IVENTI HUMORI O VERO

I CERVELLI

DELLE DONNE

appropriati a venti genij ed epiteti loro,

dove si può vedere chi è ben ma-

ritato o no,


opera curiosa

AL MOSTRO ILLUSTRE SIGNOR

CONTE AGOSTINO

HERCOLANI,

mio signore e padrone osservandissimo


Appresento a Vostra Signoria molto illustrissima i venti humori o vero cervelli donneschi, appropriati a i venti genij ed epiteti loro, né di ciò s'havranno a sdegnare alcuna di esse, poiché qui si lodano le buone, e si scuoprono i difetti di quelle che sono al contrario, parlando con tutta quella modestia, che si deve sempre, di questo nobilissimo sesso, essendo tale che, se gli huomini col trovare varie sorti d'inventioni hanno recato beneficio e giovamento al mondo, esse donne parimente sono state inventrici di molte cose, le quali hanno apportato utile e beneficio a noi viventi, e chi non sa che Minerva trovò l'olivo? Pallade il telaro ed il seminare il lino? Cerere le biade, Carmenta le lettere, Femone il verso esametro, Saffo il saffico, Glicera le corone, Clio l'historie, Melpomene le tragedie, Thalia le commedie, Euterpe la musica, Erato la geometria, Tersicore il salterio, Urania l'astrologia, Polimnia la retorica, Calliope le lettere greche, e Nicostrata e Corinna le latine, e va discorrendo di mano in mano. Lasso poi da parte mill'altre donne, le quali sono stati chiari esempi di fede, di castità e di continenza, come furono le Giulie, le Lucretie, le Sulpitie, le Cornelie, le Portie, le Athemisie, le Laodomie, le Livie, le Drusille, le Isicratee e Hipermestre, e mill'altre, le quali saranno sempre famose al mondo per le loro rare e singolar virtù. Ma dove lasso quelle della nostra città, le quali con la loro gran sapienza hanno fatto stupire il mondo? Come furono Bettina Calderini, Bettisia Gozzadini, Novella di Giovanni d'Andrea, Giovanna Bianchetti, le quali hanno tenuto cathedra ne' primi studi d'Italia, sì come Propertia de' Rossi, famosissima scultrice ed a l'età nostra Lavinia Fontana, celebratissima pittrice, le cui opere sono ammirate in tutto 'l mondo, ma hoggi più nell'alma città di Roma; e molte altre ch'io lasso ne la penna per non esser troppo prolisso, le quali e nella musica e ne' ricami ed in mill' altre virtù riescono con gran meraviglia delle genti. Però, quelli che tal sesso biasimano, meritarìano essere purgati con l'elleboro, essendo che se ve ne sono di quelle di genio basso e di animo vile, ve ne sono molto più di quelle di gran spirito e valore. Vostra signoria dunque si degnerà di accettare questo picciol dono, fatto da me più per scherzo e piacevolezza che per altro, ed aggradischi il buon animo mio, con il quale sarò sempre pronto a servirla; e pregandogli il cielo ogni suo compìto desiderio, le bacio riverentemente le mani.

Di Bologna il dì 13 Agosto 1608

Di Vostra Signoria illustrissima

Devotissimo servitore

Giulio Cesare dalla Croce

Venti sorte di donne al mondo pone

Natura, e a ognuna il genio suo comparte

Quando le forma e quando le compone,

Ponendogli nel capo la lor parte

D'humori e di capricci, e con ragione

Vera spiegar hor voglio in queste carte

De i lor venti cervelli i vari effetti,

E queste son di tutte gl'epitetti.


Epiteti

Donne, donnone, donnotte, donnette,

Donnuccie, donnelluccie e donnelline,

Donniccione, donniccine, donniciolette,

Donnelle, donnarelle e donnarine,

Donnaccie, donnellaccie e donnellette,

Donnine, donnicciuole, donnicciuoline,

E donnacciaccie, il cui numero apponto

Viene a far venti, ed ecco fatto in conto.


Donne

Donne son quelle dunque, a mio parere,

Che in casa lor non fan troppe parole,

E le lor massaritie fan tenere

Pulite e nette a' figli e a le figliuole,

Dan buon costumi, e si fan lor temere,

E i lor mariti honoran come vuole

Il giusto, e seco non contendon mai.

