LA VECCHIA

RIMBAMBITA

dialogo piacevolissimo,


dove si vede la gran semplicità d'una

vecchia sorda innamorata,


e l'adulatione d'una serva trincata e

malitiosa

Vecchia

Lisetta, oh, Lisetta!


Lisetta

Signora, oh, signora!


Vecchia

Lisetta, oh, Lisetta!

Dov'è questa civetta?


Lisetta

Signora, che volete?

O là, non mi vedete?

Gl'è un'hora ch'io respondo,

Può far non dico il mondo,

Sete di là da un muro?

Oimè, che stato duro

E' il praticar con sordi,

Sempre paion balordi

E privi di cervello;

Guarda se questo è bello,

Di questa vecchia tonda,

Che ben ch'io gli risponda

Ancor mi va chiamando.


Vecchia

Che vai tu borbottando,

Credi ch'io non t'intenda?

Tu dici che a merenda

Vorresti de la torta.


Lisetta

Sì, i' vo' de la frittata,

Oh che vecchia insensata,

Ch' è pazza in detto e in fatto.


Vecchia

Che distu di buratto?


Lisetta

Sì, i' dico d'un tamiso,

Dico che dite a un tratto

Quel tanto c'ho da fare,

Che poi voglio tornare

A lavar le scodelle,

E farle lustre e belle.


Vecchia

Hor che noi siam qui sole,

Vo' dirti due parole

Cara la mia Lisetta,

Ma vo' tu mi prometta

Di tenermi secreta:

Ben so che sei discreta

E che non parlerai.

Io son, se tu no'l sai

Talmente innamorata,

Accesa ed infiammata

D'un vago giovanetto,

Ch'io mi sento nel petto

Arder a poco a poco,

E non ritrovo loco,

Tanto la fiamma è accesa.


Lisetta

Io non ho ben compresa

La vostra dicerìa,

Sì che madonna mia

Ditelo un'altra volta.


Vecchia

Horsù, di gratia, ascolta

E non me'l far dir più:

Non so s'hai visto tu

Un certo garzoncello

Con calcie e con mantello

Di color azzurrino,

E porta un bel pennino

Dentro la sua barretta.

Questo con la saetta

D'Amor m'ha saettata.


Lisetta

Ah, vecchia disdentata,

E priva di giudicio.


Vecchia

Che distu di Fabricio?


Lisetta

Sì, i' dico di Sempronio,

Dico che tal capriccio

Venne a mia madre ancora,

E chi non s'innamora

Non sa cos'è dolcezza.


Vecchia

Per conto di bellezza

Anch'io ci posso stare,

E non credo arrivare

A vent'otto o trent'anni.


Lisetta

Hai vent'otto malanni!

N'hai ben più di settanta,

Guarda che bella pianta

Che vuol fiorire ancora.


Vecchia

Che distu di Pandora?


Lisetta.

Sì, i' dico di Lucretia.

Che sete una signora

Fresca, gentile e bella.


Vecchia

Io son poi lieve e snella,

E vado in su la vita

Sì garbata e polita

Ch'ognun se ne stupisce.


Lisetta

Sì, ma il viso ranzise,

Cara patrona mia.


Vecchia

Che distu di Pavia?


Lisetta

Sì, i' dico di Tortona.

Dico che leggiadria

Non è ne l'età nostra

Che pareggi la vostra,

E ch'ognun che vi mira

Per voi piange e sospira.


Vecchia

Hor dimmi che ti pare

De le mie treccie rare,

Non paion fila d'oro?


Lisetta

Oimè, non più, ch'io moro

Né posso più tenere

Le son proprio a vedere

Due manelle di stoppa,

E la gola e la coppa

Tutta piena di scabbia.


Vecchia

Che distu d'una gabbia?


Lisetta

Sì, i' dico d'una sporta.

Dico che non v'è c'habbia

Di voi più bei capelli,

E che son tanto belli

Che gli è proprio un stupore.


Vecchia

Per conto del colore

Non invidio Narciso,

Né credo che 'l suo viso

Fusse mai così fatto.


Lisetta

Oh che ceffo di gatto,

Di gufo o di marmotta,

Fodrato di ricotta

Volsi dir di puina.


Vecchia

Che distu di vagina?


Lisetta

Sì, i' dico di coltello.

Dico che pellegrina

Voi sete hoggi fra noi.


