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Trascrizione di alcune opere di GCC (v. 2.0 – gennaio 2019)

In questa pagine troverete i link per accedere alla trascrizione di alcune opere di GCC, in una nuova versione rispetto a quella pubblicata nel 2009. Originariamente l’ambizione era quella di pubblicare a stampa un’edizione completa degli inediti manoscritti del Croce, e di utilizzare questa compilazione come ausilio. Purtroppo le circostanze non hanno reso possibile la realizzazione di quel progetto, che ha avuto come esito finora solo la pubblicazione del “Saggio di una bibliografia delle opere di Giulio Cesare Crocein allegato a Strada Maestra (“Quaderni della Biblioteca comunale G.C.Croce di San Giovanni in Persiceto”), n. 68-71 (2010-2013), basata su quella pubblicata a suo tempo da Monique Rouch, rielaborata da Eliseo Fava e infine da me integrata, rivista e aggiornata, e che qui presento con alcune minime correzioni e aggiunte, rispetto al testo presentato nel CD allegato a Strada Maestra. Ma il lavoro di trascrizione è proseguito negli anni, concentrandosi soprattutto sulle opere manoscritte inedite, che hanno rivelato, specie nel confronto tra gli autografi e le varie copie realizzate da un discreto numero di copisti diversi, un Croce assoluto padrone della lingua del suo tempo: preciso e sicuro nell’indicazione dei nessi sintattici, pignolo nell’ortografia, a volte addirittura peregrino nella scelta di paragoni dalla letteratura classica. Per dare conto di questi aspetti, sono stato “costretto” ad elaborare un abbozzo di apparato critico che indicasse varianti e correzioni per i testi manoscritti.

Nella trascrizione dei testi a stampa ho cercato di essere il più fedele possibile all'originale, normalizzando l'uso delle doppie e degli accenti, sciogliendo le abbreviazioni, distinguendo tra u e v, correggendo i più evidenti errori di stampa, modernizzando la punteggiatura. Nella trascrizione dei manoscritti autografi sono stato ancora più conservativo, mantenendo anche la h etimologica all'inizio di parola, così come la t intervocalica invece di z. Questo lavoro, che non ha ambizioni scientifiche, ha il solo scopo di avvicinare il più largo numero di persone all'opera del nostro Croce, e pertanto valgono le solite avvertenze già usate nelle altre sezioni: vi preghiamo di segnalarci errori, sviste, interpretazioni errate, ecc., di cui sono responsabili esclusivamente gli autori del sito

Nel corso del lavoro abbiamo utilizzato ampiamente le digitalizzazioni delle opere, innanzitutto quelle della Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e della Biblioteca Universitaria di Bologna, ma anche di molte biblioteche straniere che posseggono prime edizioni del Croce.


Di ogni opera è possibile visualizzare il testo come documento PDF (abbiamo semplificato, visto l’alto numero di testi, eliminando le versioni html e ODT presenti precedentemente).

Tutte le seguenti trascrizioni sono protette dalla licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.5 Italy.
Per ulteriori informazioni sulle licenze Creative Commons, clicca QUI.

Ed ecco le opere:

1. A caso un giorno burlesco dove si contiene d’uno bevante che quasi morse in una osteria sopra un capone e un fiasco di vin

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2. A cas’ un giorno alla villanesca

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4. A caso un giorno mi guidò la sorte che contiene il misero lamento di un pastore ferito e quasi congionto a morte. Operetta in lingua bolognese

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xilografia dell'edizione seicentesca

5. A caso un giorno mi guidò la sorte dove si contiene la prima e seconda tramutazione con un capitolo bellissimo in lodo della sua diva, il più bello che mai sia stato udito da nissuno

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6. A Felsina nella florida legatione dell’Illustriss. e Reverendiss. Monsignor Pietro Donato Cardinal Cesi Amplissimo

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7. A piè d’una cucina ove si narra di molte cose mangiative in aria “d’A piè d’un colle adorno”, trasmutato da Giulio Cesare Croce


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8. Abatimento di Rugiero e Rodomonte in lingua bolognese dove s’intende la gran battaglia tra loro seguita ed alla fine la morte di Rodomonte, operetta piacevole e curiosa di Giulio Cesare Croce


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9. Abbatimento amoroso de gl'animali terrestri e aerei con le nozze della rana, e del passarino, il nascimento della cavalletta, e del grillo. Capriccio curiosissimo del Croce.

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11. Abbattimento terribile e tremendo fatto frà il Sì e il Nò: Operetta Morale, e piena di curiosità, del già Giulio Cesare Croce, Novamente posta in luce.

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13. Adorazione devotissima da farsi al Sacratissimo corpo di Cristo nel giorno della sua solennità


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15. "Ai me pur vo' seguir il mio destino..."


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16-17. Ai padri di famiglia, Ai buoni figliuoli, due sonetti di G.C.C.

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18. L’alba d’oro consolatrice del Croce nella quale s’intende come egli vien condotto dalla dea virtù in un vago e fiorito prato, dove gli mostra il convito di cento filosofi da’ quali sotto sottilissime sentenze si cava il vero ritratto del vivere morale, opera dilettevole a tutti

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20. Alfabett in lod del buon formai
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21. Alfabeto de giuocatori in ottava rima, opera morale di Giulio Cesare Croce

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23. All’Eccellentissimo Signor Enea Vizani

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24. All’Illustrissimo e Eccellente Signor Antonio de’ Medici. Sdrucciolo

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25. All'illustrissimo signor Confaloniero, il signor Conte Marc'Antonio Bianchini, molto illustri signori anziani e signori tribuni di collegio, nell'entrata loro, il giorno della santa Epifania, l'anno 1609

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26. Alle bellissime e virtuose gentildonne bolognesi


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29. L’Arte della forfanteria cantata da Gian Pittocco fornaro alla sua Signora, opera guidonesca dell’accademico Calcante drizzata alla baronia di campo di Fiore (il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001).

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30. Le astuzie delle vecchie maliziose

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36 Banchetto de’ Malcibati, comedia dell’Accademico Frusto, recitata dagli Affamati nella città calamitosa alli 15 del mese dell’estrema miseria, l’anno dell’aspra et insoportabile necessità, opera di Giulio Cesare Croce

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37. La barca de’ ruinati che parte per Trabisonda dove s’invitano tutti i falliti consumati e mal andati et tutti quelli che non possono comparire al mondo per i debiti, di Giulio Cesare dalla Croce

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38. barcelletta nuova sopra il gallo di madonna Checca, il quale per volere troppo andare a spasso fra le galline de le vicine vi perde quasi la cresta (il testo è pubblicato anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982, pagg. 183-193)

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39. Barceletta piacevolissima sopra i fanciulli che vanno vendendo le Ventarole per la città e un capitolo e lode sopra la bella ventarola

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40. Barceletta sopra il dir a voi, a voi

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41. Barcelletta nova sopra le cortegiane che vanno in maschera questo Carnevale, cioè quelle più meschine, cosa ridicolosa da cantare in maschera, composta per Giulio Cesare Croce

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42. Barcelletta ridicolosa, e bella sopra le brutezze d'una vecchia grima. Di Giulio Cesare Croce

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43. Barcelletta ridicolosa fatta sopra le bruttezze d’una vecchia, con una costione di due ebrei ed un sonetto bellissimo


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45. Bargellette allegre e ridicolose, cioè “sopra li gnocchi e la gnoccata”, “Mastro Martino uccellatore”, “Gli tre compagni”, “Tal mi ride che mi morde” e “Sopra il drago”.