Chi ha moglie tal, può contentarsi assai.


Donnone

Donnone quelle son, le qual son grasse

E che in l'aspetto mostran maestade,

E si trovano haver piene le casse

D'oro, collane e vesti in quantitade,

Vanno con quelle de la prima classe,

E stan sul guanto e su la gravitade,

Son fresche e belle, ed hanno il viso adorno.

Chi ha moglie tal, sta ben la notte e 'l giorno.


Donnotte

Donnotte quelle son, se ben discerno,

Ch'una famiglia, sia quanto vuol grande,

Regger san con prudenza e buon governo,

E l'occhio tengon da tutte le bande,

E che san mantener l'estate e 'l verno

La roba, che non cali o che si spande,

E comandar con ordine e misura.

Chi ha moglie tale, in vero ha gran ventura.


Donnette

Donnette quelle son, le qual per dare

A creder che gagliarde sian per casa,

A le vicine si fanno aiutare

A far ogni lor fatto, e con tal rasa

Il pane e 'l vino vengono a scemare,

E del marito si vuotan le vasa,

E quel ch'adagio vien, va fuora in fretta.

Chi ha moglie tale, l'hospital l'aspetta.


Donnuccie

Donnuccie quelle son che se ne stanno

Su l'uscio, e saper vogliono ogni nuova

E con chi passa a ragionar si danno,

E vogliono saper se grosse l'ova

De le vicine le galline fanno,

E spesso ancor per nulla andar in prova

A trovar ciancie, o far qualche mercato.

Chi ha moglie tal, ha una gran peste a lato.


Donnelluccie

Donnelluccie son poi certe cosette

Qual non vagliono al mondo nulla, o poco,

E ne lor fatti alquanto schivosette,

Né una pentola san mettere sul foco.

Sono strazzose, e sempre han le garrette

Brutte e criccose, e a tempo mai, né loco

Preparano la mensa al lor marito.

Chi ha moglie tal, dì tu s'è ben fornito.


Donnelline

Donnelline son quelle che di buona

Natura, o vogliam dire di buona pasta

Sono, e che mai non gridan con persona

Alcuna, né con esse alcun contrasta:

Son pacifiche e quiete, e a chi ragiona

D'esse, orecchie non porgon, ma lor basta

Che 'l marito l'apprezzi e porti amore.

Chi ha moglie tale, ha un gran contento al core.


Donniccioni

Donniccioni poi son certi giganti

Alti più de' mariti, e c'hanno aspetto

Più d'huomo che di donna, e ne' sembianti

Mostrano del virile in ogni effetto;

Di generosità non fia ch'innanti

Lor passi, ma iraconde in fatto e in detto,

Pur, tosto passa in lor lo sdegno e l'ira.

Chi ha moglie tale, hor canta, ed hor sospira.


Donnicine

Donnicine son quelle che san fare

Di tutto un poco, e come formichette

Si van fuora di casa a travagliare,

E quando tornan, portan le sacchette

O il grembo pien di roba da mangiare

E pe' lor figli calcie ovver berrette;

E a lor mariti dan sussidio in fatto.

Chi ha moglie tal, se si lamenta è matto.


Donniciolette

Donniciolette quelle ch'ogni poco

Che 'l marito gli grida, a gli occhi il pianto

Lor viene, e fanno udir in ogni loco

I lor contrasti, e correr tutto quanto

Il vicinato, e a ogn'un, con parlar fioco,

Narran le liti lor, facendo in tanto

Saper i fatti loro al mondo tutto.

Chi ha moglie tal, in vero è mal condutto.


Donnelle

Donnelle quelle son c'hanno il cervello

Alquanto scemo, o come vogliam dire

Semplice, che non puon di questo o quello

Sia chi si voglia, affanno alcuno sentire,

Ma con il cane in grembo, o col gattello

Si dan trastullo, e in cambio di cucire

O filar, leggono Buovo o Palmerino.

Chi ha moglie tal, in vero è gran meschino.


Donnarelle

Donnarelle son poi certi pigmei,

Che van per casa sempre borbottando,

Hanno le spalle curve, e storti i piei,

E tante anitre paion passeggiando.

Gelose sono e tengono in “omei!”