Vecchia

Di gratia, mira poi

Questo mio bel nasino.


Lisetta

Par proprio un azzalino,

Di quei da batter foco,

Bistorto, lungo e un poco

Righignato a l'insuso,

Ben stopparebbe un buso

Di quelli ch'i' vo' dire.


Vecchia

Che distu di tre lire?


Lisetta

Sì, i' dico d'un testone.

Confermo il vostro dire,

E dico ch'è garbato.

Non havesti più fiato,

Vecchia senza cervello.


Vecchia

Che distu di piattello?


Lisetta

Sì, i' dico d'un catino.

Io dico col pennello

Natura haverlo fatto,

E ch'egli è bello in fatto.


Vecchia

Questa mia bocca, anch'ella

E n'esce fuora un fiato

Di rose di moscato.


Lisetta

Sì, di quel che s'adopra

A dar la concia sopra

A i stivai di vacchetta.

Tenetela pur stretta,

ch'io so dir che la suona

Assai più d'un'androna,

Poi dice ch'è muschiata,

Oh vecchia spelazzata,

Mangiar ti possa i cani.


Vecchia

Che distu di due pani?


Lisetta

Sì, i' dico d'una mica.

Dico le vostre mani

Esser sì bianche e belle

Né parlate di quelle,

E pur è una bellezza

Che da ciascun s'apprezza.


Vecchia

Io me l'ero scordate,

Oh quanto delicate

Le son, mira che dita,

Guarda che man polita

Da far ricami d'oro

Ed ogni altro lavoro.

Son molto belle in fatti.


Lisetta

Sì, da lavar i piatti

O da pelar le galline:

Oh che belle manine,

Paion dui rospi secchi,

E i deti proprio stecchi

Da metter su la tola


Vecchia

Che distu di cagnuola?


Lisetta

Sì, i' dico d'una bracca.

Io dico che voi sola

Mertate i primi honori,

E tutti i suoi favori

Natura pose in voi.


Vecchia

Hor mira i denti poi,

Piccioli, rari e uguali,

Le perle orientali

Non son già così belle.


Lisetta

Ti sia tratta la pelle,

E messa sul solaro,

O data al calegaro,

Che ne facci un crivello.

Oh sì che questo è bello,

Ella gli ha marci e brutti

E se gli scossan tutti,

Che paion campanelli.

Ed un fetor da quelli

Fuor escie, oh che conforto

Che farìa cascar morto

Quel che trovò la puzza.


Vecchia

Che distu? Chi scapuzza?


Lisetta

Sì, i' dico che trabocca.

Dico che sete aguzza

E lesta su la vita,

Leggiadra e colorita

Come una giovinetta,

E che altra non si metta

Con voi a concorrenza.


Vecchia

Mira poi che presenza

Io tengo di regina.


Lisetta

Sì, di cappa marina,

Tanto sete incurvata

Ne le spalle e inarcata

A guisa di palestra.


Vecchia

Che distu di menestra?


Lisetta

Sì, i' dico di brodetto.

Dico che a la fenestra

Voi fate un bel vedere,

E che mertate havere,

Per le pazzìe che fate,

Cinquanta staffilate

Più tosto che una sola.


Vecchia

Che distu di brasuola?


Lisetta

Sì, dico di persciutto.

Io dico che una scuola

Voi sete di bellezze,

E tutte l'adornezze

In voi son adunate,

E dove voi andate

Si schiara da ogni lato,

E che gli è un gran peccato

Che non siate frustata.


Vecchia

Che distu di granata?


Lisetta

Sì, i' dico di scopetta.

Io dico che dotata

Di gratia v'ha natura,

Quanto altra creatura

Che sia nasciuta in terra.


Vecchia

In ciò 'l tuo dir non erra,

Ed hai un gran giudicio,

Ma dimmi, quando indicio

Havrà il mio caro amante

Del mio gentil sembiante,

E che saprà ch'io l'amo

E che l'honoro e bramo,

Non havrà egli accetto

Questo mio vago aspetto?


Lisetta

Ben lo potete dire,

Anzi, s'havrà a tenire

Felice e avventurato

D'esser da voi amato.

Ma qual huomo sarìa

Sì colmo di pazzia

Che ti volessa amare

Né a pena riguardare?