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46. Bargelletta in aria di È tanto tempo ormai d’un giovine innamorato con la risposta della Donna


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47. Barzelletta piacevole sopra la fiera che si fa in Bologna alli quindici d'agosto

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49. Barzelletta sopra il fare la brisigarola sopra il giaccio nelle fosse della Mascherella, operetta del Croce

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50. Barzelletta sopra la morte di Giacomo del Gallo


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51. Barzelletta del ritratto della pigritia nella persona del pigrissimo Bragalenta nella quale si narrano le ballordissime sue maniere composte novamente per l’Accademico Zuchetti


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52. Barzelletta di un saponaro che va vendendo sapone


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54 . Il battibecco overo cicalamento et chiachiaramento che s’odono fare fra loro certe donnette mentre stanno a lavare i panni a Reno, opera bella e ridicolosa del Croce in lingua nostrana

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58. Bravata di Babino dalla Torre da Cavodicuol con Bartolina vezzosa dal pian di Mugello, parte in lingua romagnola, parte toscana, dove il detto nel‘ultimo vien bussato da un suo fratello, opera da ridere di Giulio Cesare Croce

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59. Bravate, razzate et arcibulate del arcibravo Smedola Vossi, sfonna pietti, sbrana leoni, sbudella tigre & anciditore de gli huomini muorti. Chillo, che frange li monti, e spacca lo monno per lo miezzo & in somma l'arcibravura, terrore e tremore della Terra e dell'Infierno. Con la capricciosa e ben compita Livrea del detto Smedola vossi. Opera bizzarrissima e nuova di Giulio Cesare Croce

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60. Breve compendio de’ casi più notabili occorsi nella città di Bologna dal tepo ch’ella fu creata colonia fini all’anno 1606


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61. Burla fatta all'autore da un suo amico in luogo di colatione alla quale era stato invitato. Di Giulio Cesare Croce

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62. Burla fatta dal Croce a un suo amico e un’altra fatta a lui


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65. Canti di giubilio sopra la veneranda imagine delle Reverende Monache di S. Michele della Terra di S. Giovanni in Persiceto nel solennissimo Trionfo della Sua Coronazione, fatta il giorno della Natività di essa B. Vergine, l’anno 1604

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66. Cantilena graziosa sopra il primo dí d’Agosto e letitia di quello con gli accidenti piacevoli che corrono in tal giornata fatti ad istanza di chi li piace il buon vino di Giulio Cesare Croce

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67. La Cantina fallita nella quale, come in atto di Comedia, s’odono tutti gl’instrumenti di essa esclamare sopra il prezzo dell’uva, il quale, per esser asceso tant’alto quest’anno, ha causato ch’ella è restata senza bere, opera di Giulio Cesare della Croce

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68. Canto d’alegrezza sopra l’ingrossamento del pane in Bologna, il giorno della santissima Assontione della Madonna, il dí 15 d’agosto

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69. Canto d’allegrezza per l’accordo fatto fra la S. Chiesa e Ferrara con un Dialogo fra la Pace e la Guerra per l’istessa occasione

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70. Canto di Giulio Cesare Croce sopra i significati della noce, insegna felicissima della santità di nostro Signore Innocentio Nono


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71. Canto di Tirsi pastor del picciol Reno sopra le numerose famiglie della nobiliss. Città di Modona, descritto da Giulio Cesare dalla Croce

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72. Canto di Tirsi, pastor del picciol Reno, sopra la felicissima nascita del serenissimo gran Principe di Spagna

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73. Canto festevole in dialogo fra i due gentilissimi fiumi Savena e Reno sopra il passaggio della Sereniss. Duchessa di Parma per la città di Bologna nell’andare alle sue felicissime nozze, di Giulio Cesare Croce

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74. Canto funebre per la morte degli illustri cavalieri Ottavio e Oratio Ruini, fratelli bolognesi nel suo ritorno da Canissa

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75. Canto in dialogo tra il Reno et Felsina sopra le allegrezze fatte per la creazione dell’Illustrissimo e Reverendiss. Cardinale Guido Pepoli, di Giulio Cesare Croce

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76. Canto per la guerra di Ferrara e consolatione di quel popolo e parimente l’allegrezza della città e popolo di Modena nel ricevere il Serenissimo Cesare d’Este per lor Ducha


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78. Canzone de la casa nova de’ tortelli per i putti che vanno cantando la sera di Natale e la sera de i Ceppi, in Bologna, nuovamente riformata e data in luce da Giulio Cesare Croce

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81. Canzone in dialogo sopra una vecchia ed una giovane che si pigliavano delle pulici una sera, cosa ridicolissima e di grandissimo spasso, di Giulio Cesare Croce

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82. Canzone della Violina

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83. Canzone delle lodi di Madonna Tenerina, nella quale con gran stupor delle genti vengono cantati i meravigliosi accidenti della vita sua, composta da Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001, pagg. 71-80)

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85. Canzone di madonna Disdegnosa, sorella di madonna Tenerina e figliuola di madonna Caccolina.
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001)

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86. Canzone in dialogo di M. Poco Fila e Manco Inaspa de’ Riposati e Dapochina Dormentona sua serva sopra una cagnuola persa detta la Pelosina dove s’intende il grande spezzamento di piati, scodelle, olle, cantari, orinali et altre sorti di masseritie di cucina che in dui mesi ha fatto quella massara con il comiato che gli dà la patrona, di Giulio Cesare Croce

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87. Canzone di madonna Ruvidazza


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88. La canzone di Margariton bella e onestissima da dire in ogni honorato commercio
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001)

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91. Canzone nuova e ridicolosa in lode de’ sughi che s’usano di fare al tempo della vendemia in queste parti

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92. Canzone nuova sopra le maschere avisandole che devono gridare Topa a la Signora e non quella di Castagnone perché è goffa e brutta inventione

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93. Canzone sopra il mal mattone


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95. Canzone sopra la porcellina che si tra' giù dal Palazzo dell'illustrissima città di Bologna per la festa di S. Bartolomeo, con tutti gli trattenimenti di detta festa.
(il testo è pubblicato anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982, pagg. 222-231)

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96. Canzonetta d’una serva che si parte da padrona e esorta un’altra sua amica a stare con la detta padrona


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97. Canzonetta d'Malgaridon fatta per passatempo in un Carnevale


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98. Canzonetta galante sopra il donar le mance per le Sante Feste di Natale, con l’origine di quelli, i quali dierono principio à così bella usanza,opera piacevole del Croce.

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99. Canzonetta in dialogo fra due pastori cioè Tirsi e Clori


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100. Canzonetta nella quale si lodano molte arti e sorti di varie persone


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102. Canzonetta overo caccia ridicolosa di cinque compagni difettosi

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103. Canzonetta vaga in lode del bel mese di Maggio et delle regine e contesse che si fanno quel giorno in Bologna

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105. Canzonette ridicolose e belle di Giulio Cesare Croce cioè Spasso del marito e la moglie in Villa, Gabalao, La sordina, La minghina ch’a perso la sua galina, Li tre Leccardi e La carozza del buon tempo

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106. Capitoli e pubblicatione del faustoso e trionfante sposalicio dell’invitto Capitano Marchione Pettola, bravo napolitano

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107. Capitolo a un amico finto del Croce, il quale fatto Ricco dalla Fortuna il va poi bussando in cambio di soccorerlo


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109. Capitolo cantato a Mantova per la festa di Teseo quando venne l’Illustrissimo Signor Marchese N. N. dal campo


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110. Capitolo à un Amico che, poi divenne sui nimico del Croce il quale abitava a S. Giovanni in risposta


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113. Capitolo di M. Fiaccamoletta dove s’impara le creanze del Galateo alla riversa


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114. Capitolo di Rondone, barbaro famoso del Sig. Francesco Tanari


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115. Capitolo d’uno amante alla sua donna pregandola a essere cortese


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116. Capitolo in lingua Toscana sopra le maschere


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117. Capitolo in lode del ucellare con la facilità di prendere gli uccelli e il spasso che se ne coglie


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118. Capitolo in lode di un convento di monache


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119. Capitolo mentr’il Croce era a Casa Nuova loco nell’Abruzzo nel quale biasima l’amore e gli amanti


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126 . Caso compassionevole et lacrimoso lamento di duoi infelici amanti condannati alla giustizia in Bologna alli 3 di Gennaro 1587.

