Cento milia e più vacchette

V'andò, a far le sue scarpette,

E perché gli parver strette

Rinunziolle al suo cugnato.

Oh, quant'era smisurato.


Un million di marocchini

V'andò a far gli borzacchini

E tre mille ciavattini

Gli solaro al modo usato.

Oh, quant'era smisurato.


Quanta tela era in Olanda,

V'andò a fare una mutanda,

E fu stretta da una banda

Perché 'l filo era mancato.

Oh, quant'era smisurato.


Di Lignago tutto 'l lino

V'andò a fare un collarino

E poi anco fu piccino

Per non esser ben tagliato.

Oh, quant'era smisurato.


Tutta Bressa e 'l suo distretto

L'andò a fare un corsaletto,

E fu corto, scarso e stretto,

E poi anco era schiodato.

Oh, quant'era smisurato.


Mille pelle d'elefanti

V'andò tutte a un par di guanti,

E in fodere dieci tanti

Cuoi di lupo variato.

Oh, quant'era smisurato.


Mille braccia di rascetta

V'andò a far la sua brachetta,

E perché gli parve stretta

Gli diè giunta da ogni lato.

Oh, quant'era smisurato.


Sempre usava, innanti cena,

Di mangiare una balena,

Sei delfini e una sirena,

Per avviar bene il palato.

Oh, quant'era smisurato.


Poi, a impire i suoi budelli

Mille buoi, mille vitelli,

Mille capre e mille agnelli,

Cento pecore e un castrato.

Oh, quant'era smisurato.


Dopo pasto, sei galline

Trenta vacche bergamine,

Cento forme piasentine,

Con un porco ben salato.

Oh, quant'era smisurato.


Il bicchier dov'ei bevea

Rassembrava a una galea,

E le sponde intorno haveva

Alte un miglio smisurato.

Oh, quant'era smisurato.


Quando il corpo evacuava

Ogni campo s'allagava,

E chi presto non scappava

Rimaneva soffocato.

Oh, quant'era smisurato.


Se facea la sua pissina,

Parea proprio una marina,

Nella qual sera e mattina

Si sarebbe navicato.

Oh, quant'era smisurato.


La scarsella ch'egli haveva

Mille moggi e più teneva,

E poi anco non pareva

Ch'egli havesse nulla a lato.

Oh, quant'era smisurato.


Sotto il naso v'alloggiava

Sei mille huomini alla brava,

E s'a forte sternutava,

Gli affogava con il fiato.

Oh, quant'era smisurato.


Quando i denti si nettava

Un abeto adoperava,

Che in un capo l'appuntava

Come un stecco lavorato,

Oh, quant'era smisurato.


Per un buco dell'orecchie,

V'entrò un asin con le secchie,

E v'andar genti parecchie

Per veder dov'era andato.

Oh, quant'era smisurato.


Haveva un buco dentro un dente

Tanto largo ed eminente

Che vi stava molta gente

Ch'al ballon tenea giocato.

Oh, quant'era smisurato.


E trovato, andando inanti,

Per le strade in tutti i canti

Strade, banche e mercatanti

Che facevono un mercato.

Oh, quant'era smisurato.


Una larga piazza v'era

Dove stava a far la fiera

Molta gente unita a schiera,

Con un traffico honorato.

Oh, quant'era smisurato.


Poi giù dentro le budelle

V'haveva quattro o sei castelle,

Con campagne amene e belle

E 'l terren ben coltivato.

Oh, quant'era smisurato.


Vedeva anco la Fenicia

La Dalmazia e la Cilicia

Portogallo e la Galicia,

E di Persia l'ampio stato.

Oh, quant'era smisurato.


Vedeva ancor la Possonia,

Tutta l'India e Macedonia

Con il Cairo e Babilonia,

Dove alberga il turco ingrato.

Oh, quant'era smisurato.


Ma che poss'io dir di più,

S'ei vedea fin' al Perù,

Con l'altr'India, che poi fu

Mondo Nuovo nominato.

Oh, quant'era smisurato.


Onde al fin, languido e smorto,

Cascò tosto in terra morto,

E tremò l'occaso e l'orto,

Pel gran peso rovinato.

Oh, quant'era smisurato.


Quando a terra si distese,

Occupò tutto il paese,

La Romagna e 'l Bolognese,

Il Piamonte e 'l Monferrato,

Oh, quant'era smisurato.


Ma per non vi dir bugia,

Lettor mio, per cortesia,

Non biasmar tal fantasia

Che saresti mal creato.

Oh, quant'era smisurato.


Una volta un braccio stese

E con man un monte prese,

E 'l tirò, com'è palese,

Fin di là dal Delfinato.

Oh, quant'era smisurato.


Ed invece de' capelli,

Havea selve ad arboscelli,

E i pidocchi eran vitelli

Che 'l tenevan pascolato.

Oh, quant'era smisurato.


Quando in piede stava dritto,

Ei vedea tutto l'Egitto,

Con il popolo Moscovitto,

Il Mar Morto e 'l Mar Gelato.

Oh, quant'era smisurato.


Nel polmone ancora havìa

L'hospitale e l'hostaria,

Per chi entrava e per chi uscìa,

Se ciascun fosse alloggiato.

Oh, quant'era smisurato.


Fra le dita de i piedini,

Osti, stalle, magazzini,

Case, bettole e giardini,

Come fosse un bel contato.

Oh, quant'era smisurato.


Con un passo, essendo in Spagna,

Passò sopra l'Alemagna,

E di lì venne in Romagna,

Quasi in men ch'i' n'ho contato.

Oh, quant'era smisurato.


Era un giorno questo putto

Dalla sete sì destrutto

Ch'ei bevè il Danubio tutto,

E poi anco era assetato.

Oh, quant'era smisurato.


Ma una sera, 'sto meschino,

Stando al fresco, un moscarino

Gl'entrò dentro al suo nasino,

Perch'egli era addormentato.

Oh, quant'era smisurato.


Ed essendo, ohimè, costretto

Starnutar per tal' effetto,

Una vena suso il petto

Scoppiò al pover sciagurato.

Oh, quant'era smisurato.


Ch'io l'ho fatta per piacere

Non per farvela valere,

Ch'io fui sempre del parere

Chi s'esalta è humiliato.

Oh, quant'era smisurato.


Hor ti lasserò pregarte

Qualche volta ricordarte

Se non quanto almeno in parte

Del gigante Sgarmigliato.

Oh, quant'era smisurato.


IL FINE


Testo trascritto da: Le tremendissime et arcistupende prove del grandissimo Gigante Sgarmigliato, opera bella e curiosa da intendere. Composta per Giulio C.C., In Firenze & in Pistoia per il Fortunati, s.d., BAB