Carogna puzzolente,

Che non ha in bocca un dente,

Né in piè può star a pena,

Ed è di doglie piena

Di tosse e di catarri,

Ed ha cinquanta carri

Di piaghe e di difetti,

Poi vuol che i giovanetti

Facin seco l'amore,

Ti venghi l'anticore

E la ghiandussa ancora.


Vecchia

Che distu di Leonora?


Lisetta

Sì, i' dico di Cornelia.

Dico ch'ognun v'honora,

Per le vostre maniere,

E che gli è ben dovere

Ch'ogn'un vi porti amore.


Vecchia

Vorrei da te un favore,

Cara Lisetta mia,

Ch'andasti in cortesia

A ritrovarlo un poco,

E scoprir il mio foco,

E dirli, quand'ei passa,

Che di gratia si lassa

Da me vedere alquanto,

E poi narrargli quanto

E' l'amor ch'io gli porto,

E che qualche conforto

Homai porga al mio core

Che per lui langue e more.

Horsù, vallo ritruova,

E vien con buona nuova,

Ch'io ti starò aspettare

Che poi ti vo' comprare

Un bel par di pianelle,

Perché vedo che quelle

Son tutte mal andate.


Lisetta

Horsù, non dubitate

Andate pur in casa,

Ch'io farò che la rasa

Andrà tanto garbata

Di rallegrarvi molto.

Oh sì, che 'l tordo è colto

Questa volta a la ragna,

Infin assai guadagna

Chi serve questi humori,

Io son mandata fuori

Da questa vecchia sorda,

Qual è pazza e balorda,

Ed è per dare i crolli

Acciò ch'io porti i polli

A quel suo nuovo amante.

Ma i' sarei ben forfante

E bestia a fatto a fatto,

Se io, ch'in tal contratto

Mi trovo interessata,

Hor che s'è appresentata

Sì rara occasione

Non vado il mio Bertone

Hor hora a ritrovare,

E starmi a sollazzare

Con esso un'hora o doi,

E ritornarmen poi

Da questa vecchia sciocca

Con qualche filastrocca,

E dir ch'io l'ho trovato

E compor un bucato

Di cancie e di bugie

E mille dicerie,

Tenendola in speranza.

Ed io menar la danza

Con il mio amor galante.

Hor prendan tutte quante

Le genti in man sto specchio,

Che quando l'huom è vecchio

Non s'ha da innamorare,

Quando è tempo d'andare

A porsi in sepoltura,

Ma fin che la natura

E' forte ed è potente,

All'hora si consente

A tendere a l'amore,

E a rallegrare il core

Con balli, canti e suoni,

E far de' scimitoni

E baie a tutto patto.

Ch'allhor non s'ha contrasto

Da la inutil vecchiezza,

Ma all'hora ogn'allegrezza

Ogni piacer si gusta.

Ma quando lesa e frusta

Vien questa nostra vita

L'allegrezza è finita,

Son finiti gli amori,

Spariscon i colori,

Si marcian le zenzive,

E vengon brutte e schive

E crespe le maselle

Vien ruvida la pelle,

E l'ossa saltan fuori

Il sangue i suoi calori

Disperde nelle vene.

E' peggio è che si viene

A perder l'intelletto

E a star co'l cataletto

E i morti a litigare

Sì come adesso appare

In questa vecchia grossa

Ch'è col piè ne la fossa,

E ancor vuol far l'amore

Guarda che strano humore

Ha costei ne la testa.

Ma mia sarà la festa

E sua la burla, intanto

Io voglio far quanto

Ch'ella mi ha comandato,

Ed andar di tirato

A ritrovar l'amico,

Cioè il mio amante dico,

Ch'io non son però matta

Né voglio per la gatta

Far hoggi la cucina.

Stiasi pur la meschina

Vecchina a bocca secca,

Che non vi è gal che becca

Mistura così trista:

S'ella non è provvista

D'altro, io gli prometto

Che senza scaldaletto

Se n'anderà a dormire.

Horsù, vado a esequire

Ciò ch'ella mi ha commesso,

E far il tutto espresso,

Senza punto d'indugio

Ch'io gli vo' dar refugio

Che così sian di patto

E tirar il contratto,

Idest a la roversa.


IL FINE








Testo trascritto da: La vecchia rimbambita, Dialogo piacevolissimo, Dove si vede la gran semplicità d'una Vecchia sorda innamorata. E l'adulatione d'una Serva trincata, e malitiosa.In Bologna, per Bartolomeo Cocchi, al Pozzo Rosso. 1609, BAB