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128. Il cavalier Lucilio di Spagna


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129. Le Cento et dodici conclusioni in ottava rima del plusquam perfetto dottore Gratiano Partesana da Francolino

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131. Chiacchiaramenti sopra tutti i traffichi e negotii che si fanno ogni giorno su la piazza di Bologna, composti per il Croce, opera da ridere

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132. Chiacchiaramenti, viluppi, intrichi, travagli e cridalesimi fatti nel sbaragliamento, overo mutare massaritie, che si fa in Bologna il mese di Maggio, il giorno di S. Michele,

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133. Intrichi, rumori, chiacchiere, viluppi, fracassi che si fanno nella città di Bologna al tempo delle vendemmie nel condurre l’uve nelle castellate e nel fare i vini


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134. Chiacchiaramento che fa un contadino per amore della Togna, dove narra le sue prodezze, e la loda per la più gagliarda contadina delle sue bande.

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135. Cinquanta cortesie overo creanze da tavola, di Giulio Cesare Croce

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136. Cleopatra e Marcantonio, tragedia


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138. Collera intolerabile delle due statue romane dette Pasquino e Marforio contra quelli che li tassano per mal dicenti con le lodi di tutti i principi cristiani




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142. Commiato dato da i beccari a i pescatori nel fine della Quaresima con la risposta di essi pescatori a i beccari

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143. Commiato di carnevale, dove s'intende come egli ha invaligiato le sue robe per andare alla volta di Calecut

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144. La compagnia de’ Macinati i quali si sono imbarcati a Patrasso per andare a Trabisonda, dove si sente il grandissimo numero de’ falliti e consumati, che sono concorsi nella detta barca, cosa degna di essere udita da tutti

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145. La compagnia de i Rapezzati eretta novamente nella quale s’invitano ad entrarvi tutti i falliti, i frusti, i strazzosi e i ruinati a fatto

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146. Comparationi gentilissime sopra l’Eccellenza, Grandezza e Nobiltà del Pane e del Sole con una ricercata nel’ultimo sopra la stravaganza de i tempi presenti, composta da Giulio Cesare dalla Croce

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148. Conclusiones quinquaginta tres sustintà in Francolin dal Macilent Sg. Godga D. In zò cha vli vò, argumintà dal D. Pgnaton cun l’assistenza del D. Memeo Squaquara e da so Sg. Insulentiss. Tradut. Unde versus, materna locutione

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149. Condoglianza di M. Giulio Cesare Croce sopra la morte del molto illustre e Reverendissimo Monsignor il Signor Giovan Battista Campeggi, Vescovo di Maiorica

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150. Consolazione alle cortigiane che non possono andare in maschera questo carnevale

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151. Consolazione universale per la creatione et incoronatione di N. Sig. Papa Leone Undecimo Pontefice Massimo, con un sonetto, dove ne' capi versi vien descritto il nome di Sua Santità

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152. Il gran contrasto de i Palladini di Francia. Qual narra il caso de la lor querela, cosa di molto spasso & piacere, e posta nuovamente in ottava rima. Con due bellissimi capitoli amorosi

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152. Contrasto del fuso e della rocha per la precedenza

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154. Contrasto del pane di formento e quello di fava per la precedenza, con un sonetto in dialogo fra un maestro e un garzone sopra il pane alloiato

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155. Contrasto di due amanti. Opera nuova. Di Giulio Cesare Croce

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157. Contrasto fra Madonna Sempliciana tessera et la Nesciola sua discepola con le lodi del telaro

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158. Contrasto in dialogo fra il padrone e il Zannj


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159. Contrasto piacevole fra lo state et il verno in Dialogo nel quale si sentono tutti i comodi et incomodi tanto dell’uno quanto dell’altro, opera piacevolissima et curiosa del Croce

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161. Coridano, poema curioso di Giulio Cesare Croce che contiene strane meraviglie e grandi avventure con vari avvenimenti occorsi ad un uomo fortunato


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162. Cosmografia poetica, di Giulio Cesare Croce

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163. Creanze de’ villani

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164. Cronichetta breve delle cose più notabili che sono nella basilica chiesa di S. Stefano detta anticamente Gerusalemme e si vedono la seconda festa di Pasqua di resurrezione con una lode sopra la Santa Benda di Maria Vergine

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165. Dialogo di Magnan, e Sandron su la Morte di sua Moglie, ove s'intende le parole confortatorie di Magnan à Sandron, e come nel confortarlo Sandron scopre esser fatta sposa la Flippa Innamorata di Magnan


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166. Da poi che son privato


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169. Descrittione della vita e statura del contrafatto Bragonico selvaggio, descritto dal Croce nella quale vedesi, con mirabil’arte come la natura scarsamente lo dottò d’ogni bellezza, opera non men ingegnosa che giocosa


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170. Descrizione della vita del Croce

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171. Descrittione del nobil palazzo posto nel conta’ di Bologna detto Tuscolano.

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172. Devote e pietose meditationi da farsi nel giorno della commemoratione de’ morti con le varie cerimonie usate anticamente da diverse nazioni nel dare sepoltura a i loro defunti.

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173. Dialoghi curiosi di Giulio Cesare Croce, cioè La moglie altiera ed il marito humile, Fra huomo e donna, Tripparo e Simona, Il sonator ed il mustazzo contraffatto, Tra Pantalone ed il Zani, E fra Pantalone, Isabella e Franceschina.

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174. Dialoghi piacevolissimi del Croce o la veglia piacevole del Croce dove si discorre di varie burle


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175. Dialogo di Ceccarello e Mattarello alla villanesca. Con due canzon alla napoletana, qual comincia Ahimè che non pensava di partirne, e l'altra, che fa in risposta la donna a l'amante.

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177. Dialogo fra madonna Pressia maestra da scuola e la Commoda sua discepola. Operetta fra tutte l'altre piacevolissima e di gran trattenimento. Di Giulio Cesare Croce.

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178. Dialogo galante fra una madre compassionevole e una figlia inferma per amor alla quale dopo aver esaminato minutamente il suo male porge il rimedio uguale alla sua infermità con farla sposa, del Croce

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179. Dialogo giubiloso et laude devotissima cantata fra un santo religioso e un devoto pellegrino sopra la S. Immagine della Madonna di San Luca nel suo ingresso nella città di Bologna, di G.C.C.

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180. Dialogo novo e non più sentito fra la Mantina et Giorgetto suo amante, sdrucciolo piacevole del Croce

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181. Dialogo piacevole fra un brentatore et un fornaro sopra il Mal Mattone nuovamente comparso in campagna, di Giulio Cesare Croce

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182. Dialogo lamentevole tra il Reno e Felsina, per la partita dell'illustrissimo et reverendissimo signore il signor Enrico Caettano, cardinale, di quella meritissimo legato


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183. Dialogo piacevolissimo fra gli due costumatissimi e ben creati Messer l’Asino e Messer Porco sopra l’abbondanza grande de’ meloni questo present’anno, dove s’intende la festa grande che essi fanno per la gran quantità di guscie overo scorzi che essi trovano per la strada, di Giulio Cesare Croce

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184. Diario pronosticale


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185. Le dieci allegrezze delle spose, opera piacevole e bella descritte in ottava rima da G.C.C.

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186. Diporto piacevole overo ridutto di recreatione nel quale si narra cento avvenimenti gratiosi occorsi a varie persone conchiusi e accordati con i fini di cento stanze del Furioso con la sua sentenza sotto ogni stanza, opera non meno ingegnosa che di gran trattenimento di Giulio Cesare dalla Croce

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187. La Discordia confusa. Dialoghi tre. Per la pace nuouamente fatta fra la Maestà Cattolica, ed il Chiarissimo Re di Francia.