Sempre i mariti, e saper voglion, quando

Tornano a casa, ove son stati il giorno.

Chi ha moglie tal, ha un gran flagello intorno.


Donnarine

Donnarine son quelle ch'ogni poco

D'aria gli fa venir doglia di testa,

Né avvicinar si ponno appresso il foco,

Che quel calor gli nuoce, e le molesta.

Sì tenerine son, ch'in ogni loco

Ove vanno, ogni cosa sì l'infesta,

Che la metà del tempo stanno in letto,

Chi ha moglie tale, in vero ha un gran diletto.


Donnaccie

Donnaccie quelle son, le qual portare

Voglion le brache, come dir si suole,

E quel che di ragion dovrìano fare

I lor mariti, e come il giusto vuole.

Son quelle lor che 'l tutto dominare

Vogliono in atti, in fatti ed in parole,

Qual s'ei fosser di strazzo ovver di stucco.

Chi ha moglie tal, se lo comporta è un cucco.


Donnellaccie

Donnellaccie son quelle ch'ogn'hor tranno

In occhio le lor doti a i lor consorti,

Con dir a quei che spidocchiati gl'hanno,

E fin che della fame sarian morti,

S'elle non fosser state, e ch'ei le fanno

Stentar, e con lor visi irati e torti,

Dicon da quei voler divortio fare.

Chi ha moglie tal, dovria lassarla andare.


Donnellette

Donnellette son quelle che 'l pensiero

Loro è d'andare di camera in cucina,

A far ripor quel fiasco e quel bicchiero

E veder se serrata è la cantina,

Far spiccar giù dal tetto 'l sparaviero,

E sbatter le coperte e la schiavina,

Far il cantar votar e l'orinale.

Chi ha moglie tal non sta né ben, né male.


Donnine

Donnine quelle son, le quali innante

Ogn'hor ti vengon con allegro viso,

E son gioconde e liete nel sembiante,

E tengon la lor casa in festa e 'n riso;

In esse han del gentil e del galante,

E in far carezze a ogn'un stan su l'avviso,

E a tutti amar si fanno, in casa e fuora.

Chi ha moglie tal, giust'è che l'ami ancora.


Donnicciuole

Donnicciuole son quelle ch'ogn'hor vanno

Beccando proprio come le galline,

Per casa, e a lor mariti a intender danno

Che non ponno mangiar, le poverine;

E quando son partiti, poi si fanno

Con le comadri lor le frittatine

Da merenda, e così la van passando.

Chi ha moglie tale, a lui mi raccomando.


Donniccioline

Donniccioline quelle che credenza

Danno a ogni cosa, e s'odon di Zerbino

Cantar la morte, o di dama Rovenza,

Dal Martello, o di Buovo, o del Meschino,

Attente stanno, né l'ascoltan senza

Qualche lagrima trar del lor destino;

Né piangon quel che lor più importa poi.

Chi ha moglie tal, fa bene i fatti suoi.


Donnacciaccie

Donnacciaccie al fin son certi humoracci

I quai non han né dritto né roverso,

E quante più carezze avvien si facci,

A quelle esse più ogn'hor danno intraverso.

Sempre le vedi star co i lor mostacci

Levati, né risponder mai a verso,

E ogn'hor par c'habbian mille spirti a lato.

Chi ha moglie tal, può dir d'esser spacciato.


Diffinitione

Eccovi dunque i venti humori, i quali

Son nelle donne, e i venti genij loro,

Appropriati a gli epiteti eguali,

Quai mostrano qual sorte puon coloro

Haver, che in prender moglie in cervei tali

Vengono a dar, se pena ovver ristoro,

Se in pace o in guerra insieme viveranno,

Secondo ne l'incontro che daranno.


Che, quel dì che 'l marito con la moglie

A congiunger si viene al stretto nodo,

(il testo si interrompe qui)






Testo trascritto da: I venti humori, overo cervelli delle donne, Appropriati à venti Genij & Epitetti loro. Dove si può vedere, chi è ben maritato, ò nò. Con un vestimento garbato per questa Vernata, per l'Autore. In Bologna, Per Bartolomeo Cocchi, al Pozzo Rosso. 1608. Esemplare mutilo delle due ultime pagine, BAB