X Y Z

CONCLUSIONES

MATHEMATICAE,

medicinae, ars poeticae et musicae

vulgariter et grossolaniter


DISPUTATE

dal molto goffo e tutto ignorante messer

Boccale Tracannanti monteflasconensis


A DOMINO

GRUGNO GORGOTA PORCELLO

dicata.

IGNORANTISSI

AC INSOLENTISSIMO ET BESTIALISSIMO D.

    GRUGNO GORGOTA PORCELLO


Patrono ingordissimo et diluviatissimo


Dum, idest, cioè videlicet, littera, sillaba, dictio et oratio amavissem, amavisses, amavisset; hic, et hec, et hoc la minestra, dixit Aristotiles pagina 2 et 4 fuori dal libro a quattro boccali e mezzo, quia crastina die erit visitatio carceratorum, e di qui nasce quel bel verso di Buovo d'Antona, nel commento fatto da Cambrai sopra la vita del re di quaglie, quando dice: “Bibite sicut porcis, si vis gomitare in fossis”. Onde sopra di ciò Bartolo ha trovato un passo molto difficile, quale è quello delle forche, per la cadenza del verso, il quale, se ben accorda nello scendere, discorda nelle sillabe, tal che la rima vien sospesa e la sonata resta in un aere molto fastidioso, per rispetto del maestro di cappella, il quale vuole che tutto il contrappunto finisca su i groppetti; onde per tal causa il priore della falsa pariglia argomentando contra il Gobonam, nella disputa delle correggie larghe, sostenta che tutti gli animali fanno il suo verso, e ciascuno si contenta del suo. Però ego, cioè io, idest mi, havendo trovato molti punti in una scarpa rotta, son qui pronto per sostentare le sotto scritte conclusioni, invitando tutti quelli che hanno volontà di farsi conoscere per belli umori a farsi avanti, perché qui si buratano tutti i capricci matti e lunatici, essendo che nel arcigoffissimo studio Tracannantico i dottori sono da carta da impanare, ed i scolari di colla caravella, e le cathedre di sapon nero, i libri d'acqua di vita, ed i cervelli di galla. E perché ogni vite ha bisogno del suo palo sulle spalle, volsi dire appresso, che la sostenti, anch'io appoggio, appresento, dedico e dono a Vostra Signoria molto balordissima le presente chiacchiare, acciò che con l'ombra de' suoi basciamani ella mi venga a essere scudo, targa, muro e riparo contra le lingue di porco. Vostra Signoria vedrà qui quanta dottrina si caca ne i nostri paesi, e non dia del naso a quanto si scrive, perché in queste parti non si legge altro che volgare, se non dopo pranso, quando si ha dato a la bozza, ed è gonfio il pallone, che all'hora poi i latini saltano in campagna, ma presto si smaltiscano, per rispetto del Botticella, che non vuole che si legga se non i digesti, onde gi scolari fanno sonetti di quattr'hore l'uno. Ed io in tanto, levando l'orcio una volta per bagnare la piva, vobis me commendo.


Bevitissimo Surbitore

Boccale Tracannanti Monte Flasconensis.


Ex mathematica conclusio


Scrive Strabone al primo canto di Mattheomaria Boiardo, il cui luogo non mi ricordo, che 'l terbiano di Modona è migliore assai che non è l'acqua del Po, e per questo messer Grillo, disputando contra Palmerino d'Oliva, conclude che le rane non sono cicale, e di qui viene che i topi non posson veder i gatti, il che mosse il Tasso a cantare quel verso che dice: “Chi t'ha fatto quelle scarpette che ti stan sì ben?”, ed in altro luogo: “Amor mio bello, havesti cav' un opcchio”, volendo concludere che la mathematica hoggi dì è più in uso di tutte l'altre scienze, perché con le regole di essa si può sapere quanto sia dal mese di luglio a i bagni di Lucca, e quanto può durare un stanghetto di rovore su la schiena a un ruffiano senza rompersi. Però da noi sarà posto nel primo luoco, acciò che dalla stoltitia delle ragioni, essendo ben mondata, ventilata, e crivellata Veritas eius magis elucescat.


CONCLUSIO


Il dotto Pitagora, parlando sopra le berrette vecchie, in quel verso che dice: “La mia signora s'è tirata in camera”, e Socrate, nella distintione ch'ei fa delle lumache e le galline, dice che non è dubbio alcuno che la mathematica fra l'altre scienze è la prima, essendo stato autore messer Pazzino de' Pazzi, che gettò quel pezzo di pizza nel pozzo che puzza. E Boetio, nella sua Consolatione, afferma: “Chi nasce pazzo, non guarisce mai”. E' di tale opinione ancora Diogene, se ben Morgante maggiore habbi altro pensiero, non di meno il dotto Ariosto, in quel verso che dice: “Ma la Fortuna, che de' pazzi ha cura”, conferma ch'ella viene a precedere a tutte l'altre scienze.

Iuxta illud, stultorum plena sunt omnia.


EX MEDICINA


Della medicina scrive l'asino di Apuleio al ponte di Rialto, ch'ella fu trovata subito che cominciorno le infimità a scoprirsi fra gli homini, e così conferma il cavallo del Gonella, se ben le pantofole d'Anassagora sono di contraria opinione, ma ciò viene per non posseder bene la materia, perché uno scatolotto d'uva passa, addottorato a Scarica l'Asino, la pone nel supremo grado, benché Iuvenale nella Bustacchina afferma che alcuna volta ella viene corrotta dal medico. Iuxta illud:

Medicus garrolus aegrotanti, secundus morbus est.