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188. Discorsi brevi e facili sopra tutti i misterij del Santiss. Rosario con altre compositioni spirituali, composti ad istanza d’una Rever. Monaca del Corpus Domini

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189. Discorsi ed opinioni degl’huomini del mondo, fatti in questa Sedia vacante, circa chi debbia succedere nel nuovo Pontificato

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191. Discorso astronomico e piacevole di Giulio Cesare Croce quale ha in memoria Bartolomeo di Galeazzo fiorentino, figliuolo d’età d’anni sette

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192. Discorso piacevole in lode della corda

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193. Discorso piacevole sopra i debiti con una disputa bellissima qual sia maggior tormento l’essere inamorato overo haver deì debiti et un sogno molto galante sopra simile materia, tutte cose di grandissimo gusto di Giulio Cesare Croce

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194. Disgratia memorabile del Croce d’un cavallo tristo al possibile il quale gli hebbe a far rompere il collo più volte in un giorno nella strada di Modona dove mostra tutti gl’incomodi del mondo essere un piacere al rispetto d’uno che si trovi una strada cattiva con un cavallo stracco e magro sotto

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195. Disgratia d’una notte occorsa per seguitare una cortigiana


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197. Disgratia di Zambù come facendo l’amore con una donna essa lo fece bastonare


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198. Disgratia memorabile intervenuta al Croce in villa con suoi amici in venire a Bologna, ove nara le Disgratie a lui occorse, et il viaggio da lui fatto


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199. Disgratie del Zane narrate in un sonetto di diciasette linguaggi come giungendo ad un’hostaria alcuni banditi lo volsero ammazzare poi fattoli dar da cena, fa un contrasto con l’hoste, cosa bella e ridicolosa di Giulio Cesare Croce

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201. Disperata di un amante, che si dole che la sua donna si sia maritata in altro che in lui


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202. Disperata fatta da un amante a una cortigiana dove nara le sue malignità che usa

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203. Disperatione di Carnevale fallito nella sua partita di questa città, barcelletta piacevole nella quale s’intende il lamento grande che fa per la gran neve e le poche facende fatte in queste bande, di Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982, pagg. 215-222)
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204. Disprezzo che fa un amante contro ad amore in cui si persuadono gli amanti a fuggirlo perchè pochi Amori riescono con perfetta fine

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206. Disputa fra Cola e Arlichino sopra le lor prudezze, e l'incauto con il Tempo, operete piacevole del Croce.

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207. Dolore universale di tutta la Christianità per la morte di N.S. Papa Leone XI

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208. "Le Donne i Cavalier l'arme e gli amori..."

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209. Lamento di una giovane bolognese mal maritata, nell'aere della dridon

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211. Dono ddel Tebro al Rheno nelle nozze degli illustrissimi signori Piritheo Malvezzi e donna Beatrice Orsina.

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212. Dono over presente di varii e diversi capricci bizzarri mandato da un Humor fantastico di Fiera alla sua Dama, con il disegno d’una Spalliera in grottesco alla burchiellesca et un sonetto molto curioso nel fine, di Giulio Cesare dalla Croce

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215. Ducento enigmi piacevoli da indovinare, destinti in due sollazzevoli notte. Aggiuntovi altri sette sonetti per notte nel medesimo genere. Con le loro dichiarazioni nel fine. Trattenimento nobile per ogni spirito gentile e virtuoso. Di Giulio Cesare dalla Croce.
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216. Dui capitoli, uno in lode, l’altro in biasmo della prigione
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217. E' tanto tempo hormai tramutato sopra un amante affamato e una cuciniera
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218. L'eccellenza e trionfo del porco
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220. Echo artificioso e bizzarro del Croce, il quale mostrando trovarsi ne i favolosi Campi Elisi, piacevolmente scherzando, cerca intendere dal detto Echo quello che fanno quei Filosofi Antichi i quali sotto poetiche fintione dicono andare in simil parti ad abitare

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221. Esordio che fa il patrone al suo servitore Zanni esortandolo che vogli andare con lui alla guerra.

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222. Esortazione che fa una cattiva donna a una fanciulla onesta con la risposta di lei .

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223. Esortatione ed invito a tutti li prencipi christiani a prender l'armi per la difesa della Santa Fede Cattolica nelle occasioni che se li porgeranno, Di Giulio Cesare Croce.

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224. La Farinella, inganno piacevole, comedia nova, di Giulio Cesare Croce

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225. Favole ed historie d'huomini illustri, con le virtù e severità loro. Sonetto historico, poetico e sententioso.

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227. Il festino del Barba Bigo dalla Valle dove s’intende una festa di contadini nella quale si trovano a ballare molte putte e garzoni con il modo di dare i balli all’usanza contadinesca et in ultimo la gran questione successa tra dui villani su la detta festa per la quale ogni cosa va in conquasso, opera ridicolissima del Croce

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229. La Flippa combattuta per amor da due villani con la sentenza di lei con pigliar quello che ha più lungo il naso per suo marito, cosa ridicolissima e di gran spasso in lingua rustica, di Giulio Cesare Croce

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230. La Filippa da Calcara la qual va cercando da far bucate dove s’intende le gran prove che fa una valente lavandara

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231. Fioretto bellissimo di diverse metafore

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234I Freschi della villa dove si contengono barzellette canzoni, sdruccioli, disperate, grotteschi, bischicci, pedantesche, indovinelli, serenate, sonetti, gratianate, sestine e in ultimo un’echo molto galante, tutte cose piacevoli, composti dal già M. Giulio Cesare Croce,

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235. Frottola sopra la morte del Gran Turco et allegrezza de’ Christiani

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237. Gioco della sposa, opera nova e piacevole dove s’introduce una compagnia di Cavalieri e Dame in un ridutto a far de’ giochi ne’ quali si sentono molte argutie, motti, linguaggi, enimmi e altre cose piacevoli, di Giulio Cesare dalla Croce

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239. Gioco delli homini amanti e donne amate "Ogni spirto gentil ch’arda d’amor"

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240Il giocondo e florido convito fatto nelle sontuose nozze del rafano e della rapa, al quale intervengono di piante, fiori e frutti copiosissimo numero, con l'origine della carota e sue lodevoli virtù e qualità, opera curiosissima di Giulio Cesare Croce

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243. La girandola de’ cervelli, barzeletta curiosissima e di spasso
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001)

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235. La Girandola de’ pazzi nella quale si prova con ragione ch’ogni uomo tiene un ramo di pazzia

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245. Giubilo ed allegrezza del popolo di Bologna nella santa entrata della gloriosa Imagine della Madonna di san Luca dentro la Città di Bologna in queste Sante Triduane, con una parte de’ gran miracoli i quali ha mostrati in varij tempi a i suoi devoti servi secondo le croniche, di Giulio Cesare Croce, Bologna

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246. Giubilo universale per la gloriosissima entrata di N. Sig. Papa Clemente Ottavo nella città di Bologna, di Giulio Cesare Croce

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248. La gloria delle donne

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249. Le gloriosissime imprese dell’Arcangelo Gabrielle, poema del Già M. Giulio Cesare Croce, all’Illustrissimo Sig. e Padron Colendiss. il Signor Cesare Bianchetti

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250. La gran bravata del superbissimo gigante della fontana di piazza della nobilissima città di Bologna

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251. La gran crida fatta da Vergon della Sambuca per haver perso l'asino del suo patrone, Dove s'intende il gran viaggio fatto da lui per ritrovarlo. Cosa molto bella e piacevole da ridere di Giulio Cesare Croce

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252. I gran cridalesmi che si fanno in Bologna nelle pescarie tutta la Quaresima, cantate da Zambù de Val Brembana, in lingua nativa bolognese, di Giulio Cesare Croce

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253. La gran vittoria di Pedrolino contra il Dottor Gratiano per amor della bella Franceschina, opera dilettevole e di grandissima recreatione, di Giulio Cesare Croce

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254. Gratia a Dio, et Allegreza del Cristianesmo Per la pace fatta tra gli potentati cristiani

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255. Grandezza della povertà, opera morale di Giulio Cesare Croce

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256. La gravità e generosità del bue, descritta da Giulio Cesare Croce, dedicata alla dottissima Torre del Bò di Padova

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257. Guerra de’ Bolognesi e Quadernari

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258. Guerra del diritto e del roverso, con le ragioni proposte da l'una e l'altra parte

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258. Guerra di Diana e Venere per precedenza

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264. Horribil e tremenda baruffa fatta novamente fra due vecchie per una gatta, l’una chiamata Madonna Nicoletta e l’altra M. Filistrata dove si sente la confusione di quaranta persone che tutte vengono ferite e stroppiate nell’istessa pugna, di Giulio Cesare della Croce
(il testo è pubblicato anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982, pagg. 176-183)

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271. Indice universale della libreria e studio del Celebratissimo, Eccelentissimo, Eruditissimo e Plusquam Opulentissimo Arcidottor Gratian Furbson da Francolin, opera curiosa e utilissima per tutti i Professori delle Scienze Matematiche e per i studiosi delle opere bizzarre e capriciose raccolto per Mastro Aquedotto delle Sanguettole, riformatore della famosa hostaria del Chiù, di Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e Trionfo del Porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Edizioni Pendragon, 2006, pagg. 233-247)

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272. Indovinello nuovo dove si contiene diversi e varij soggetti da indovinare per trastullarsi in compagnia, cosa molto ridicolosa per dar piacere in ogni convito, di Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e Trionfo del Porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Edizioni Pendragon, 2006, pagg. 211-218)

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272. Indovinelli in dialogo, dove si contengono diversi e vari soggetti da indovinare

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274. Innamoramento di Giulio Cesare Croce, da lui medesimo composto in ottava rima, nel quale si contiene di bellissimi concetti, come vedrà il curioso lettore.

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278. L’intermedio sarà questo: duoi ninfe, Amarilli et Clori innamorate di Ergasto pastore et l’una non sapendo dell’amore dell’altra gli domanda se a sorte l’havesse visto et gli narra il tutto e così vengono alle mani insieme et in questo gionge il pastore et con bel modo le placa et le fa fare pace insieme.

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279. Invettiva ridicolosa che fa un romagnolo contro Selino Gran Turco, in lingua romagnola, di Giulio Cesare Croce

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283. Invito alla santa casa di Loreto

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284. Invito amorevole che fa il gigante della fontana di Bologna a tutti quelli che per non haver avuto soldi non hanno potuto empire le loro botti di vino quest’anno che vadino tutti a trarsi la sete alla sua cantina che essa ne dava volentieri

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286. Invito devoto a tutte l’anime fedeli a venire a honorare la Santa Coronatione della Gloriosa Madonna delle Mura delle Lame

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287. Invito generale che fa la campana grossa del Torrazzo a tutti gli artefici che debbino levarsi a buon’hora la mattina per andar a bottega se non voglion giostrare con l’appetito e combattere con la fame, opera di Giulio Cesare Croce

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288. Invito generale con l’ordine che hanno da tenere tutti i curiosi per veder segare la vecchia qual si farà giovedì sul mercato a hore 18 in circa di questo mese del presente anno, di Giulio Cesare dalla Croce

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289. Invito generale della illustre città di Bologna a tutte le province del mondo, ed in particolare alle più famose città d'Italia per la sperata venuta di sua Santità.

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290. Itinerario di un pellegrino incognito - Creanze de' villani.

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291. Lagrime del peccatore al Crocefisso, di Giulio Cesare Croce

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292Lamento che fa il Barba Polo per hauer perso la tognina sua Massara, doue narra le sue virtù, ad vna, ad vna. Barzelletta piaceuole, nouamente posta in luce da Giulio Cesare Croce

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293. Lamento de’ bevanti per la gran carestia del vino e delle castellate di questo anno, opera nova in dialogo
(il testo è pubblicato anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982)

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294. Lamento de' mietitori, li quali non potevano mietere il grano per la longa pioggia che è caduta il presente anno.
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295. Lamento de' poveretti i quali stanno a casa a pigione, e la convengono pagare.
(il testo è pubblicato, con alcune varianti minori e una grossa lacuna dopo il v. 60 anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982, pagg. 151-158)

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296. Lamento de' villani fatto da loro l'anno che andò il bando che si portassero tutti i schioppi alla monitione, cosa uscita fuora adesso. Del Croce

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298. Lamento dello Sgarzo da Budrio

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298. Lamento del Moro che fu appiccato a Ferrara

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L304. Lamento della povertà per l’estremo freddo del presente anno 1587
(il testo è pubblicato, con alcune varianti minori e una grossa lacuna dopo il v. 60 anche in Storie di vita popolare nelle canzoni di piazza di G.C. Croce, Fame fatica e mascherate nel '500, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 1982)

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305. Lagrimoso lamento della nobilissima torre di Parma per la caduta sua
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306. Lamento delli banditi per la morte di molti suoi capi & compagni. Con la loro distruttione, ed altre cose degne di memoria.

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308 Lamento di Bradamante cavato dal libro dell’Ariosto al suo canto, e tradotto in lingua bolognese, dal Già Giulio Cesare Croce

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311. Il lamento di Pontichino, ladro famoso, di Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli humori", ovvero "la gran pazzia" nelle opere di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, CLUEB, 2001, pagg. 240-250)

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313. Lamento di tutte le arti del mondo e di tutte le città e terre d’Italia per le poche facende che si fanno alla giornata non correndo quattrini, di Giulio Cesare Croce.

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315. Lamento di un amante che si duole che la sua amante si sia maritata.

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316. Lamento di un galant'huomo, il qual' havendo fatto una sicurtà per un suo amico, l'ha convenuto pagare, onde avvertisce ogn'uno a guardarsi di promettere per altrui. Opera non meno utile che dilettevole composta per Giulio Cesare Croce.

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319. Lamento di un villano che ha preso i piatoni.

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322. Lamento ed esclamazione fatta dal Duca di Birone avanti la sua morte.

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323. Lamento e morte di Manas ebreo.

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324. Lamento in morte di sua moglie.

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325. Lamento in morte del Cochi.

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337. Lamento quale ha fatto il Carotta e suoi compagni

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329. Lamento sopra la morte di M. Pietro da Palermo sicil. et di Madonna Giovanna sua consorte morta gravida et della Marina et Alessandro detto Cacamuschio lor figlioli, morti in istesso tempo, et sopra il resto della sua sconsolata famiglia, composto per G. C. C.

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331. Lassato over donativo che fa Maestro Martino a Catarinon, nella partita sua di Bologna per Fiorenza, con la vera canzone di Caterinon, fatta da Gratiano Scatolone da Bologna, per far pace con la sua innnamorata. Di Giulio Cesare Croce.

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332. Lode devotissima sopra il gran miracolo della gloriosa Vergine di San Luca nel far cessare subito le lunghe piogge e travagliati tempi di quest'anno 1589.

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335. Laude alla regina del Cielo, madre di gratia e di devotione

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339. Lettera mandata da Narciso alla più belli, vaghi e profumati giovani di questa città avvisandoli che non si debbano mascherare acciò non coprino la sua bellezza nè guastar la salda a i colori, a i ricci, a i mustachi e cetera

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340. Lettera portata nuovamente da Gianicco, Ambasciator del Freddo, a i poveretti, avvisandogli che l'inverno è per viaggio per venir a visitargli, e che stiano parati, che il mese di Novembre vuol far l'entrata. Composta per G.C. Croce

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343. La libraria, convito universale dove s’invita grandissimo numero di libri tanto antichi quanto moderni, ritratti tutti in un sonetto, opera non men utile che dilettevole di Giulio Cesare Croce. All’Illustrissimo e Reverendissimo Signore il Sig. Cardinale Radivil di Polonia Meritissimo Legato

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344. Livrea nobilissima del Croce nella occasione delle nozze del gran principe di Toscana, dove in vestire ed adornare i suoi paggi e staffieri si trova havere speso e spanto tanto, che non gli è restato nulla da vestire se stesso per andare a quelle nobilissime feste. Opera artificiosa e di molto spasso.

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345. Lode alla gloriosa, Verg. Maria, dipinta di S. Luca per ottenere la serenità e soccorso nelle presenti calamità

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347. Lodi a diversi

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351. Lodi delle pulite e leggiadre caldirane, nelle quali si descrive non meno le nobili qualità che produce l’onorato esercitio della seta, ma anco si narra molt’altre cose ad esso opportune e necessarie, et poi con gran ragione si laudano le belle caldirane a uguaglianza di tutte l’altre maestre di qualunque essercitio, opera di Giulio Ces. Croce.