CONCLUSIO


Dice messer Grillo nell'Apologia del Gobbo di Rialto, scodelle sei e cucchiai nove, ch'essendosi stagnato il corpo a Caio Caligula, gli fu ordinato da Galeno una presa di rotelle da speroni, bollite nella mostarda, e subito cacò il core, e per questo la mula del Faloppia, scrivendo a i cucumeri lucchesi, la mette in grandissimo prezzo per conservatione de' suoi individui, sì che meritamente cantò di lei quel gentil poeta in verso latino quando dice: “Contra barbos noli contendere nervis”.

E Merlino Cocai :

Boccalus tunc se quendam absconderat antro,

nam qui non mortem scappolat, putat esse bachioccum”.

Com'è quello della campana del Podestà, che si suona con la stangha, onde a utilità de' proficienti, e con chi vorrà torre questa gatta a pettinare, facciasi innanti, e dichino il fatto suo, che siamo qui preparati per gomitarli nel mostaccio.


EX POETIVA FACULTATE


Non è da lasciare la poesia dopo le casse, se bene la più parte de' poeti abbaiano sempre dalla maladetta fame, perché, come scrive il Piovan Arlotto a i cappari genovesi, su la chiave di famaut, appresso la cassa del pane, il poeta è un chiacchiarone, e tal'hora piglia a confettare certi marzapani lombardi che, non ne ricevendo poi premio alcuno, va battendo il capo per le muraglie, onde Virgilio in quel bel verso che dice: “La Mingarda vien dall'orto con la rocca e il fuso torto, e tira giù Mingarda, la la dridon”, non ne vuole inferire altro se non che il poeta e la cicala sono da compararsi insieme, iuxta illud.

Che l'uno e l'altro cantan a copro voto, unde sit.


CONCLUSIO


Conclude Euclide nella Guerra de' gatti e de' topi, che il manico della cesta del caval d'Orlando, disputando con il badile di Cerere quando il Culiseo di Roma fu fatto e che la torre mozza di Bologna non era ancora stata a marito, sentenza degna che di loro cantasse quel gran poeta Anacreonte, di due hore innanzi che tirasse le calze, quando, per esagerare la miseria de' poeti, cantò questo bel verso nella padella da friggere, cioè:

Madonna bianca, balla pur ben,

Oh oh oh, vieni a cena Nicolò.

Onde si vede ch'ella non è men difficile delle scienze nominate, come afferma il Cassaro a scartozzi 19 di spetie venetiane, scrivendo alle stringhe di Cagna per dimostrare che le concordanze del nominativo si concordano in numero, persona, giongendo il cascio e il bottiero da fare i macheron. Iuxta illud

Nominativo hic Poeta, Genitivo huic Poete.


EX MUSICALI DILECTATIO


Della musica tambien ne scrive Burattin Canaia, nel commento che fa sopra l'anguille salate, a braccia 15 di salcizza da Butrio, ancor che 5 braccia siano a bastanza per servire ogni galnt'homo, e conferma ch'ella non era in uso innanzi che fusse fatto il mondo, e però è una virtù che fu trovata per rallegrare i cori de gli homini, perché quelle voci sonore vanno a ferire dolcemente l'horecchie degli ascoltanti, e vengono a porgere grandissima consolatione, se non a quelli che patiscono di male di borsa.


CONCLUSIO


Scrive Plinio nella Dieta di Praga, parlando sopra i salcicciotti bolognesi, a tre tasti della chitarra di Tiragola sulla mezza gamba, che la musica è una virtù molto dilettevole, ma assai pericolosa, massime la notte, perché spesse volte nel far delle serenate son ricevuti con matte sassate e le battute vanno spesso a note nere, a tal che, se non fossero le fughe, la musica si risolverebbe tutta in sospiri; onde, benché di essa non si disputa in cathedra, nondimeno chi si volesse scapricciare, se glie ne darà così una mostra a cavallo a cavallo, con un buon staffile, per mostrar a loro che noi non siamo ignoranti da beffe, e che sappiamo benissimo quanti manigoldi vanno a fare un gaglioffo, e chi è bestia stia nella stalla, perché, come scrivon gli sproni di Margutte, a li stivali di Liombruno nella Dialettica di qua dal Po un miglio ed un quarto a venir verso il Bottifre, in lingua spagnola: la virtù non val nada en usto tiempo; quai parole sono state tradotte in volgare da messer Martino su l'aria della Violina, si sott'al scannello un mezzo dito, che vuol dire:

A questa etade la virtude è morta,

Se non ha sfacciataggine per scorta.

E per questo disse quel poeta mezzo latino e tutto volgare: “Audaces fortuna giuvat”, cioè

Sfacciato, cacciati avanti.

E questo sia detto per tutti li cervelli matti, bizzarri, e stroppiati affatto, perché, come disse quel poeta:

La vita, il fin, e il dì loda la sera,

cioè:

Si sguerzus bonus est, inter miracula scribe.


Disputabuntur publice in famosissima et frequentatissima

Hostaria del Chiù, dopo l'uscio di cantina,

Alla botte del moscatello, boccali 20 con cascio

piacentino libbre 6 salamorum, polpetarum et a-

liarum, cose diluviatissime a crepa corpore.


Annuente Magnifico et Squaquaratissimo D. Goffantonio

de Malhelica, Doctore in utriusque et proto

medico della spetiaria de' tre cocumeri.

Anno val cerca, die val trova, etc.

IL FINE


Testo trascritto da: XYZ - Conclusiones mathematicae, medicinae, ars poeticae e musicae vulgariter e grossolaniter disputate dal molto Goffo e Tutto Ignorante Mes. Bocale Tracananti Monteflasconensis a domino Grugno Gorgato Porcelo dicata, operetta piacevole di Giulio Cesare Croce, Bologna, Er. del Cochi, s.d., (10x14), pp. 8 n. num.