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352. Lodi e biasmi da dire sopra le veglia nei tempi carnevaleschi per le donne

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353. Lotto festevole fatto in villa

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357. "Madre mia io sto sì male"

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361.La Mantina con la giunta et la sua risposta, nuovamente corretta e ristampata di Giulio Cesare Croce

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363.Maridazzo di molte sorti d’herbe fatto in un’insalata del mese di Maggio nel quale si vede l’ingegno di ciascuno nel maritarsi con una frottola d’alcuni innamorati che vanno vendento salata

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364.Mascherata di bergamaschi

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365.Mascherate piacevolissime

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372. Molino delle chiacchiere overo Battibecco de gli schioccanti, compagnia nova dove s’invita tutti coloro i quali lassando i propri fatti si prendono spasso di canzonar d’altrui e piantar carote a piena mano

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373. Il mondo alla roversa dove con una minutissima ricercata sopra le attioni humani si viene a dimostrare in che stato hoggi sia ridotta la povera virtù, opera morale di Giulio Cesare dalla Croce

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375. Motti arguti et piacevoli da dirsi su i Festini e nelle Veglie in tempo di Carnovale et in altri tempi allegri

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376. Motti con imprese ridicole per la ventura ne’ ceppi e veglie che s’usano per le feste di Natale

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377. Napolitana sopra la bellezza d'una Dama di 69. Anni

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380. Nel tempo che la luna buratava, operetta bellissima dove s’intendono alcune stantie ridicolose con la tramutatione di quelle, di Giulio Cesare Croce

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381. "Nel Tempo che parlavano i franguelli..."

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p style="margin-bottom: 0cm">382. Nobiltà dei coglioni e difesa loro

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383. La Nobiltà del Gobbino da Gubbio, opera nova, piacevole e ridicolosa nella quale si tratta de gli onorati essercitij ch’egli usava nell’andar vagando il mondo e altre opere degne di sua vita, composta per Giulio Cesare Croce

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384. La nobiltà e trofei de l'asino, opera dilettevole e curiosa, data in luce da Giulio Cesare Croce

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386. Nomi delle casate nobili ed ignobili della città di Ferrara

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393. Nozze dell'aglio e della cipolla

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394. Le nozze del Zane, in lingua bergamasca, nella quale si vedono sedici linguaggi tutti differenti

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395. Nozze della Michelina dal Vergato in Sandrello da Monte Budello con il pasto rusticano fatto a tutti i parenti ed amici e gli ordini del banchetto, vivande, tratenimenti ed altre cose belle da intendere in lingua rustica del nostro contado, di Giulio Cesare Croce

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396. Le Nozze di M. Trivello Foranti e di Madonna Lesine de gli Appuntati, commedia di Giulio Cesare Croce

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398. Nuova tramutatione di E tanto tempo hormai

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403. "Ogn’un mi dice: lascia il tuo pensiero" terzetti e canzonetta sopra a lasciare o seguire amore

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405. Opera nova dove intenderete una cavalcata di varij lenguazi per consolare i spiriti gentili, dispensata dal vostro Tabarin Canaia

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406. "Ogn’un mi dice: lascia il tuo pensiero" terzetti e canzonetta sopra a lasciare o seguire amore

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407. Il maridazzo della bella Brunettina. Con un sonetto sopra l'aglio

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411. Oratione devotissima et contemplativa per quelli che vanno adorare gli Santi Sepolchri, la Settimana Santa, composta per G.C.C.

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412. Otave morali, essemplare e ridicolose di G.C.C. cioè sopra la victoria e la pace, Imagine dell’ira, Ignoranza, Giovine nobile, Giovane nobile, Fede del marito e della moglie, Ambitione della donna vana, Per l’ingratitudine, Ruffiana bastonata, Barca di Topinò, Questione delle pulci e la vecchia che si spulicava,

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413. Ottave alla roversa

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413. Ottave morali sopra varij capriccij cantate dal Croce in un convito di Cavalieri e dame nella città di Mantova

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416. Ottave spirituali sopra li quindici misteri del santo Rosario

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417. Ottave sopra A cas un giorno curiose e morali

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418. Palazzo fantastico e bizzarro del Croce, per dare ricetto a tutti i miseri, afflitti, falliti, frusti, consumati e mal condutti. Con l'arguta risposta fattagli dall'architetto sopra tal disegno. Capriccio curioso e novo.

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419. Pantaloni innamorati, i quali narrano il loro amore

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420. Parentado del ponte di Reno nella Torre de gl'Asinelli, dove s'invitano alla festa tutte le cose più famose d'Italia, con tutte le strade di Bologna, e si fanno banchetti, trattenimenti, giostre e mille cose piacevoli e ridicolose. Di Giulio Cesare Croce.

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421. Parentado piacevole di due fratelli con due sorelle

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422. I parenti godevoli

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423. Il parlamento de' gl'animali ed altre cose insensibili che parlano. Capriccio ridicolissimo del Croce.

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428. Per il ritratto della città di Bologna, di Giulio Cesare Croce

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429. Per la partita della Madonna di San Luca e ritorno di quella al sacro suo tempio le reverende madri del monte della guardia, opera fruttuosa del già M. Giulio Cesare Croce, non più stampata

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430. Per le cortegiane che vanno in maschera il Carnevale opera non più veduta dell’Humorista Accademico secreto dedicato all’Archipotentissimo Monarca del Mare Nettuno et honorabilissimo decoro della Piazza di Bologna il Gigante

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431. "Per tanto voi n'andate"

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432. "Perché non mi è tanta lingua concessa"

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433. "Perché se farà dal cias"

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436. Pianto sopra l’immatura morte dell’illustre et strenuo colonello il Sig.Conte Fabio Pepoli

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437. La pidocchia ostinata canzone nuova di Giulio Cesare Croce nella quale si descrive un ridicoloso soggetto di un’ostinata moglie che piutosto acconsentì di lasciarsi annegare in un pozzo che mai chiamare per proprio nome suo marito

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441. Prego divoto al signor Gesù Cristo per tutti quelli che vanno alle orazioni delle quarant'ore e sepolcri della Settimana Santa

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443. Presente di un cadinelo che fa un contadino alla Togna

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448. Processo overo esamine di Carnevale nel quale s’intendono tutti gl’inganni, astutie, capriccij, bizarie, viluppi, intrichi, inventioni, novità, sottilità, scioccherie, grillarie... etc. ch’egli ha fatto quest’anno nella nostra Città con la sententia a bando contro lui formata, composto per Giulio Cesare Croce, per spasso delle maschere in questi pochi giorni di Carnevale,

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449. Pronostico, almanacco taccuino overo babuino sopra l’anno che ha da venire; calcolato al meridiano d’Italia, città di Mattelica per il dottiss. E plusquam ingegnosissimo Astrologo, mastro Braga Bollita dalle Calzette, di Giulio cesare Croce,
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e Trionfo del Porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Edizioni Pendragon, 2006, pagg. 95-107)

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450. Pronostico et Almanacco stupendo e maraviglioso sopra l’anno presente calcolato dall’eccellente Astrologo e Professore dell’Arte Indovinatoria,Mastro Filidente dalle Rocche dedicato a Ceccobimbo Pentolaio nel quale s’intendono i strani avisi da diverse parti del mondo, cose notabilissime e degne di essere intese, opera del Già Giulio Cesare Croce
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e Trionfo del Porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Edizioni Pendragon, 2006, pagg. 109-127), con in appendice anche gli avvisi presenti nel testo manoscritto ed espunti nella versione a stampa).

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451. Pronostico o Giudizio astronomico sopra l’anno 1608 calcolato al Meridiano di Stroncisvalle

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452. Pronostico ovvero taccuino sopra l'anno passato del famosissimo professore dell'arte indovinatoria M. Grillo Cantante, medico della regina di Coppe, nel quale s'intendono i stravaganti casi e prodigiosi accidenti occorsi in varie città d'Italia

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453. Pronostico perpetuo et infallibile, composto per l’Eccell. Astrologo detto il Capriccioso, Mattematico, Filosofo, Indovino, Architetto e Accademico intitolato al Capriccio dove s’intende delle quattro stagioni dell’anno: primavera, estate, autunno e inverno, degli stati de’ Prencipi, di guerre, di malattie, delle rivolutioni, de’ raccolti e di ciò che succederà il presente anno, di G.C.C.

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454. Pronostico perpetuo sopra l’Anno presente, calcolato al Meridiano della Fiera d’Agosto, ad instanza del mese di Settembre; Alli 25, dell’Estate, all’incontro de i Salcizzoni da Bologna, si vende, come si troua, a dui soldi il boccale. Dato di nuouo in luce per me Dottor Gratiano Pagliarizzo da Bologna.

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455. Proposte e risposte fatte fra huomini e donne, operette curiose di Giulio Cesare Croce.

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457. Questione di varii linguaggi dove s’intende le ragioni allegate da diversi galant’huomini corsi a questo rumore per farli far la pace e finalmente come un todesco gli accorda con patto d’andar tutti insieme all’hosteria,

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458. Questione importantissima fatta da due valorose donne bolognese, una chiamata per nome madonna Filippa e l'altra madonna Sabadina, per causa d'un buonissimo cappone,

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459. Questione e grandissimo combattimento di due donne per una gallina persa dove vi concorse mille e quattrocento e quarantacinque donne, una vecchia rimase quasi morta per tanti pugni che li toccò

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460. "Questo popolo divoto..."

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461. Il ragionamento che fa il padre alla Togna per darli marito con il testamento che fa un contadino, qual è morto perchè la Togna non l’ha voluto per marito per esser vecchio

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462.

461. Ragionamento tra la zia Niclosa e la Isabella filiera sopra la neve che è venuta dal cielo quest’anno

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468.

461. Reno e Felsina dialogo mesto per la partenza dell’Illmo et Revmo Mons or Oratio Spinola, arcivescovo di Genova e di Bologna amatissimo vice-legato

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469. Ricercata gentilissima delle bellezze del Furioso del quale pigliando i capi di tutti i canti e aggiungendoli altri versi delle stanze di quello a guisa di centone vi si vengono a scoprire i più notabili concetti che in esso gentilissimo poema si contengono, del Croce

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470.

461. Ridicolosa canzonetta dove s'intende le ruine fracassi questioni stridi, e malignità usate fra le suocere e le nore

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471. Rime compassionevoli d’uno amante appassionato il quale ne’ l grande amore ch’egli porta alla sua Signora non può mangiare, nè bere, quando non si trova avere di che

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472. Rime compassionevoli e devote sopra la passione morte e resurretione del N. Sig. Giesù Christo

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475. Rime nella morte dell’Illustriss. et Eccellentissimo Signor Marchese Pino Malvezzi, Senator di Bologna, Capitano d’huomini d’arme nel regno di Napoli et del Consiglio Secreto di Sua Maestà Cattolica nello Stato di Milano

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478. Riprensione severa fatta della Morte ad un giovane mascherato dove gli dimostra in qual pericolo si troverebbe uno che fosse sopragiunto dalla Morte mentre egli havesse la maschera al volto, con la risposta del detto giovane e pentimento suo

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479. Risposta della Togna ad un certo vecchio che la voleva per moglie

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480. Rissa tremenda fra Mardachai e Badanai, con il festino, colatione e musica fatta da loro in segno di pace

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481. Romanzina di linguaggi

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483. La Rossa dal Vergato, la quale cerca patrone in Bologna, dove s'intende tutto quello che sa fare una buona massara, cosa molto ridicolosa e di gran spasso.

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489. Satira A.F.Z.M.

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490. Sbandimento, esamine e processo del fraudolente, insolente e prodigo Carnevale, con la rinuncia ch'ei fa avanti che faccia partenza di questi nostri paesi, il qual è bandito per un anno, e secondo che parerà a i suoi maggiori
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e trionfo del porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Pendragon, 2006).

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491. Sopra la nobilissima insegna dei signori Pepoli

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492. Scala quadragesimale sopra tutt’i giorni di Quaresima fin al terzo di Pascha, opera divota per l’anima christiana di Giulio Cesare dalla Croce

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493. Scaramuccia grandissima occorsa nuovamente nella città d'Ancona fra due hebrei per un'ocha, dove fra morti e feriti uno è rstato guercio e l'altro senza naso.

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494. La scatola historiata donata da un Cavaliere alla sua Dama

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495. La Scavezzaria del Barba Plin da Luvolè dove si sentono varii detti piacevoli alla contadinesca con il lamento di Sabadin il quale per haver mangiato un catin de sughi di 12 scodelle e 10 pezzi di torta è quasi crepato

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496. Scelta artificiosa di settecento cognomi delle famiglie di Bologna, i quali al loro senso appropriati, dimostrano le innumerabili commodità e grandezze di essa felicissima città

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497. Scherzi overo motti giocosi sopra l’appresentarsi mazzuoli di fiori, frutti, erbe, frondi, piante, animali, oro, gemme e altri nobili favori fra gli amanti di honesto amore innamorati

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498. Sclamazione del Croce a un suo amico, dolendosi che non è prezzata la poesia e che per essa si deve andar a male

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500. "Se tu trovi la villanella"

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502. Secreti di medicina mirabilissimi del poco eccellente e tutto ignorante, il Dottor Braghetton, filosofo da tartufi, astrologo da boccali, e sopraintendente de’ bussolotti della mostarda cremonese

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503. Secriet da Gratian Scatlon

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504. Secreti medicinali del dottor Gratian, cancone per la perdita della sua massara, sonetto nelle nozze d'Havesti cava' il core con la figlia di Sier Va t'annega, Villanella di una vedova che li spiaceva dormir sola, con un lotto fatto d'amore di quattro Grazie.

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504. Selva di esperienza, nella quale si sentono mille e tanti proverbi, provati ed esperimentati dai nostri antichi

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509. Sermoncino breve e devoto per i fanciulli da recitare la sera di Natale

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512. La Simona dalla Sambucha, la quale va cercando da filare in Bologna, dove si sentono le gagliardisie di cinquanta filiere, con i loro nomi e cognomi in lingua rustica

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513. Smergolamento over piantuorii che fa’ la Zea Tadia del Barba Salvestr da Tignan quando Sandron suo figliuolo andò alla guerra l’altro dí, con le parole consolatorie della Nastasia Scarpellada sua vicina, in lingua rustica del nostro paese del Croce

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514. Sogni fantastichi della notte, opera nuova e curiosa, nella quale si vede quante strane chimere e bizarre fantasie s’appresentano al nostro intelletto mentre che si dorme, di Giulio Cesare dalla Croce

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515. Sogno del Zambù, in lingua bergamasca, descritto in un sonetto di molti linguaggi.

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516. Sogno del Zagn all’Inferno nel quale si narra tutte le cose stupende che colà vide, opera curiosa del Croce

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517. La solenne e trionfante entrata dello squaquaratissimo, e sloffegiantissimo Signor Carneuale in questa Città. Con tutti i Baroni, e personaggi grandi, ch’egli conduce con lui, ed i trattenimenti suoi, ed altre cose, da recitarsi una sera s’un festino.
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e trionfo del porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Pendragon, 2006)

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518. Il solennissimo trionfo dell'Abbondanza, per la sua felicissima entrata nella città di Bologna, il dì primo d'Agosto 1597, con l'amaro pianto che fa la Carestia nella dolorosa sua partita, in dialogo.

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519. La sollecita e studiosa accademia de' golosi, nella quale s'intendono tutte le loro leccardissime scienze. Con un compendio di tutti i buoni bocconi e vini che sono compartiti in tutte le città del mondo, e gl'inventori del cucinare esse vivande

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521. Sonetto sopra il piantar carote

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522. Sopra la nobilissima arma degli illustrissimi signori Malvezzi

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524. Sotterranea confusione, ovvero tragedia sopra la morte di Sinam Bassà, famoso capitano de’ Turchi

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527. La sposa contenta, barcelletta piacevole

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527. Sposalizio della modesta

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531. Stanze dell'Ariost tramutade, per el Dottor Partesana da Francolin, in lingua graziana. Con una villanella, due secreti medicinali e due canzoni della Simona.

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532. Stanze in lode del flauto

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533. Stanze in lode della Togna fatte d aun contadino suo amante

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534. Stanze in lode delle virtuosissime et honestissime Damigelle Siciliane et di tutta la loro Honoratiss. Compagnia

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536. Stanze in morte di Carlino, mio figliolo

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537. Stanze lamentevoli sopra il doloroso caso intervenuto in giostra fra gli molto Ill.ri SS. ri Conte Andalò Bentivoglio et Ottavio Ruini in Bologna, il dì ultimo di Genaio 1590

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538. Stanze morali per chi si diletta di stare presso la marina overo godere la montagna, selve e boschi

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539. Stanze nel nobilissimo torneo fatto per le felicissime nozze de gli illustri Signori, il Signor Piriteo Malvezzi et Sig. Donna Beatrice Orsini

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541. Stanze sopra la morte del re di Spagna Filippo I

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546. Stravaganze del tempo presente con un vestimento alla arabesca dell’autore per questa vernata

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547. La strazzosa et molto meschina compagnia del Mantellaccio, nuovamente venuta in uso e non più veduta se non adesso

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549. Le tanaglie da doperarsi insieme con la Lesina dove si tratta di grandissima utilità e honore, guadagno e consolatione che tranno tutte l’arti del mondo e la città insieme che seguitano la sottilissima Compagnia della Lesina, tirato in barzelletta di Giulio Cesare Croce

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551. Tartuffo, nuova comedia boschererezza piacevolissima

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552. Terzetti spirituali e morali da ventura, come s'usa in Bologna per le feste di Natale.

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553. Terzetti del Croce al Vecchi.

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554. Terzetti ovvero motti piacevoli

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556. Testament de Gratian Scatlon

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557. Testament de Zan alla bergamasca

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559. Il testamento di M. Lattantio Mescolotti, cittadino del Mondo, opera nuova in ottava rima apertinente a tutti quelli che desiderano di hereditare, di Giulio Cesare Croce

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561. Testamento di Marchion Pettola nel partirsi da Bologna dove lascia herede la sua zoppa d’ogni cosa del suo con la risposta della zoppa

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566. Testamento ridicoloso d’un contadino del Ferrarese, il qual è morto a i dì passati per haver mangiato troppo fichi, in lingua rustica del suo paese

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567. La tibia dal barba Pol della Livradga, datta dal caval, dov s’intend al numer del putt e di ragazzun ch’ien stà aidar a battr al furment in s'l'ara e far al paiar e tutt quel ch’a’usa d’far da i cuntadin quand’i battn al furment, ditta in tal so linguaz

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572. Tragedia in commedia fra i bocconi da grasso e quei da magro la sera di Carnevale. Con il lamento del Carnevale, dolendosi della Quaresima, che li sia sopragiunta così presto, e la risposta di lei contro al Carnevale. Capriccio galante del Croce.

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575. Il Tre, operetta dilettevole nella quale si mostra quante cose si contengono sotto il numero trinario con altre cosette belle e da spasso

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576. "Trema l'abisso, e con doglie infinite..." e "Non fugge sì il falcon..."

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577. La tremenda e spaventevole compagnia de’ Tagliacantoni overo Scapigliati,

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578. Le tremende bravate fatte dal Gobbo Nan, contra coloro che vanno cridando per Milano: "Quam quam, hastu visto lo Gobbo Nan",

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579. Le Tremende bravure del capitano Belerofonte, scarabombardone, da Rocca di Ferro, trattenimento piacevole in dialogo,

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580. Le tremendissime et arcistupende prove del grandissimo gigante Scarmigliato, opera nobile e curiosissima a intendere,

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581. Il tremendo fracasso et la terribil ruina successa fra due vecchie per un’olla rotta nello sbaragliare i strazzi da una casa all’altra. Dove oltre l’esersi pesto il mostaccio, ammaccato gli occhi, si sono spezzati piatti, scudelle, pignate, orinali, fiaschi, bicchieri, ed altre sorte tattare, con i viluppi di venticinque altre persone, tra Facchini, e filiere; che sono stati ad ammezzare.

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583. I trionfi fatti nel dottorato di Marchion Pettola con le sue sottili e stravaganti conclusioni et le dispute di molti dottori, cose da far smassellare i ricchi dalle risa e crepare i poveri dalla fame

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584. Il trionfo de’ poltroni, opera piacevole con due mattinate bellissime e alcune canzoni napolitane nuove, belle e sententiose

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585. L'uccelliera d'amore, dove si vede quante sorti di uccelli v'inciampino ogn'hora dentro, e con quanto artificio siano tesi i legacci dalle sagaci uccellatrici di quelli, per tirarli sotto le reti loro; con un capitolo sopra detta uccelliera cavato dal principio di tutti i canti dell'Ariosto

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586. Utrom del dottore Cratiano Partesana da Francolino. Con le Quattro stagioni & altro.

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587. "V'adoro o Salvatore..."

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588. Vanto del Zani, dove lui narra molte segnalate prove che lui h fatto nel magnar

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589. Vanto di dui villani cioè Sandron e Burtlin sopra l’astutie tenute da essi nel vendere le castellate quest’anno, cosa bella da ridere

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590. Vanto ridicoloso del Trematerra

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592. La vecchia rimbambita dialogo piacevolissimo dove so vede la gran semplicità d’una vecchia sorda innamorata e l’adulatione d’una serva trincata e malitiosa

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593. Veglia carnevalesca del Croce nella quale s’introducono un bellissimo drapello di cavallieri e di dame a danzare et si sentono varij linguaggi e canzoni et in ultimo una bella Mascherata d’ortolane che vendono del latte, opera nova, bella e di grandissimo spasso,

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594. I venti humori overo cervelli delle donne appropriati a venti genij e epitetti loro dove si può vedere chi è ben maritato o no.
(il testo è pubblicato anche in "Varii al mondo son gli umori", "la gran pazzia" nelle poesie di Giulio Cesare Croce, a cura di Monique Rouch, Bologna, Editrice CLUEB, 2001)

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596. La vera historia della piacevoliss. Festa della Porchetta che si fa ogn’anno in Bologna, il giorno di S. Bartolomeo, di Giulio Cesare dalla Croce, Ag’Illustrissimi Signori Confaloniere et Antiani della Città di Bologna

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597. La Vera regola per mantenersi magro con pochissima spesa, scritta da M. Spilorcione de’ Stitichi, correttore della mobilissima Compagnia della Lesina, a M. Agocchion Spontato suo compare, opera utilis. per tutti coloro che patiscono strettezza di borsa

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598. Al ver tesor d'sanità, nel qual si contien assa' secriet per sanar tutti mal che possino intravegnir alle persone. COn un testament del duttor Gratian Scatlon e ciert altr sunit.

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599. Il vero e pretioso tesoro di sanità del Dottor Gratiano Francolinensis nel quale si contengono secreti mirabili e stupendi per sanare quanti mali possono venire alle persone e stroppiare quanti sani si trovano al mondo

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600. "Vi saluto anima mia..."

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605. Viaggio fatto dal Croce in cercare la discrezione, ove si narra li strani accidenti e noiose fatiche che si prova andando per il mondo con pochi denari

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607. Viluppi, intrichi, rumori e fracassi non mai più uditi li quali si fanno nella città di Bologna per il grandissimo profluvio di neve che è venuta sopra la terra quest’anno 1608, descritti dal Croce in lingua nostrana

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612. "Vidi una massarina / Un giorno a far l'amor..."

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614. Vita di San Tommaso apostolo

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618. Vita, gesti e costumi di Giandiluvio da Trippaldo, arcingordissimo mangiatore e diluviatore del mondo

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621. XYZ - Conclusiones mathematicae, medicinae, ars poeticae e musicae vulgariter e grossolaniter disputate dal molto Goffo e Tutto Ignorante Mes. Boccale Tracananti Monteflasconensis a domino Grugno Gorgato Porcelo dicete, operetta piacevole
(il testo è pubblicato anche in L'Eccellenza e trionfo del porco e altre opere in prosa, a cura di Monique Rouch, Bologna, Pendragon, 2006)

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